Un voto contro, senza vinti, ma tutti vincenti. La gestione governativa degli ultimi 50 anni ha esasperato la divisione naturale dell’ideologia politica andando anche oltre la politica stessa. Oggi è tutto o bianco o nero con contrapposizioni sempre più nette e, il più delle volte, senza una logica apparente. Fino ad arrivare alla enunciazione del “politicamente corretto”, che ha portato a ridefinire, in modo netto, i confini tra chi crede di essere nel giusto e chi è “fuori” se non allineato. Un infinito universo di oltranzisti e negazionisti. Da una parte c’è chi sostiene una verità, senza se e senza ma, in un atteggiamento da integralista di chi è pronto a smontare a oltranza ogni contestazione e dall’altra chi si ritrova ad andare contro questo non meglio identificato pensiero unico. Un mondo fatto di pro o contro. Ma è davvero così oppure anche questo è stato creato ad hoc? Orwell risolveva il problema a monte con i 2 minuti d’odio rivolti contro l’uno o l’altro a seconda del momento. Ma quei 2 minuti d’odio servivano come sfogatoio del popolo contro il “cattivo ” di turno, dove far ricadere tutte le colpe dello Stato Sociale. E nel caso di Orwell c’era un Partito, IL Partito, e nulla si poteva contro il suo strapotere, neppure conservare la memoria storica degli avvenimenti, mentre noi abbiamo il libero arbitrio della facoltà di scelta. Ma l’abbiamo veramente?
Oppure anche questo è influenzato da una “lunga manina”, che riesce a portare i pensieri dall’una o dall’altra parte? E intanto noi torniamo ogni volta alle urne e ci accingiamo con animo diverso ad usare quella matita nella cabina elettorale. Persino le motivazioni del voto sono mutate nel tempo. Dopo il voto per ideali si è passati al voto utile, sostituito, la volta dopo, dal voto con il pizzico sulla pancia, sostituito anni dopo dal voto con il naso turato, sostituito a sua volta dal voto pro. Fino ad arrivare alle votazioni degli ultimissimi anni in cui il voto si è trasformato in un voto contro, dove concorrono coalizioni non meglio identificate messe in campo e unite solo dalla volontà di vittoria elettorale e dove i programmi dei Partiti neppure vengono menzionati, perché il più delle volte, neppure coincidenti. Nel nostro Paese il voto è ritenuto un dovere etico e morale, ma non più un obbligo. Nel 1993 una legge ha abrogato una legge del 1957 sull’obbligatorietà del voto e sulle conseguenze giuridiche per gli inadempimenti. Questo, insieme alla perdita di fiducia verso la Politica, ha prodotto un allontanamento del popolo dalle urne e, conseguentemente, un aumento costante dell’astensionismo, che oggi è stimato intorno al 50% dell’elettorato attivo, cioè gli aventi diritto.
Da ogni parte si reclamano e si proclamano cambiamenti, ma il “tutto cambia affinché nulla cambi” resta il comandamento primo. E con lui resta l’attesa e la speranza di un governo migliore. Ma non c’era già il governo dei migliori? Ma allora esattamente chi dovrebbe andare a governare in quanto migliore dei migliori? Come detto, in tutte le tornate elettorali, non ci sono vinti, ma tutti vincenti.





