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Settembrini e la letteratura dell’Italia unita

Luigi Settembrini è stato, parimenti a Francesco De Sanctis tra i fautori dell’intelligencija del Mezzogiorno proteso al processo di unificazione nazionale.

Di formazione laica e illuminista d’ascendenza meridionale, che aveva negli ideali della rivoluzione napoletana del 99’ e nel Vico, Giannone e nei massimi esempi letterari dell’età neocalssico-romantica d’ispirazione illuministica come Alfieri e Foscolo i suoi fari, Settembrini con le barricate, il carcere e la penna fu tra i protagonisti della battaglia d’unificazione nel mezzogiorno.

Si stacca con un processo dialettico dalla produzione del Settembrini la sua opera critico-letteraria racchiusa nelle Lezioni di letteratura italiana.

Composte tra il 1862 e il 1867 elemento portante di una fatica così maestosa vige nel destinatario prescelto dal Settembrini, quale le future generazioni della borghesia colta della nascente Italia, proteso ad emancipare la cultura letteraria dalla morsa della demagogia esercitata dal clero cristiano cattolico.

Leitmotiv delle lezioni è una connotazione morale e pedagogica che rendono sotteso lo scopo ideologico, veicolato in modo sotteso dal Settembrini.

Ciò si coglie già dallo schematismo storico-letterario e dal vaglio critico della ricerca del Settembrini nell’affrontare epoche e nomi tutelari della storia della letteratura italiana, anche coeva all’autore.

Infatti, egli ricalca determinate scelte ideologiche atte a laicizzare in maniera anti-ecclesiastica la vicenda letteraria italiana, liberandola dall’influsso cattolico definita dall’accezione di “gesuitismo” .

Le tre corone fiorentine vengono infatti rilette secondo il filone romantico-risorgimentale che fa capo a Foscolo e Leopardi insite in una lotta contro l’oscurantismo.

Opere come il Decameron di Boccaccio sono vagliate tenendo conto del ruolo di termini come coscienza e ragione e delal carica demistificatoria della Chiesa e dell’Impero.

La battaglia politica a mò di pamphlet e ricerca filologico-letteraria sono collocate in una posizione critica l’istituzione ecclesiastica passata, ma soprattutto recente.

Settembrini attacca il ruolo editoriale e intellettuale avente la rivista Civiltà cattolica, puntando a una requisitoria della stessa esegesi manzoniana e dei Promessi Sposi .

Settembrini critica il Manzoni per la definizione resa al mondo ecclesiastico nel romanzo dell’Italia unita, definito artificiale ed edulcorato.

Posizione originale del Settembrini ha invece nell ’esegesi del Leopardi.

L’osservazione dei Canti fa emergere una figura del Recanatese quale poeta filosofo, capace di scandagliare col pensiero e delineare con zelo e passione i moti dell’animo umano, soprattutto quando osserva la variazione antropologica avvenuta nel passaggio traumatico tra mondo classico e moderno.

Domenico Papaccio
Domenico Papaccio
Laureato in lettere moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, parlante spagnolo e cultore di storia e arte. "Il giornalismo è il nostro oggi."