Palazzo Doria d’Angri e il mistero delle statue. Uno dei palazzi nobiliari più belli e famosi di Napoli si erge nell’attuale Piazza VII Settembre, più nota col vecchio nome di Largo dello Spirito Santo. Concepito per iniziativa del nobile genovese Marcantonio Doria, i lavori iniziarono nel 1760, anno in cui tuttavia il Doria morì per cui a proseguire l’opera fu suo figlio Giovancarlo che diede l’incarico a Luigi Vanvitelli. Questi, ormai anziano, sarebbe morto nel 1773 senza vedere concluso il Palazzo. Fu infine suo figlio Carlo a concludere i lavori seguendo il progetto del padre.
La facciata e le sue statue
Tuttavia un particolare non di poco conto sfugge a molti che osservano l’armonica facciata in stile neoclassico, col celebre balcone da cui nel 1860 si affacciò Garibaldi per proclamare l’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia. Sulla balaustra sul coronamento non sono più presenti le statue visibili invece nelle stampe e nelle foto d’epoca, tranne due sulla parte destra. E le altre? Facciamo un passo indietro.
Luigi Vanvitelli architetto di corte
Grazie al progetto di Luigi Vanvitelli il cosiddetto Emiciclo Carolino nell’omonima piazza chiamata Foro Carolino (poi Largo del Mercatello e infine Piazza Dante) rappresentò un’opera celebrativa del Regno di Carlo III di Borbone. I lavori durarono dal 1757 al 1765 e ancora oggi sono presenti tutte e ventisei le statue rappresentanti le virtù del Re. Di queste tre sono di Giuseppe Sammartino, le altre di scultori carraresi.
Chiamato vent’anni dopo dal nobile Marcantonio Doria, Vanvitelli replicò, stavolta in scala ridotta, ma comunque a breve distanza dal Foro Carolino, l’idea delle statue celebrative delle virtù, in questo caso del nobiluomo genovese. Approfittando del fatto che Carlo III di Borbone aveva intanto lasciato Napoli nel 1759 per diventare re di Spagna dopo la morte del fratello Ferdinando VI. E senza dunque il rischio di suscitare eventuali critiche della nobiltà cittadina per la celebrazione di un nobile non napoletano.
Considerando il fatto che il Palazzo con le sue sculture affacciava su via Toledo, la strada che i nobili percorrevano in carrozza spostandosi tra la Reggia di Capodimonte e Palazzo Reale.
Anche per questo Vanvitelli pensò per Palazzo Doria d’Angri a un coronamento abbellito da statue celebrative. Ma quante ne erano in origine ? Molti testi si fermano al numero di otto, probabilmente perché la gran parte delle raffigurazioni sono prese dalla Piazza antistante, e praticamente nessuna da via Toledo o da Via S.Anna del Lombardi.
In realtà oltre a queste otto ce ne erano altre. In un dipinto dell’Ottocento di Gaetano Gigante, che inquadra il Palazzo da una prospettiva leggermente sopraelevata, se ne contano distintamente dieci. Ma non sempre gli artisti sono fedeli al reale. Molto più la fotografia. E in varie foto risalenti al primo Novecento, in totale le statue sono dodici. Oltre alle otto del prospetto principale, altre due per ognuna delle facciate laterali.
La scomparsa delle statue
Viene comunemente riportato che durante la Seconda Guerra Mondiale le statue sarebbero state danneggiate, e per questo ne sono rimaste solo due. Alquanto strano che le sculture non fossero restaurabili, tutte o almeno una parte. E comunque, se fosse davvero così, perché non sono state conservate in attesa di un restauro ? E ancora, dove sono finiti gli eventuali frammenti ?
Oggi dunque la facciata presenta un coronamento asimmetrico. Ci sarebbero delle soluzioni. La prima consisterebbe nel collocare delle copie basate su disegni dell’epoca.
La seconda invece, più semplice e meno costosa, fu proposta dall’ingegnere direttore dei lavori di un restauro post-terremoto del 1980 (A. Nicolella). Ossia spostare una delle due statue superstiti e ricollocarla dalla parte opposta in maniera simmetrica. Al fine di restituire al palazzo il suo perduto equilibrio. Ovviamente con l’autorizzazione della Soprintendenza. Ma la proposta non ebbe seguito.
Nel 1940 l’importante collezione di dipinti ospitata nel Palazzo fu venduta (Rubens, Van Dyck, Tiziano, Tintoretto,Ribera, oltre al Martirio di S.Orsola di Caravaggio oggi nelle Gallerie d’Italia in via Toledo). Dopo quattro anni il Palazzo subì danni durante i bombardamenti, nel complesso limitati. Oltre alla collezione d’arte ( dipinti, arazzi, ceramiche) e alle sculture, anche il grande stemma dei Doria sulla facciata è scomparso ( è rimasta solo una parte della ghirlanda) Guarda caso, tutti elementi architettonici di pregio. Palazzo danneggiato o depredato?.
Sarebbero necessarie ulteriori ricerche storiche per chiarire cosa sia successo al Palazzo nell’immediato dopoguerra. Nel frattempo il mistero delle statue ( e delle virtù) perdute resta insoluto.




