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Due epigrafi al Molo Beverello

Due epigrafi al Molo Beverello

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Due epigrafi al Molo Beverello. Il Molo Beverello rappresenta il cuore del Porto di Napoli, che come è noto ha origini antichissime. Dai Greci ai Romani, dagli Angioini agli Aragonesi, fino ai Borboni e al Ventennio fascista.

Per secoli ha svolto funzioni commerciali (carico e scarico di merci) militari (approdo di navi da guerra) e civili, punto di partenza per i viaggi transoceanici degli emigranti meridionali in cerca di fortuna nelle Americhe.

Da alcuni decenni invece, spostate altrove le altre funzioni per motivi logistici, svolge esclusivamente funzioni  turistiche. In particolare come approdo delle grandi navi da crociera e come snodo per i collegamenti con le isole.

Due epigrafi al Molo Beverello.

Nella fretta e nel caos dei turisti di tutto il mondo  che lo attraversano con le loro valigie, nessuno nota la presenza di due iscrizioni in marmo poste ciascuna su un lato di un basamento in piperno proprio all’ingresso del Molo su via Marina.

Era in origine uno dei due pilastri di uno dei varchi al Porto, scampato miracolosamente ai lavori di rifacimento susseguitisi nei decenni, compreso l’abbattimento del muro e della cancellata  ( voluto dall’allora Sindaco Bassolino ) che dividevano  il porto dalla città.

Le due epigrafi raccontano due brani della storia cittadina molto diversi tra loro. La prima parla di guerra, la seconda di poesia

 

L’ingresso degli Alleati a Napoli

 

 

 

1 ottobre 1943 , ingresso a Napoli delle prime truppe anglo-americane guidate dal Generale Mark Clark. Le forze alleate trovarono una città devastata dalle macerie ma già libera dall’occupazione tedesca, grazie all’insurrezione popolare avvenuta tra il 27 e il 30 settembre 1943. Le storiche Quattro Giornate.

Alla memoria delle “Quattro Giornate di Napoli” è stata dedicata l’omonima Piazza al Vomero, sede anche della stazione Quattro Giornate della Linea 1 della Metropolitana. Ed epigrafi commemorative si trovano in varie zone della città.

Via Belvedere (Masseria Pagliarone)  sempre al Vomero, a via Luigi Sturzo (Masseria Pezzalonga) all’Arenella, all’ingresso del Palazzo della Borsa in Piazza Bovio, presso il Bosco di Capodimonte, in via Santa Teresa degli Scalzi, sul ponte della Sanità  e in Piazza Nazionale

Praticamente sconosciuta ai più è invece quella che si trova al Molo Beverello, in una delle zone, anzi probabilmente nella zona più colpita dai bombardamenti. Ma facciamo un passo indietro. Napoli era stata  la prima città europea a liberarsi da sola dai nazifascisti, ma anche la più danneggiata dai bombardamenti alleati.

Porto principale e capolinea delle rotte marittime verso l’Africa (in particolare la Libia) Napoli e dintorni ospitavano industrie di interesse strategico, sia civili che militari. Il silurificio di Baia, le officine Avio di Pomigliano, i Cantieri Navali, le industrie in zona Poggioreale, l’ILVA di Bagnoli.

Principale porto d’imbarco per le truppe e i materiali bellici verso il fronte sud, era stata bersagliata da  oltre cento bombardamenti aerei che tra il 1940 ed il 1943  avevano fatto  22.000 morti.

I tedeschi dal canto loro avevano un preciso obiettivo: distruggere il porto del capoluogo campano. Infatti Il 23 settembre, il colonnello Scholl emanò una nuova ordinanza che chiedeva lo sgombero entro le 20:00 di tutta la fascia costiera cittadina, fino a una distanza di 300 metri dal mare.

240.000 cittadini furono costretti ad abbandonare le proprie case in poche ore, per consentire la creazione di una “zona militare di sicurezza” che sembrava preludere appunto alla distruzione del porto.

Le ragioni di tale decisione restano oggetto di dibattito tra gli storici. Alcuni suggeriscono che i tedeschi volessero evitare che il porto potesse essere utilizzato dalle forze Alleate in caso di una controffensiva.

Ma in precedenza erano stati proprio gli Alleati, con i loro bombardieri e per gli stessi motivi militari a colpire pesantemente il porto. Per comprendere quanto gravi furono  le distruzioni nell’area portuale basti pensare che solo a quarant’anni di distanza, l’attuale via Marina (ex via Nuova Marittima)  è stata completamente risistemata .

Abbattendo edifici bombardati e disinnescando gli ordigni bellici ritrovati lungo il tracciato, è stato infine  realizzato un largo  percorso stradale rettilineo nella direzione est-ovest, per iniziativa dell’allora Provveditore alle Opere Pubbliche Ing Paolo Martuscelli.

Lungo via Marina all’incrocio con Piazza Municipio troviamo appunto una delle due epigrafi. Non c’è alcuna indicazione su chi abbia avuto l’iniziativa di apporla, né quando, ma poco importa, anzi forse è meglio così. Anonima  come il nome e il sacrificio  di quanti vissero  quei terribili anni di guerra, tra fame e miseria.

IN RICORDO CONGIUNTO

DELL’ENTRATA IN CITTA’

DELLE FORZE ALLEATE

SOTTO IL COMANDO AMERICANO

IL 1° OTTOBRE 1943

E DELL’EROICA INSORGENZA

DEL POPOLO NAPOLETANO

IN QUELLE GLORIOSE GIORNATE

DI FINE SETTEMBRE

Ferdinando Russo, poeta della plebe e della malavita

 

 

Ferdinando Russo (Napoli, 1866-1927)  uno dei poeti dialettali  più celebri, eterno rivale dell’altro grande poeta napoletano, Salvatore Di Giacomo. Poeta e romanziere,  ma anche paroliere di canzoni napoletane, nonchè giornalista di cronaca nera (Gazzetta di Napoli, Il Mattino, il Mezzogiorno).

Pur vantando amicizie importanti ed altolocate (Eduardo Scarfoglio, Matilde Serao, Gabriele D’Annunzio) era molto amato soprattutto dal popolo per via del suo linguaggio schietto, definito perciò “il poeta della plebe e della malavita”.

La definizione così sprezzante è dovuta al fatto che Russo non evitava , anzi amava frequentare i quartieri più degradati di Napoli, coi suoi bassifondi e la sua camorra. Tra i suoi romanzi ci sono infatti  titoli quali Memorie di un ladroScugnizziGente ‘e malavita.

Questo gli alienò molte simpatie negli ambienti nobili e borghesi e tra gli intellettuali napoletani, tra i quali Benedetto Croce, uno dei suoi nemici giurati. Per non parlare delle sue poesie dialettali erotiche che destavano scandalo. Al contrario fuori Napoli vantava illustri ammiratori come Carducci e Fogazzaro.

Va tuttavia precisato che il verismo dei suoi scritti si deve proprio alla profonda conoscenza di queste crude e dure realtà, scritti che hanno in realtà un preciso intento di critica sociale sulle condizioni di vita della plebe napoletana .

Lo stesso Emile Zola, anch’egli scrittore verista, in visita a Napoli si fece accompagnare da lui per conoscerne le zone più caratteristiche e al contempo più inquietanti.

Mentre Di Giacomo era un poeta “ da poltrona”, che componeva versi ascoltando la voce del cuore e facendo volare l’immaginazione, al contrario Ferdinando Russo era  poeta di vicolo, dalle cui mille voci   traeva costante ispirazione.

Tra le tante sue creazioni (ha coniato lui per primo il termine “scugnizzo”) gli si deve anche l’invenzione della cosiddetta “macchietta”, ossia una canzone dal testo satirico interpretata da un attore cabarettista. 50 macchiette che sbeffeggiavano  personaggi famosi con un linguaggio  triviale e pieno di doppi sensi.

Ritornando alla sua attività poetica, ricordiamo  Poesie napoletane e il poemetto ‘N Paraviso”. Ispirandosi ad un volo in mongolfiera, che provò personalmente nel 1891, racconta un’immaginario viaggio nel Paradiso al cospetto di Dio e dei Santi, tutti dialoganti rigorosamente in dialetto napoletano.

Ai suoi funerali presenziarono molti personaggi autorevoli della Napoli dell’epoca: Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio, Roberto Bracco, Amedeo Maiuri. Editori e librai osservarono un giorno di lutto. Perfino l’eterno rivale Salvatore di Giacomo pubblicò una lettera al «fratello mio generoso e buono, sincero amico, eterno fanciullo in cui sorride l’eterna Poesia»

Nel dopoguerra Carlo Nazzaro, giornalista e scrittore, autore di una prefazione ad una sua raccolta di poesie, scrisse le seguenti parole  sull’epigrafe all’ingresso del Molo Beverello:

QUI

TRA IL CASTELLO E IL MOLO

DOVE

L’ULTIMO CANTASTORIE

FAVOLEGGIO’

D’ARMI E D’AMORI

IL POPOLO RICORDA

FERDINANDO RUSSO

POETA E PALADINO

DELL’ANIMA NAPOLETANA