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29 settembre strage di Marzabotto

29 settembre strage di Marzabotto, una delle pagine più tristi ed agghiaccianti della seconda guerra mondiale in Italia.

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29 settembre 44 strage di Marzabotto

Il 29 settembre 1944 le truppe naziste della sedicesima divisione Reichsführer, con la complicità di reparti fascisti locali, iniziarono un rastrellamento sui monti tra Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno, alle porte di Bologna. Dal 29 settembre al 5 ottobre, in solo sette giorni, ci furono settecento settanta vittime innocenti. In seguito le stime salirono a oltre mille e ottocento vittime in totale. Tra i morti figurano duecentodiciassette bambini, trecento novantadue donne e centotrentadue anziani: un dato che smentisce categoricamente la tesi, a lungo sostenuta dai responsabili, di un’azione antipartigiana condotta contro combattenti armati.

29 settembre i responsabili

Il comando dell’operazione fu affidato al maggiore Walter Reder, mentre la responsabilità politica e militare complessiva ricadde su Albert Kesselring, comandante supremo delle forze tedesche in Italia. Famiglie intere vennero sterminate. Furono esecuzioni sistematiche, la popolazione veniva radunata in chiese cascine e cimiteri, furono eliminati con fucili e in alcuni casi addirittura con lanciafiamme . A Casaglia i tedeschi uccisero il parroco don Ubaldo Marchioni davanti al suo altare, prima di massacrare centonovanta cinque persone raccolte nel cimitero, appartenenti a ventotto famiglie diverse.

Se questa è giustizia…

Il processo a Reder si concluse solo nel millenovecento cinquantuno, con una condanna all’ergastolo scontata parzialmente in Italia prima della scarcerazione, avvenuta anni dopo tra molte polemiche. Ma la giustizia piena arrivò tardissimo: molti degli altri responsabili tedeschi furono processati solo negli anni duemila, grazie al ritrovamento del cosiddetto armadio della vergogna, i fascicoli d’inchiesta occultati per decenni negli archivi militari italiani per ragioni diplomatiche legate alla guerra fredda. Quella vicenda resta una ferita aperta, non solo per il numero delle vittime, ma per la lentezza con cui lo Stato ha voluto fare i conti con essa. Marzabotto oggi è medaglia d’oro al valor militare, ma la memoria collettiva italiana su questi crimini resta ancora, per larghi tratti, superficiale e affidata più alle associazioni dei familiari che a un dibattito pubblico costante.