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Zootropolis 2: l’animazione torna a parlare di diversità e inclusione

Gli ultimi film del mondo Disney sono stati abbastanza tiepidi con storie non particolarmente originali e con spunti di riflessioni non particolarmente profonde come nei casi di Wish e Oceania 2. Tuttavia con Zootropolis 2 qualcosa è cambiato lasciando intravedere quella che potrebbe essere la luce fuori dal tunnel. Una storia intrigante fatta di sfumature e cura dei messaggi trasmessi, una storia che coniuga la leggerezza dei buddy movie e della commedia d’animazione al discorso sull’inclusività e sull’ingiustizia del pregiudizio già portato avanti dal primo film. Che sia molto più di una semplice storia su un mondo di animali antropomorfi? Se già il primo Zootropolis l’aveva accennato, questo secondo capitolo l’ha affermato con forza.

Zootropolis 2 e i record al box office

Il successo del primo film è esploso con il secondo, rivelando quanto fosse atteso in tutto il mondo. I numeri parlano chiaro: il film ha debuttato con 556,4 milioni di dollari diventando il film animato con la più alta apertura di sempre e la quarta più alta apertura mondiale seguendo l’inarrivabile Avengers: Endgame con 1,22 miliardi, Avengers: Infinity War con 640 milioni e Spider-Man: No Way Home con 600 milioni. Grande è stato l’impatto anche sul contesto italiano: Zootropolis 2 ha invertito la tendenza del calo del box office nazionale, registrando nei primi cinque giorni circa 5 milioni di euro.

Tra inclusione e pregiudizio: la nostra società in un film animato

Numeri a parte, il successo del film ha motivazioni concrete: dalla cura artistica di ciò che si vede a schermo (ciò che si vede sullo sfondo in Zootropolis è parte integrante della storia rivelando dettagli sulla società e sul suo funzionamento) alle tematiche proposte. Fil rouge tra il primo e il secondo film è la riflessione sulla società e sui suoi pregiudizi. L’intento è svelare cosa si cela dietro l’apparente pace ed equità legislativa. La società di Zootropolis viene presentata come una società ideale in cui convivono animali molto diversi tra loro per stazza e inclinazioni, una vera e propria utopia come indica il titolo in inglese originale, “Zootopia”.

Tuttavia, la mentalità dei singoli abitanti è molto più arretrata rispetto alle idee di convivenza proposte dalle istituzioni. Un esempio è la polizia stessa: il suo compito è favorire l’inclusione ma nel primo film ghettizza la coniglietta protagonista perché viene reputata poco adatta all’azione. Nel secondo film invece vediamo la città divisa in habitat diversi per ogni animale, affinché ognuno abbia il suo posto, ma i rettili ne vengono esclusi, esiliati perché “diversi”. Una percezione condizionata da un presunto omicidio di molti anni prima che condiziona la vita di un intero gruppo di animali.

Il film parla chiaramente: la lotta per la vera inclusione è fatta di piccole e grandi battaglie, andando ad analizzare il pregiudizio per poterlo negare con più forza. Un discorso che orienta tutta la trama, esaltando il vero motore della storia ossia il senso di giustizia di Judy che si mostra ancora una volta al pubblico come un personaggio non condizionato dai preconcetti della società. Altrettanto importante è il tema del revisionismo storiografico contro cui combatte con determinazione un nuovo personaggio: Gary De’Snake, un serpente dalla grande dolcezza (anche questo in fondo è rivoluzionario), intenzionato a svelare la verità non solo dietro il presunto omicidio, ma anche quella che riguarda la fondazione della città.

Le relazioni e le loro difficoltà: la terapia entra nei film Disney

Con Zootropolis 2 si aggiunge un nuovo grado di maturità con una riflessione sulle difficoltà delle relazioni. I primi che si ritrovano coinvolti in questo discorso sono proprio i protagonisti, la coniglietta Judy Hopps e la volpe Nick Wilde, che nel corso del film metteranno a nudo le loro fragilità. Nel corso del film i due protagonisti vengono mandati dal capo di polizia Bogo a fare terapia per “Partner in crisi”. Una scena che potrebbe essere fatta di sole gag si rivela decisiva per l’analisi dei personaggi: infatti la dottoressa Fuzzby smonta in poche parole le “armature” dei protagonisti, rivelando quelle che sono le problematiche nella relazione, veri e propri fatal flaw a cui magari lo spettatore non aveva dato peso nelle scene precedenti.

Il discorso terapeutico pone sulla bilancia del film nuovi significati molto più maturi e adulti affinché arrivino anche al bambino: concetti come il compromesso, il dubbio, la difficoltà e la gioia del rimanere insieme. Mentre le difficoltà delle altre coppie sono spesso legate alle differenze tra animali (emblematica la coppia formata dall’elefante e dal topolino), le differenze che separano Judy e Nick sono differenze etiche e tremendamente umane tra chi sente sulle spalle il peso del mondo (anche come forma di riscatto sociale) e chi è alla disperata ricerca di un senso di appartenenza. Al centro di tutto c’è il dialogo, la comunicazione, la quale diventa sempre più fluida tra i due protagonisti e solo verso la fine i personaggi superano i loro rispettivi fatal flaw, avendo così la possibilità di crescere.

La passione per il cinema: gli easter eggs in Zootropolis 2

Quando all’anteprima di Roma è stato chiesto a Yvett Merino se sapesse quanti easter eggs ci fossero nel film, lei ha risposto che non lo sapeva, dato che oltre quelli più evidenti ce ne sono tanti altri aggiunti dai 700 artisti che hanno lavorato al film. Diversi sono gli omaggi ad altri lungometraggi Disney: c’è un riferimento, ad esempio, alla celebre padella di Rapunzel impugnata da Nick per tramortire Gary. Viene anche ripresa la scena di Ratatouille: durante un inseguimento Judy e Nick urtano un cuoco impegnato a preparare una ratatouille e il cappello cade rivelando sulla testa dello chef un topo che ne guida i movimenti, proprio come Remy con Linguini.

Altra citazione Disney è l’inserimento di un brano di “Lilly e il Vagabondo”, ossia Bella Notte: la musica parte quando Judy e Nick salgono su un traghetto trainato da un tricheco dopo che quest’ultimo fraintende l’”anniversario” dei due protagonisti.  Ci sono inoltre altri riferimenti al grande cinema come Shining (viene ripresa la scena del labirinto innevato con relative movenze e inquadrature) e Il silenzio degli innocenti (la villain del primo film, ora rinchiusa in prigione, rimanda ad Hannibal Lecter e in particolare le sue interazioni con Clarice). Infine, quando esplorano Mercato Pantano, si possono scorgere due insegne: Ariel’s Grotto e Hook’s Bait & Tackle, omaggi a La Sirenetta e a Peter Pan.

Alla fine della fiaba contemporanea

Zootropolis 2 regala un po’ la magia dei grandi classici ma coniugandola a un sentire più moderno e profondo. Non tutto è perfetto e alcune parti forse sono eccessivamente verbose, ma nel complesso è un film d’intrattenimento che cerca di parlare in modo nuovo ai bambini, mantenendo la delicatezza di casa Disney. Una storia che in fondo ci lascia il desiderio di sapere di più su quel mondo e sui suoi protagonisti: forse dopo il primo film non si sentiva la necessità di un sequel, ma con questo secondo capitolo le cose sono cambiate e si torna un po’ bambini. Dopotutto perché non farsi leggere il terzo capitolo di una bella storia?