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Corte dei conti, i numeri che la propaganda non vuole leggere

Corte dei conti, i numeri che la propaganda non vuole leggere, in molti ritengono che l'attuale Governo non veda o faccia finta di non vedere.

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Corte dei conti, i numeri che la propaganda non vuole leggere

Corte dei conti non è un partito, non fa opposizione e non cerca voti. Il 24 giugno 2026, nel giudizio di parificazione sul Rendiconto generale dello Stato 2025, ha messo in fila i numeri. E i numeri, a differenza delle conferenze stampa, non fanno sconti a nessuno.

Corte dei conti scende deficit, sale fisco

Il dato migliore va riconosciuto: deficit al 3,1% del Pil, circa 69,4 miliardi, 4,4 in meno rispetto al 2024. Ma la pressione fiscale passa dal 42,4 al 43,1% e gli interessi sul debito toccano 87,1 miliardi, il 3,9% del Pil. Il risanamento, insomma, poggia in buona parte su un fisco più pesante.

Chi paga, chi aspetta

Secondo la Corte, l’82% del gettito Irpef ricade su lavoratori dipendenti e pensionati, mentre i forfettari superano i due milioni, con un costo stimato di 3,4 miliardi. La global minimum tax ha fruttato 46 milioni contro i 381 previsti. I bonus edilizi hanno pesato per 44,1 miliardi di crediti fruiti nel 2025, con frodi denunciate su larga scala. Già nel novembre 2025 la Corte aveva avvertito che la rottamazione rischia di trasformare l’Erario in finanziatore dei morosi.

Spendere è un’altra cosa che stanziare

Sul Pnrr l’Italia ha centrato i 50 obiettivi europei del secondo semestre 2025 e la spesa ha raggiunto 113,5 miliardi, oltre il 58% del Piano. Restano però circa 24,2 miliardi, su 66 misure, destinati a slittare oltre il 2026. I residui passivi di spesa finale salgono a 197,2 miliardi e l’82% dei pagamenti per investimenti diretti si concentra su tre missioni: difesa, mobilità e infrastrutture. Sulla sanità la Corte ricorda che più risorse devono tradursi in servizi migliori; sulla pubblica amministrazione, che i nodi sul capitale umano restano irrisolti.

Nessuna condanna: i rilievi sono tecnici, non politici. Ma chi può rivendicare il calo del deficit non può liquidare tutto il resto come rumore. La propaganda, in fondo, non è una voce di bilancio.