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Napoli, S.Aspreno e l’aspirina

Napoli, S.Aspreno e l’aspirina

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Napoli, S.Aspreno e l’aspirina. Negli ultimi anni è iniziata a circolare sui social una delle tante bufale ( o fake news ) che purtroppo appestano il web e diffusa chissà da chi . Si legge  che l’azienda farmaceutica Roche ( e non la Bayer, alla quale invece appartiene in realtà  il marchio) nel 1899 (in realtà eravamo nel 1897) sia stata ispirata dalla storia di Sant’Aspreno, primo vescovo di Napoli, per dare il nome alla celeberrima aspirina ( nome commerciale, il principio attivo  è acido acetilsalicilico).

 Questo fantasioso accostamento origina in parte  dall’assonanza tra il nome del Santo e quello del farmaco. Ma anche dalla storia di un particolare culto napoletano (diffuso tra Settecento e Ottocento)  verso colui che veniva ritenuto capace di guarire dalla cefalea.

S.Aspreno primo Vescovo di Napoli

Nel corso dei secoli Napoli aveva raggiunto il record di ben 56 santi protettori, forse per non scontentare nessuno e acquisire la benevolenza di tutti. Dopo la riforma liturgica del 1973, la Chiesa riconosce soltanto San Gennaro come Patrono e Santa Patrizia e San Severo  quali compatroni.

Tuttavia  Aspreno è una figura importante nella storia ecclesiastica napoletana , in quanto Protovescovo e fondatore della prima Chiesa in città. Ma dall’epoca medioevale fino ai nostri giorni la sua figura è progressivamente calata nell’oblio, in contemporanea alla progressiva e travolgente ascesa della popolarità di San Gennaro. A parte però la sorprendente e recente riscoperta che lo mette in relazione all’antidolorifico e antinfiammatorio più famoso del mondo.

In realtà di Aspreno ci sono scarsissime notizie biografiche Secondo il Martirologio Romano la data di nascita è ignota mentre quella di morte è fissata al 3 Agosto 79 d.C. (entrambe a Napoli)  Vescovo della chiesa napoletana per 23 anni, all’epoca degli imperatori Traiano e Adriano.

Le sue spoglie , inizialmente tumulate  nelle Catacombe di San Gennaro, furono trasferite nel IX secolo  nell’attuale Duomo, dove tutt’oggi sono conservate sotto l’altare della cappella a lui intitolata. Oltre che primo vescovo, fu anche  il primo Patrono di Napoli, dal 1673 è stato venerato come secondo patrono della città.

La Cappella di S.Aspreno col “buco”

Nella Cappella del Tesoro del Duomo di Napoli c’è anche il busto argenteo di Aspreno  mentre nella cappella delle reliquie è conservato  il bastone con cui secondo la leggenda l’apostolo Pietro toccandogli il capo lo guarì da una malattia (cefalea?). Nella chiesa di Sant’Aspreno al Porto risalente al Seicento (e poi inglobata durante il Risanamento nel Palazzo della Borsa a Piazza Bovio) si trova poi il suo bastone pastorale.

Ma quello che interessa di più è l’ipogeo di questa chiesetta . Proprio qui c’è la nicchia con un foro in cui a partire dal Settecento i malati di emicrania inserivano la testa per curarsi. Il cosiddetto “buco di S.Aspreno.” Le persone si inginocchiavano per infilare la testa nel buco e invocare il santo, sperando in una guarigione miracolosa”.

Ma in realtà molti napoletani erano già scettici. Al punto che si diffuse nell’Ottocento una filastrocca che ironizzava sui fedeli creduloni che andavano nella Cappella convinti di guarire:

caruso,melluso,

miette ‘a capa ‘int’o pertuso

e ppo vène ‘o scarrafone

e tte roseca ‘o mellone