Londra, 14 ottobre 1926, l’editore Methuen manda in libreria un volume per bambini dal titolo curioso: Winnie the Pooh. L’autore è Alan Alexander Milne, scrittore e commediografo già noto ai lettori della rivista satirica Punch. I disegni sono di Ernest H. Shepard. Nessuno può immaginare che quell’orsetto ghiotto di miele diventerà uno dei personaggi più amati del Novecento. Da quel giorno sono passati ben 100 anni.
Un bambino e i suoi peluche hanno ispirato Winnie the Pooh
Il protagonista umano della storia nel libro, Christopher Robin, esisteva davvero: era il figlio di Milne. Per il suo primo compleanno, nel 1921, aveva ricevuto un orsacchiotto comprato da Harrods. Intorno a lui, nella stanza dei giochi, arrivarono pian piano un maialino, un asinello malinconico, un canguro con il suo piccolo. Sono Pimpi, Ih-Oh, Kanga e Ro: i giocattoli di un bambino diventati personaggi letterari. Tigro si aggiungerà solo nel 1928, nel secondo libro, La strada di Pooh.
Anche il Bosco dei Cento Acri ha un modello reale. È la foresta di Ashdown, nel Sussex, dove la famiglia Milne aveva una casa di campagna e dove Christopher Robin passava le giornate a giocare. Lì si trova ancora oggi il ponticello del “Poohsticks“, il gioco dei bastoncini lanciati nel fiume.
L’orsa canadese dello zoo di Londra
Il nome “Winnie” viene da un’altra storia, iniziata durante la Prima guerra mondiale. Nel 1914 il veterinario militare canadese Harry Colebourn comprò un cucciolo di orso nero alla stazione di White River, in Ontario, pagandolo 20 dollari. La chiamò Winniepeg, come la sua città, e per tutti diventò Winnie. L’orsa seguì il reggimento fino in Inghilterra. Quando Colebourn partì per il fronte francese, il 9 dicembre 1914, la affidò allo zoo di Londra.
Winnie divenne presto una delle attrazioni più amate dello zoo, docile al punto che i bambini potevano avvicinarla. Tra i suoi ammiratori c’era proprio Christopher Robin, che decise di dare il suo nome al proprio orsacchiotto. “Pooh“, invece, era il nome che il bambino aveva dato a un cigno. L’orsa Winnie visse allo zoo fino alla morte, nel 1934.
Da Londra a Hollywood
Il successo del libro fu immediato. Alle avventure di Pooh seguirono una raccolta di poesie e, nel 1928, il secondo volume di racconti. Negli anni Sessanta arrivò la svolta che lo rese globale: la Disney acquisì i diritti e nel 1966 uscì il primo cortometraggio animato. Fu allora che Pooh indossò la celebre magliettina rossa che oggi tutti conoscono. Nel 2006 ha persino ricevuto una stella sulla Hollywood Walk of Fame.
Per il centenario sono previste celebrazioni in tutto il mondo. Disney ha lanciato una campagna internazionale con collezioni e nuove uscite, mentre l’editore britannico Farshore pubblica proprio in questo mese A Little Boy and His Bear, un nuovo seguito autorizzato delle storie originali.
Cento anni dopo, il segreto del successo è forse tutto nella semplicità di Pooh. Un orsetto che non ha fretta, che ama gli amici e un barattolo di miele, e che continua a ricordare a grandi e piccoli che le cose importanti sono spesso le più semplici.





