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La passione per il cinema come via di fuga

La passione per il cinema può diventare un linguaggio dell’anima, un modo per raccontare il mondo e sé stessi ma anche un mezzo di resilienza, per usare un termine che oggi va tanto di moda. Per Carmine, giovane moviemaker innamorato della settima arte non è stata una semplice passione ma la chiave per evadere da una prigione, una prigione non fatta di alte mura, e nemmeno di gelide sbarre; ma fatta di tremori incontrollabili. La sua prigione si chiama Parkinson.

Cinema come via di fuga

Sì, perché questo giovane ragazzo napoletano fa parte di quel 10 – 15% di malati di Parkinson che ha contratto questo terribile morbo in età giovanile. È iniziato tutto nel 2020 come lui racconta; anno ormai impresso come orribile nella memoria collettiva. Carmine come ogni persona, nota che il mondo all’improvviso si è fermato ed è caduto nell’incertezza più angosciante per il sopraggiungere della pandemia; la cosa che però non può minimamente prevedere è che assieme al mondo anche lui si ferma, letteralmente. La diagnosi arriva presto, impietosa, cattiva: morbo di Parkinson.

Trentasei anni e il mondo che crolla addosso assieme ad ogni certezza. Una carriera da chef a Londra un attimo prima e bloccato in un letto, l’attimo dopo, con la luce che si spegne.

Un periodo di buio chiamato depressione,  un tunnel che per la maggior parte dei ragazzi di quest’età colpiti così duramente potrebbe essere senza uscita. Ma non per Carmine. Si racconta come uno che non molla Carmine e lo dimostra in quei giorni faticosi fatti di pomeriggi chiuso in casa a guardare la TV. Da soggetto passivo e sconfitto però decide di trasformarsi in soggetto attivo chiedendosi: “E se fossi io a farla la TV o magari il cinema?”. I pomeriggi silenziosi si trasformano così in ore di studio e applicazione per quello che è il mondo dei suoi idoli: Tim Burton e James Cameron. Capisce che quel mondo può divenire la sua via di fuga ma anche il modo per raccontare la sua storia e magari per essere da esempio a chi come lui combatte la sua stessa battaglia. Studio, forza mentale e voglia di vivere fanno il miracolo.

L’undici maggio 2025 Carmine cambia la sua storia; il finale non è più un finale di quelli tristi ma è uno di quelli vittoriosi dove si festeggia la riscossa e il coraggio umano nelle avversità; con il cortometraggio “Ce ‘a pozzo fa’” vince il “Festival del Cinema dei Quartieri Spagnoli”, quartiere dove è nato ed è il caso di dirlo, dove è rinato . Il cinema che per molti è passione e lavoro per lui è stato terapia e resistenza. Ogni scena girata è una sfida vinta, ogni progetto concluso un atto di coraggio e di ribellione al suo destino.

Oggi nel 2026 Carmine continua la sua lotta e continua ancora a credere e a sognare; ogni suo successo è la dimostrazione che la bellezza e il successo possono nascere dalle crepe. La sua non è una storia di malattia ma una storia di successo umano e personale ed è la testimonianza che la malattia può cambiare il ritmo della vita ma non può spegnere la luce di chi sceglie nonostante le avversità, di raccontare il mondo con il cuore e il coraggio degli uomini veri.

In Italia si stima che le persone colpite dalla malattia di Parkinson siano circa 300.000, di queste la componente giovanile è significativa.