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Onda rosa in California: perchè il mare si colora?

Un’ eccezionale fenomeno ha interessato in questi giorni la laguna “Los Peñasquitos”  nella Natural Reserve della California Meridionale, una meravigliosa onda rosa.

Niente paura, nessun disastro ambientale, né tantomeno un’ alterazione del colore del mare dovuta all’inquinamento. Anche perché la zona in questione è sotto una fortissima tutelata grazie all’elevata presenza di biodiversità.

Si tratta in realtà di una trovata scientifica dagli scopi molto nobili e che nulla ha di impattante, il colorane infatti utilizzato per la sperimentazione è assolutamente atossico.

Gli scienziati della Scripps Institution of Oceanography dell’Università della California e dell’Università di Washington, all’ interno del progetto Plumes in Nearshore Conditions (sigla PiNC) hanno rilasciato nell’oceano questo particolare colorante.

La prima onda rosa è del 20 gennaio, l’operazione poi è stata ripetuta alla fine del mese e agli inizi di febbraio. 

Onda rosa in California: ecco perché

Lo scopo di questa particolare ricerca è quello di studiare l’interazione tra l’acqua dolce del fiume e quella dell’Oceano Pacifico, precisamente nella zona dell’estuario, qui infatti è dove i due flussi si incontrano e interagiscono.

Sebbene sia chiarissimo cosa accada a causa dei cunei salini nelle acque dolci, dovuti alla risalita delle acque salate nei corsi d’acqua durante i periodi di siccità, non si conosce bene l’interazione tra i flussi d’acqua dolce ,che sono caldi e leggeri ,con l’acqua marina  che al contrario e più densa e fredda, quando si incontrano negli estuari.

Questo incontro è tuttavia utile per fonie acqua dolce, è giusto, quindi, studiare tale processo.

Per monitorare il percorso del colorante, i ricercatori hanno utilizzato diversi strumenti inclusi droni, sensori attaccati a pali infilati nella sabbia e una moto d’acqua dotata di un fluorimetro – un apparecchio che misura la fluorescenza o la luce emessa dalla tinta. Sul fondale marino, invece, diversi sensori e ormeggi monitorano le correnti oceaniche e altre condizioni come l’altezza delle onde, le maree, la salinità e la temperatura dell’acqua.

I risultati dello studio forniranno dati fondamentali per quantificare la diffusione di sedimenti, sostanze inquinanti, larve e altri materiali nelle acque costiere.

Certo come sempre la comunità scientifica è pronta a soluzioni anche poco comuni per giungere a soluzioni importanti, sta volta è stata quella di colorare l’oceano.