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Tasche da donna, la storia nascosta sotto le gonne

Tasche da donna: dai sacchetti nascosti sotto le gonne ai jeans moderni. Scopri storia e trasformazioni di un dettaglio spesso poco pratico.

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Tasche da donna, la storia nascosta sotto le gonne
Immagine generata con l'AI

Il pantalone veste bene, finché si prova a infilarci il telefono: ne rimane fuori metà. Le chiavi trovano posto, ma quando ci si siede danno fastidio. Su alcuni capi, poi, la tasche sono soltanto disegnate: delle cuciture che completano il modello senza offrire spazio.

Eppure, nell’abbigliamento femminile del passato esistevano soluzioni molto più capienti. Le tasche si legavano in vita, rimanevano nascoste sotto le gonne e potevano passare da un vestito all’altro. Dentro trovavano posto denaro, strumenti da lavoro e lettere private. Erano accessori separati dall’abito, pensati per tenere a portata di mano ciò che serviva durante la giornata. Un’abitudine che oggi può sorprendere, soprattutto quando si cerca di far entrare uno smartphone nei jeans.

Per ricostruirne la storia, gli studiosi hanno esaminato tessuti e ricami, ma anche lettere, inventari e denunce di furto. Proprio gli oggetti perduti o rubati hanno lasciato alcune delle tracce più interessanti: gli elenchi compilati dalle proprietarie raccontano che cosa portavano con sé e aiutano a ricostruire le loro abitudini quotidiane.

I jeans da donna, centimetro alla mano

Nel 2018, Jan Diehm e Amber Thomas pubblicarono su The Pudding un’inchiesta sulle dimensioni delle tasche. Misurarono 80 paia di jeans di 20 marchi, confrontando modelli maschili e femminili acquistabili in negozi di New York, Nashville e Seattle.

I pantaloni avevano tutti una circonferenza dichiarata in vita di 32 pollici, circa 81 centimetri. Nel campione, le tasche anteriori dei jeans da donna risultavano mediamente più corte del 48% e più strette del 6,5% rispetto a quelle dei modelli da uomo.

Lo scarto rimaneva sia nei tagli aderenti sia in quelli dritti; sul retro, invece, le differenze erano più contenute. I risultati riguardano quei prodotti e quell’anno, senza descrivere l’intera offerta attuale. Documentano però una differenza precisa tra capi con la stessa misura dichiarata in vita.

Le tasche che si potevano togliere

Il Victoria and Albert Museum di Londra documenta l’uso delle tasche femminili da legare in vita nell’abbigliamento europeo dalla metà del Seicento fino alla fine dell’Ottocento, con sopravvivenze anche successive.

Spesso avevano una forma a pera e un’apertura verticale. Si raggiungevano attraverso fessure negli abiti e nelle sottogonne. Molti esemplari conservati misurano circa 40 centimetri di lunghezza e 30 di larghezza.

Il volume delle gonne permetteva di nasconderne il contenuto. Essendo indipendenti dal vestito, potevano essere tolte e riutilizzate con altri indumenti. Alcune erano semplici, altre ricamate con motivi floreali o iniziali: un oggetto personale che poteva ricevere molta cura, pur rimanendo normalmente fuori dalla vista.

Lettere, strumenti da lavoro e due anatre

Dentro trovavano posto denaro, chiavi, forbici, ditali e piccoli strumenti, insieme a lettere e ricordi. Lo spazio nascosto vicino al corpo serviva anche a proteggere ciò che aveva un valore privato.

Il V&A riporta un episodio decisamente insolito: Jane Griffiths nascose nelle tasche due anatre vive sottratte a un vicino. Un caso eccezionale, che restituisce però un’idea delle possibilità offerte da alcuni di questi accessori.

Per conoscere gli usi più comuni, gli studiosi incrociano gli oggetti superstiti con le fonti scritte. Quando una tasca veniva rubata o smarrita, la proprietaria poteva elencarne il contenuto nella denuncia o in un annuncio.

Il progetto Pockets of History, sostenuto dall’Arts and Humanities Research Council e dall’Università di Southampton, ha raccolto fotografie di oltre trecento tasche del Settecento e dell’Ottocento, distribuite in quasi trenta collezioni britanniche.

La ricerca comprende anche dipinti, romanzi, lettere e atti giudiziari. Molti esemplari non hanno una provenienza certa: erano oggetti quotidiani, usati da donne di condizioni sociali diverse, dei quali raramente si conservava una storia dettagliata. Il confronto tra materiali e documenti permette di recuperare almeno una parte di quelle vite.

Cambiano gli abiti, si fanno spazio i reticoli

Alla fine del Settecento, le silhouette più strette e i tessuti leggeri resero difficile nascondere tasche piene sotto le gonne senza alterare la linea degli abiti.

Si diffusero i reticoli, piccole borse da portare in mano o al polso. Le tasche separate continuarono comunque a essere utilizzate: borse e tasche convissero, rispondendo a esigenze differenti.

Un esempio conservato dal Museum at FIT di New York mostra quanto fossero vicini il mondo degli indumenti e quello degli accessori. È un reticolo francese del 1800 circa ricavato da un panciotto maschile, trasformato con l’aggiunta di un cordoncino di chiusura.

Al Kyoto Costume Institute si trova invece una piccola borsa inglese della stessa epoca, lavorata a maglia in seta gialla e verde. Ha la forma di un ananas, con perline argentate e nappine, e misura appena 14 per 9,5 centimetri.

L’istituto collega il gusto per questi motivi esotici anche all’influenza di Giuseppina Bonaparte, nata in Martinica e figura di riferimento della moda del tempo. La fantasia della lavorazione convive con dimensioni ridotte: una combinazione familiare anche a chi osserva le borse contemporanee sagomate come cibi o oggetti.

Il taschino dei jeans nasce per un orologio

Nella storia delle tasche, anche uno spazio minuscolo poteva avere uno scopo preciso. Secondo la ricostruzione della storica aziendale Tracey Panek, il taschino anteriore destro dei primi jeans Levi’s del 1873 era destinato a un orologio da tasca.

Viene spesso chiamato “quinta tasca”, ma apparteneva già al modello originale, che ne aveva quattro. La quinta arrivò nel 1901, con l’aggiunta della seconda tasca posteriore.

È un dettaglio rimasto riconoscibile anche quando gli oggetti da portare con sé sono cambiati: la forma di un capo può conservare a lungo la memoria dell’uso per cui era stato progettato.

Il Novecento e le tasche dentro il progetto dell’abito

Nel Novecento, diverse stiliste sperimentarono soluzioni che integravano le tasche nel modo di indossare un vestito. Claire McCardell le inserì nelle cuciture laterali di molti abiti: discrete, si rivelavano quando chi li portava vi infilava una mano.

Bonnie Cashin le rese anche elementi visibili del disegno. Un suo impermeabile verde lime presenta una tasca con cinghia applicata e chiusura girevole, che richiama una borsa a tracolla.

Altri progettisti ne sfruttarono il volume per modificare le proporzioni. Edward Molyneux utilizzò tasche sporgenti per accentuare il punto vita di un completo femminile. Anche la moda maschile sperimentò questo linguaggio: nel 1990 Jean Paul Gaultier distribuì dieci tasche cargo e con zip sulla superficie di una giacca.

Contenere, decorare, cambiare la silhouette: una tasca può svolgere compiti diversi. Quando manca o non è abbastanza capiente, però, gli oggetti devono trovare posto altrove. È una decisione presa sul tavolo di chi disegna il capo, con effetti molto concreti nella giornata di chi lo indossa.