Il 6 ottobre 1981, al Cairo, durante la parata militare per l’ottavo anniversario della guerra del Kippur, un camion si ferma davanti alla tribuna d’onore. Scendono dei soldati: non sono lì per sfilare, lanciano granate e aprono il fuoco sul palco. Sparano per circa un minuto, nel caos generale, e il presidente non si rialza più. Sadat viene ucciso dalla pace che aveva firmato da solo. Con lui muoiono altre undici persone, tra cui l’ambasciatore cubano; il vicepresidente Mubarak resta ferito.
6 ottobre 1981il conto per la pace
L’esecutore è il tenente Khaled al-Islambuli, legato alla Jihad islamica egiziana, ma la sentenza era stata scritta anni prima. Il trattato di pace con Israele del 1979, il Nobel condiviso con Begin nel 1978: sulla carta un trionfo diplomatico, nei fatti un atto che isola l’Egitto. Lo applaudiva l’Occidente, lo detestava mezzo mondo arabo. La Lega Araba sospende il Cairo e tratta Sadat da traditore. Lui aveva deciso la pace dall’alto, senza cercare il consenso delle piazze, senza curarsi di chi la viveva come un tradimento della causa palestinese.
Il pugno chiuso di settembre
A settembre 1981 il regime reagisce come sa fare: arresti di massa, migliaia di oppositori tra islamisti, comunisti, copti, studenti e intellettuali, con perfino il papa copto Shenuda III confinato in un monastero. Sadat stringe il pugno proprio mentre il dissenso gli esplode in casa. Poco più di un mese dopo quella repressione, il conto arriva alla parata, sotto gli occhi delle telecamere della tv di Stato.
L’eredità che nessuno ha digerito
Non è la pace in sé a ucciderlo: è il modo in cui l’ha imposta, convinto che bastasse la sua firma a chiudere decenni di conflitto. Un Nobel non vale niente se dall’altra parte resta solo rabbia repressa a forza di celle. Dopo di lui sale Mubarak, che regge l’Egitto per trent’anni gestendo proprio quell’eredità scomoda: una pace con Israele mai davvero digerita dal paese, tenuta in piedi più dalla forza dello Stato che dal consenso popolare. La storia, puntualmente, gliene presenta il conto nel 2011.





