La vitamina d fa parte del corollario necessario per la salvaguardia della salute, in primis della struttura ossea, osteoporosi e carenza di melanina.
Da quanto ci dice la sanità italiana, nel nostro paese 5 adulti su 10 sono soggetti alla carenza di vitamina d.
Ma ciò che ancor più grave è che tali pazienti ne ignorano la carenza.
Soprattutto il gentilsesso é a forte rischio di carenza di vitamina d, con l’ avanzata dell’età in particolare – specificatamente dopo i 70 anni- le donne necessitano di un’alimentazione adeguata a preservarla.
Tra le categorie che necessitano maggiormente della preziosa “d” ci sono pazienti clinicamente affetti da patologie come cancro o tumore al seno, soprattutto durante i cicli di chemioterapia o in fase di convalescenza.
Oltre a ricorrere all’usufrutto di pillole contenenti vitamina d, anche madre Natura può contribuire, attraverso la tavola, a risollevare la carenza.
Pietanza a base di pesce, contenitori ricchi di Omega 3, possono ridurre il gap vitaminico.
L’introduzione di circa il 20/30% di piatti di pesce può essere un buon toccasana per accompagnare la ripresa della preziosa molecola. In particolare con pesci come salmone, sgombro, alici e tonno.
A dar manforte all’alimentazione di vitamina d ci sono anche le uova, rigorosamente fresche.
Altro contributo di madre Natura per combattere la carenza può arrivare dal sole.
È consigliato dal settore sanitario l’esposizione al sole e all’aria fresca per avallare la carenza, per la durata di circa 30 minuti al giorno. Per effetti positivi, si consiglia soprattutto la frequentazione di aree montane e ancor più marine per trarne ottimi esiti per la salute.
In particolare, è stato testato che soggetti dediti all’esposizione al sole tra i mesi anticipanti la calura estiva – tra maggio e giugno – hanno tratto ottimi benefici contro la carenza di vitamina d.
Altro periodo dell’anno in cui l’esposizione al sole può risultare efficace può essere il mese di settembre.





