Vincenzo Scarpetta: quando l’arte è il marchio di famiglia La storia di un artista da rivalutare

Da sempre “oscurato” dalla fama degli altri componenti della sua dinastia, Vincenzo Scarpetta è stato un artista completo e dalle mille sfaccettature: il suo talento, la sua arte, il suo eclettismo meriterebbero sicuramente di essere studiati ed analizzati molto più in profondità di quanto venga fatto normalmente.

Autore, attore e musicista, il figlio legittimo di Eduardo Scarpetta e Rosa De Filippo nasce a Napoli il 17 giugno 1877. Dimostra fin dalla tenera età una certa inclinazione per lo studio del francese e della musica, tanto che, nel corso o a chiusura degli spettacoli teatrali del padre, interpreta spesso sul palco canzoni note o di cui è autore.

L’esordio ufficiale come attore avviene il 7 gennaio 1888 al Teatro Mercadante di Napoli, interpretando il primo Peppiniello di “Miseria e Nobiltà”, ma sarà solo il 14 novembre 1896 che Vincenzo entrerà a far parte a pieno titolo della compagnia del padre, recitando al suo posto nel ruolo di Felice nella commedia “Li nepute de lu sinneco”.

Nel 1910, con il ritiro di Eduardo dalle scene, diventa capocomico e primo attore, mentre con la scomparsa del padre nel 1925, assume il comando della Compagnia: le sue rappresentazioni seguiranno le orme paterne, ma il suo repertorio sarà ampliato dalle opere di altri autori come Costagliola e Chiaruzzi. Di questi ultimi, infatti, ripropone due opere tratte dal Boccaccio: ‘A femmena (1925) e L’agnello pasquale (1926). Di Luigi Chiarelli, invece, interpreterà Chello che simmo e chello che parimmo (1925) e con la versione in napoletano di Liolà (1931) trae ispirazione anche da Pirandello.

Il successo a livello nazionale della compagnia Scarpetta si avvale per anni anche dello strepitoso talento dei suoi fratelli minori De Filippo. Dal 1939 al 1944 lavora con la Compagnia di Raffaele Viviani con cui impersonerà il cuoco Gaetano Semmolone in “Miseria e Nobiltà”. Autore di tante commedie che hanno fatto la storia del teatro napoletano (come O’ tuono ‘e marzo), Vincenzo Scarpetta svolge una fervida attività come cineasta e sceneggiatore durante l’epoca del cinema muto, entrando in contatto con le più importanti case di produzione italiane. Tra i film muti nei quali recita, ricordiamo Il suonatore di Chitarra (1910), Marito distratto e moglie manesca (1910) Tutto per mio fratello (1911), Il gallo nel pollaio (1916), e Scarpetta e l’americana (1918).

Il fratello maggiore dei tre più famosi De Filippo muore il 3 agosto 1952 e i suoi resti  sono conservati nella cappella Scarpetta al Cimitero di Poggioreale a Napoli. Oggi, la sua casa di Napoli ospita la Fondazione Eduardo De Filippo.

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