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Ferragosto, com’è cambiata la festa più amata dagli italiani

A Ferragosto, un tempo, non servivano viaggi costosi o programmi , bastava una casa con un terrazzo, un giardino, o una tavolata…

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Ferragosto, com’è cambiata la festa più amata dagli italiani

C’erano tavole così lunghe che sembravano non finire mai. Piatti che passavano di mano in mano, voci che si accavallavano, bambini che correvano tra le sedie, nonni che osservavano tutto con un sorriso. E poi c’erano loro: quelle sedie che, a Ferragosto, non restavano mai vuote. Oggi, invece, capita sempre più spesso di apparecchiare contando le persone e di accorgersi che qualcuno manca. Ferragosto è ancora lì, puntuale, ogni 15 agosto. Le città si svuotano, le spiagge si riempiono, i ristoranti preparano menu speciali, sulle tavole compaiono piatti della tradizione e nelle piazze continuano le feste. Eppure qualcosa è cambiato. Forse è cambiato il modo di vivere questa giornata. Forse siamo cambiati noi. O forse Ferragosto è rimasto esattamente quello di sempre, ma siamo noi a guardarlo con occhi diversi, perché negli anni abbiamo perso persone, abitudini, luoghi e quella particolare idea di famiglia che sembrava destinata a durare per sempre.

Il Ferragosto delle grandi tavolate

C’era un tempo in cui Ferragosto significava soprattutto stare insieme. Non servivano necessariamente viaggi costosi o programmi organizzati. Bastava una casa con un terrazzo, un giardino, una cucina troppo piccola per contenere tutti o una tavolata improvvisata sotto una tettoia .Si cucinava per ore. Le donne — spesso madri e nonne — cominciavano dalla mattina presto. Il ragù, la pasta al forno, le melanzane, le insalate, i dolci. Ogni famiglia aveva le proprie specialità e ogni piatto portava con sé una storia. Il pranzo sembrava non finire mai. Prima si mangiava, poi si parlava, poi si mangiava ancora. I bambini aspettavano il momento di uscire a giocare, gli adulti restavano seduti a discutere di politica, calcio, parenti e vicini. E c’era sempre qualcuno che diceva: “Prendi ancora qualcosa, è Ferragosto.”

Le vacanze di una volta

Per molti italiani Ferragosto era anche sinonimo di vacanza. Ma non necessariamente della vacanza che conosciamo oggi. C’erano le gite fuori porta, le automobili cariche di borse e asciugamani, i panini preparati a casa, le famiglie che partivano presto per conquistare un posto sulla spiaggia. C’erano le seconde case, le pensioni, i campeggi, le estati trascorse sempre nello stesso paese. E soprattutto c’era un’abitudine che oggi sembra quasi appartenere a un’altra epoca: tornare nello stesso posto ogni anno e ritrovare le stesse persone. Ferragosto era un appuntamento. Un punto fermo dell’estate.

Poi le famiglie sono cambiate

Oggi Ferragosto può essere una giornata al mare, un pranzo al ristorante, un viaggio, una grigliata con gli amici o semplicemente una giornata trascorsa sul divano. Le famiglie sono più piccole, i figli vivono spesso lontano, i nonni non sono più sempre presenti, i ritmi di lavoro sono cambiati. E anche le tavolate si sono accorciate. A volte non perché ci sia meno voglia di stare insieme, ma perché mancano le persone con cui eravamo abituati a farlo. È questa forse la trasformazione più difficile da raccontare.

Quelle sedie vuote

Ci sono assenze che durante l’anno riusciamo quasi a non vedere. Poi arriva Ferragosto. Si apparecchia la tavola e, senza volerlo, si conta. Uno, due, tre… E improvvisamente ci si accorge che una sedia è vuota. Quella del nonno che per anni sedeva sempre nello stesso posto. Quella della nonna che preparava il dolce e si arrabbiava se qualcuno lo assaggiava prima del pranzo. Quella di un padre, di una madre, di uno zio, di un fratello. Persone che sembravano indissolubilmente legate a quella giornata e che oggi vivono soltanto nei ricordi. A Ferragosto le sedie vuote sembrano avere una voce. Non fanno rumore, ma raccontano. Raccontano gli anni che sono passati, le persone che abbiamo amato, le estati che non torneranno e quelle tavolate che oggi, forse, non riusciremmo più nemmeno a ricostruire.

La nostalgia non è soltanto tristezza

Eppure ricordare non significa necessariamente essere tristi. La nostalgia ha anche qualcosa di prezioso. Perché se sentiamo la mancanza di quelle persone significa che quelle persone hanno lasciato qualcosa dentro di noi. Un modo di cucinare.

Una frase.

Una risata.

Un’abitudine.

Una ricetta tramandata.

Il posto preciso dove sedevano a tavola. Forse è proprio questo il senso più autentico delle feste: continuare a tenere insieme passato e presente. E allora può capitare che, mentre si mangia, qualcuno pronunci il nome di chi non c’è più.

“Questo piatto lo faceva sempre lei.”

“Lui a quest’ora avrebbe già raccontato quella storia.”

“Ti ricordi quando a Ferragosto…?”

E per un attimo quella persona torna a sedersi con noi.

Ferragosto oggi

Non è detto che il Ferragosto di oggi sia peggiore. È semplicemente diverso. Le tavolate possono essere più piccole, le vacanze più brevi, le famiglie più lontane. Ma forse abbiamo ancora la possibilità di recuperare qualcosa di quella festa di una volta. Non servono tavoli lunghissimi. A volte basta apparecchiare con cura, chiamare qualcuno che non vediamo da tempo, lasciare un posto ai ricordi e soprattutto non dare per scontato chi è ancora seduto accanto a noi. Perché il tempo passa più velocemente di quanto immaginiamo. E quelle persone che oggi consideriamo una presenza certa, un giorno potrebbero diventare una fotografia, una voce ricordata, una ricetta custodita in un vecchio quaderno.

E allora buon Ferragosto

Forse il Ferragosto più autentico non è quello delle spiagge affollate, dei fuochi d’artificio o delle fotografie perfette da pubblicare sui social. È quello di una tavola apparecchiata. Di una famiglia, grande o piccola che sia. Di una risata che arriva dalla cucina. Di un brindisi. E anche di un pensiero rivolto a chi non può più esserci. Perché ci sono tavole alle quali, con gli anni, le sedie diventano sempre più vuote. Ma finché continuiamo a parlare di chi le ha occupate, a cucinare le loro ricette, a ripetere le loro frasi e a raccontare le loro storie, quelle sedie non saranno mai davvero vuote.

Buon Ferragosto a chi è con noi, a chi è lontano e soprattutto a chi continua a sedere, invisibile, al nostro fianco.