4shared
7.7 C
Napoli
mercoledì, 19 Gennaio 2022

La legge sul divorzio compie 50 anni

Da non perdere

Anna Borriello
Scrivo per confrontarmi col mondo senza ipocrisie e per riflettere sul rapporto irriducibile che ci lega ad esso.

Il primo dicembre è stato il cinquantesimo anniversario della legge sul divorzio in Italia. Ebbene sì, è passato già mezzo secolo da una delle leggi del 1970, la 898, che ha cambiato profondamente il tessuto della società italiana. Una società nella quale il matrimonio era — ed è tutt’ora — un valore molto solido per molti, difficile da mettere in discussione.

All’interruzione del matrimonio, infatti, sono associati sentimenti di fallimento, frustrazione e rabbia, anche se non va assolutamente dimenticato che questo diritto è, nei fatti, una conquista. Una conquista per la libertà del cittadino, per la possibilità di scegliere con consapevolezza la direzione del proprio futuro.

La legge 898  ha aperto le porte, tra l’altro, ad una stagione di riforme atte a garantire maggiori diritti civili alla popolazione. Gli anni ’70 sono stati un periodo florido, in questo senso, poiché, soli pochi anni dopo, nel 1978 fu varata la legge per l’interruzione volontaria di gravidanza. Ad essa seguirono la legge Basaglia e l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale basato sul circuito di cura e prevenzione.

La statistica Linda Laura Sabbadini, direttrice del gruppo di supporto femminile W20, ha rilasciato ad ANSA parole piuttosto significative: “nel 1975, con il nuovo diritto di famiglia, cade la patria potestà. Passa la parità dei coniugi nella coppia e soprattutto cade la discriminazione dei figli nati fuori dal matrimonio. Certo, rimane ancora il delitto d’onore ma anche questo crolla nel 1981. E ancora la legge sui consultori”.

La legge sul divorzio del 1970: una lunga gestazione

La legge 898, come è immaginabile, incontrò l’ostinata opposizione dei movimenti cattolici e della Democrazia Cristiana, il partito di maggioranza dell’epoca. Ad avere forte impatto sull’approvazione della 898, comunque di lunga gestazione, fu il referundum abrogativo del 1974. La legge raccolse circa il 60% di consenso.

Fu un momento epocale dal punto di vista politico, poiché per la prima volta i cittadini della Repubblica si espressero esplicitamente a favore di una separazione netta tra i dettami religiosi e le leggi dello Stato. La legge prese il nome dai suoi primi firmatari: Antonio Basilini, imprenditore milanese liberale, e Floris Fortuna, avvocato socialista che lasciò il Partito Comunista dopo l’invasione dell’Ungheria nel ‘56.

Dopo ben 25 anni di storia Repubblicana, l’Italia aveva una legge che permettesse ai cittadini di sfuggire a matrimoni infelici ed instabili. Le pressioni del Partito Liberale, del Partito Socialista Italiano, del Partito Radicale e dei movimenti femministi degli anni ’70 riuscirono a battere la Democrazia Cristiana, dando al paese una nuova prospettiva per il futuro.

image_pdfimage_print

Ultimi articoli