Sinner, Alcaraz e lo sport estremo.
Se si parla di sport estremo si pensa immediatamente a discipline quali il rafting, le arrampicate su ghiaccio, le immersioni in apnea a grandi profondità, lo sci acrobatico, il parapendio e così via. Tutte attività in cui chi le pratica rischia la propria incolumità fisica a prezzo, diciamo così, di una botta di adrenalina. Ma a nessuno verrebbe in mente di citare il tennis. Eppure oggi anche il tennis può esserlo. Vediamo in sintesi perchè.
Il tennis è uno sport estremo?
E non parliamo di tennis virtuale in videogiochi quali Extreme Tennis (per dispositivi mobili) o Nickelodeon: Tennis Estremo (per console) . Qui parliamo di tennis professionistico ai massimi livelli che sempre più sta diventando estremo per i rischi altissimi di infortuni. Ma in questo caso inconsciamente o involontariamente, essendo i tennisti allettati dai grandi guadagni e pressati dagli sponsor, sottoponendosi ad allenamenti massacranti e tour de force sui campi di mezzo mondo. Tutto ciò tra match estremi per la durata o le condizioni meterorologiche proibitive ( come temperature fino a 45°C) e attrezzature progettate appositamente per prestazioni estreme . Vedi le racchette HEAD Extreme per chi cerca il massimo delle rotazioni (spin) e della potenza da fondo campo.
L’aumento esponenziale degli infortuni
Il 2026 è stato l’anno nero per gli infortuni tra i campioni del tennis, in particolare i due più grandi. Prima è stato Alcaraz a fermarsi ad Aprile per l’infortunio al tendine del polso dx, poi Sinner da Luglio per un’ infiammazione al ginocchio destro. E non sono gli unici. Molti altri tennisti più o meno famosi hanno marcato visita per problemi vari (polsi, gomiti, ginocchia,colonna vertebrale)
Tennis di una volta e tennis di oggi
Si dirà: ma non è stato sempre così ? Vero solo in parte. Oggi il tennis è come un bolide di formula 1, che corre a velocità supersonica in termini di potenza dei colpi, nuovi materiali delle racchette e delle superfici di gioco, calendari ingolfati di incontri.
Una volta gli infortuni erano occasionali, dovuti a determinati movimenti forzati . Acuti (distorsioni da scivolamento ) e cronici ( gomito del tennista)
Oggi prevalgono invece infortuni da sovrasforzo come lesioni della cuffia dei rotatori della spalla, tendiniti dei talloni o delle ginocchia causati da ripetuti impatti con materiali duri. Per non parlare poi dei frequenti problemi al bacino (articolazioni coxo-femorali)
Ecco perché negli ultimi anni gli infortuni ( e di conseguenza i ritiri dalle competizioni ) sono aumentati nettamente, specie agli arti superiori (spalle, gomiti e polsi). Attraverso movimenti estremi il corpo del tennista si trasforma in una catapulta elastica che scarica tutta l’energia su colonna, spalla e polso .
Inoltre i match durano molto di più ( in media del 50% rispetto a vent’anni fa) con games logoranti giocati al ritmo di scambi lunghissimi. Per non parlare delle corde delle racchette. Più dure per aumentarne la potenza, ma che assorbono meno le vibrazioni, che pertanto si scaricano sugli arti superiori.
Il futuro del tennis
Adriano Panatta, ex campione del tennis e grande esperto di questo sport , è convinto che il tennis moderno sottoponga il fisico degli atleti a sforzi estremi. Sia per mantenere un ritmo forsennato negli scambi da fondocampo, sia per il fittissimo calendario di tornei che non consentono ai tennisti le necessarie pause.
In una recente intervista si è così espresso:” Qualcuno ha intenzione di intervenire e cambiare le cose? Così, con questi ritmi, il tennis non andrà lontano. E non è un caso che due giovani campioni come Sinner e Alcaraz già oggi avvertano di avere l’intenzione di prendersi, in futuro, le dovute pause. Hanno capito che il tennis non cambierà e l’unica strada è quella di cambiare il loro tennis” .





