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martedì, 25 Gennaio 2022

L’energia green: vantaggi e svantaggi delle alternative ai combustibili fossili

A dieci anni dall' incidente di Fukuscima l’importanza cruciale di trovare alternative valide ai combustibili fossili che ha portato alcuni studiosi a riconsiderare il nucleare come alternativa vincente

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L’energia, gli sprechi  e le strade alternative sono tutti temi importantissimi da affrontare quando si parla di ambiente.

Prendersi  cura dell’ambiente, infatti,  vuol dire riconsiderare i propri gesti quotidiani rendendoli sostenibili in tutto e per tutto.

La sostenibilità, non solo intesa dal punto ambientale, è un argomento cruciale per pensare ad un mondo migliore, privo di disuguaglianze e volto alla salvezza del pianeta e di tutti i suoi abitanti.

È proprio questo il motivo per il quale gli stati membri dell’Onu hanno deciso di sottoscrivere l’Agenda 2030.

In questo accordo tutti gli stati si sono impegnati a raggiungere entro il 2030 alcuni obbiettivi di sostenibilità sociale, economica e ambientale.

Nell’ambito dell’aspetto ambientale dell’Agenda uno degli obbiettivi da raggiungere riguarda la possibilità che in ogni parte del mondo si abbia la possibilità di accedere a risorse energetiche tali da garantire uno stile di vita degno, che quest’energia abbia costi sostenibili e che in qualche modo possa anche essere  rispettosa per l’ambiente.

La questione è, tuttavia, controversa. Se è vero che sono tantissimi i paesi in via di sviluppo che non godono neanche dei minimi servizi energetici e che non hanno la capacità economica di accedere alle fonti energetiche richieste, è altrettanto vero che i paesi sviluppati ne consumano in quantità nettamente superiori rispetto al minimo richiesto, anzi sarebbe meglio definire spreco di energia molti dei comportamenti  messi in opera dai paesi maggiormente industrializzati.

Questo spreco, così come in ogni ambito, equivale a un danno per l’ambiente. L’utilizzo eccessivo delle energia, infatti, crea senza dubbio un surplus di emissioni in atmosfera che vanno ad incidere sul naturale effetto serra, con tutte le note conseguenze sul clima.

Parlando in numeri, possiamo affermare con certezza che il 30% delle emissioni totali derivi dall’elettricità.

In passato le uniche fonti di energia conosciute erano quelle comunemente definite non rinnovabili, derivanti  da fonti fossili, parliamo per intenderci del carbone prima e del petrolio poi.

Da diversi anni però la rotta è cambiata e si lavora per garantire l’uso di forme energetiche pulite e rinnovabili, ma quali sono queste fonti di energia?

L’Energia  Solare

Alla base dell’ idea di utilizzare l’energia solare c’è senza alcun dubbio il fatto che essa sia inesauribile, pulita e dunque a basso impatto ambientale.

Dalla radiazione solare si può ottenere non solo energia elettrica ma anche energia termica. Vediamo come.

L’energia solare può essere utilizzata per generare calore e produrre acqua calda oppure per produrre elettricità, nel primo caso di parla di impianti fotovoltaici mentre nel secondo si tratta di solare termico.

Le principali tecnologie rinnovabili che consentono di sfruttare l’energia proveniente dai raggi solari sono: il panello solare termico, il pannello fotovoltaico, il pannello solare a concentrazione.

Tuttavia, se sono notevoli i vantaggi sia economici che ambientali che derivano dall’utilizzo di questa fonte di energia ha anche alcuni svantaggi che non possono essere dimenticati, in primo luogo un impianto solare può in alcuni casi risultare poco pratico e scomodo da installare a causa di spazi ridotti e nel caso di un impianto comune è necessario che tutte le persone che ne usufruiranno siano d’accordo con l’istallazione. In secondo luogo è da considerarsi che non sempre l’impianto sia in grado di dare energia con continuità, in quanto legati ai fattori atmosferici per questo motivo richiederanno sempre l’appoggio anche ad una rete elettrica nazionale.

Energia eolica

Questo tipo di energia sfrutta la forza cinetica del vento per trasformarla in energia elettrica.

Le apparecchiature con cui si sfrutta la forza del vento oggi sono invece chiamate aerogeneratori, composti da una turbina eolica in cima ad una torre di sostegno ed un generatore elettrico che funziona esattamente con lo stesso principio dei mulini a vento.

Come funzionano le pale eoliche e in che modo riescono a convertire l’energia cinetica nella produzione elettrica?

I moderni impianti eolici si compongono di due parti una meccanica, denominata pala, che segue il movimento del vento, ed una elettromagnetica, chiamata generatore, che ne trasforma il moto rotatorio in elettricità.

Le pale eoliche, che compongono questo sistema definito aerogeneratore, mantengono lo stesso meccanismo di funzionamento dei mulini a vento ovvero sfruttano la forza del vento e la sua energia cinetica per convertire l’energia eolica in energia elettrica.

Più in particolare, le pale eoliche, grazie alla forza del vento, ruotano e producono energia cinetica che viene immediatamente trasferita ad un rotore ad esse collegate. Questo, a sua volta, trasmette l’energia meccanica di rotazione all’albero che le sorregge e quindi al generatore, che la trasformerà in energia elettrica.

Anche in questo caso abbiamo però sia dei vantaggi che degli svantaggi derivanti dall’utilizzo di questa fonte di energia.

Sicuramente è una fonte di energia pulita e sostenibile e soprattutto rinnovabile, inoltre i costi iniziali sono rapidamente ammortizzabili e questo la rende vantaggiosa anche sotto l’aspetto economico. Tuttavia  questo tipo di impianti rappresenta un problema dal punto di vista paesaggistico e spesso causa problemi di inquinamento acustico nelle zone limitrofe a quelli che comunemente vengono definiti parchi eolici.

L’utilizzo di energie derivanti da fonti rinnovabili è un passo importantissimo per il futuro  del pianeta,  tuttavia alcuni esponenti della comunità scientifica ritengono che per raggiungere gli obbiettivi energetici prefissati nell’Agenda 2030 sia necessario ricorrere all’energia nucleare.

L’energia nucleare garantisce una stabilità delle reti elettriche che difficilmente altri fonti rinnovabili riescono a offrire, e permette inoltre di ridurre la dipendenza di un dato paese dalle importazioni energetiche necessarie per soddisfare il proprio fabbisogno energetico.

Questo particolare tipo di energia non è però ben visto da tutti. In primis perché resta da chiarire in che modo le scorie derivanti dall’utilizzo di centrali nucleari come e dove andrebbero correttamente smaltite e poi per i tristemente famosi disastri ambientali ad esso associati.

Per citarne due dei più tragici abbiamo sicuramente Chernobyl (Unione Sovietica, 1986) che è, in assoluto, l’incidente di cui si abbia notizia. Il surriscaldamento provocò la fusione del nucleo del reattore e l’esplosione del vapore radioattivo. Si levò al cielo una nube pari a 12.000.000 di TBq (terabequerel) di materiale radioattivo disperso nell’aria. Morirono nell’incidente 30 persone , nell’immediato e altre 2.500 nel periodo successivo per malattie e cause tumorali.

E poi c’è il relativamente più recente disastro di Fukushima ( Giappone, 2011) . L’incidente fu provocato da due eventi naturali, un terremoto e un successivo maremoto. Con il terremoto saltò l’energia elettrica al sistema che garantiva il raffreddamento ai reattori. Entrò regolarmente in funzione il generatore di corrente della centrale. I reattori furono spenti ma richiedevano comunque un periodo di tempo di raffreddamento per contenere il calore del decadimento radioattivo. L’arrivo dell’onda dello tsunami spense il generatore di corrente. Tra il 12 e il 15 marzo si verificarono quattro esplosioni con fuoriuscita di enormi quantità di idrogeno radioattivo.

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