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Castello feudale di Caivano, pezzi di Medioevo campano

Il Castello feudale di Caivano, a nord di Napoli  è un mistero alla pari delle origini dell’onomastica del luogo che lo ospita.

Dalle prime ricostruzioni il castello feudale sarebbe sorto dal rimaneggiamento di un edificio romano ubicato nel collegamento viario tra Atella e Acerra.

A lungo il castello sarebbe stato soggetto al possesso, specificatamente in età longobarda da Pandolfo di Capua, all’autorità di Sant’Arcangelo, fino a conseguire autonomia in epoca angioina.

Il territorio incastellato durante l’epoca normanna vide la fioritura di Aversa e maggior resistenza del governo ducale di Napoli, fino alla definitiva annessione di Caivano tra XII e XIII sec. al feudo aversano.

Come documentato da fonti angoina, i primi possessori del castello feudale di Caivano sottolinearono il distacco seguitone al territorio di Sant’Arcangelo in età angiona pienamente realizzatosi.

Nel Repertorio angioino primo nome che risalta è Mustarola Antiquini, seguito dal nobile napoletano Bartolomeo Siginolfo che governò l’area per conto della casa d’Angiò.

Il Siginolfo aveva preso parte alle lotte come vassallo del duca di Calabria e Sicilia, al fianco di Carlo II d’Angiò  contro Federico d’Aragona per il dominio della Trinacria a seguito della guerra dei Vespri.

Il servizio presso la casa angioina continuò parzialmente anche sotto il regno di Roberto il saggio, mantenendo il feudo fino al 1309, cadendo in disgrazia per dissidi personali.

All’epoca il castello, stando a quanto riferiscono le fonti e gli studiosi atellani, la configurazione era diversa.

Presentava due torre cilindriche con corone ad archi, congiunte da spesse cinte murarie.

L’opera aveva un ruolo strategico-militare per le vicende del regno in combutta con contrasti interni, oltre che per la minaccia aragonese incombente tra XIV e XV secolo.

Episodio che vide protagonista la struttura medievale fu certamente la lotta tra Angiolini e aragonesi nel XV secolo. 

Il castello fu oggetto da parte delle truppe del Magnanimo tra 1437 e 1438, rientrante tra le battaglie decisive per il passaggio del regno alla casata aragonese. 

L’evento bellico è documentato con una lapide affissa all’ingresso del castello, che narra della resistenza della cittadinanza e del rispetto di Alfonso d’Aragona verso i sudditi futuri.

Il regno aragonese vide l’esplodere del Rinascimento a Napoli, di cui anche l’edificio subì l’influsso.

Il castello fu munito di stanze formanti un nuovo palazzo, formanti il secondo piano dell’edificio, con ampie finestre, oltre che di alcuni dipinti nella sala maggiore.

Nel Cinquecento, passato sotto il dominio di Prospero Colonna, il castello divenne casa di campagna, adibito alla caccia e al deposito, perdendo la configurazione militare originaria.

Permangono ancora oggi le restanti cinte murarie della vicina via Sonnambula ed il sopra elevamento del fossato che stringe l’area che circonda il castello.

Domenico Papaccio
Domenico Papaccio
Laureato in lettere moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, parlante spagnolo e cultore di storia e arte. "Il giornalismo è il nostro oggi."