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Il Magnifico San Carlo: storia e bellezza

Il Magnifico San Carlo. Passeggiando in una bella giornata di sole nell’ampia area verde davanti al Maschio Angioino, allungando lo sguardo oltre i bellissimi giardini di Palazzo Reale, si vede la maestosa figura del massimo teatro napoletano, il Magnifico Teatro San Carlo. Voluto dalla mente e soprattutto dal cuore del monarca che probabilmente più di ogni altro ha amato Napoli, Carlo III di Borbone, rappresenta, ancora oggi, uno dei monumenti più iconici della città partenopea nel mondo. Siamo nel 1737 quando quest’opera meravigliosa viene inaugurata, anche grazie a lavori di costruzione velocissimi. È il 4 novembre, il giorno di San Carlo, e va in scena l'”Achille in Sciro” del maestro Sarro, con il libretto di Metastasio. Sul finire del secolo, sul palcoscenico del teatro napoletano si alterneranno musicisti del calibro di Handel, Haydn, Mozart, e poi il napoletano Cimarosa.

L’Ottocento porterà a calcare le tavole del palcoscenico artisti che eseguiranno opere di Donizetti, Rossini, Verdi e Puccini.
Ci avviciniamo, costeggiando il cancello laterale di Palazzo Reale, ed eccoci sotto il portico, davanti all’ingresso del teatro.
Sembra proprio di tornare indietro nel tempo…due ali di folla si distribuiscono ai lati del tappeto rosso che introduce al foyer. Una grande automobile con i vetri oscurati si ferma proprio davanti al portico: lo sportello si apre e, mentre i paparazzi mandano in tilt le loro macchine fotografiche, una affascinante Maria Callas attraversa il corridoio plaudente, pronta ad esibirsi nella “Lucia di Lammermoor” del maestro Donizetti. È il marzo del 1956, l’anno del grande inverno gelido, quello delle famose nevicate sul centro sud. Chiudiamo gli occhi e saltiamo avanti di qualche decennio, arriviamo nel 1996, quando è l’imponente figura di Luciano Pavarotti a salire sul grande palcoscenico del San Carlo, nei panni di Cavaradossi, a cantare per la sua Tosca, una splendida Raina Kabaivanska, in una edizione che resterà memorabile. Come dopo essersi risvegliati da un sogno, ci ritroviamo davanti all’ingresso, e non vediamo l’ora di entrare per ammirarne la bellezza. Con l’aiuto di una gentilissima maschera, ci addentriamo nel foyer, e poi nell’immensa platea: un brivido di emozione corre lungo la schiena nel vedere tanta magnificenza: l’enorme sipario sembra celare meravigliose sorprese non appena il pesante drappo dovesse aprirsi. Ci sembra di vedere, nel golfo mistico, gli orchestrali cominciare ad accordare i loro strumenti mentre le dame elegantissime della città prendono posto nelle loro poltrone. Alziamo lo sguardo verso il magnifico soffitto e poi verso i palchi che adornano l’intero emiciclo. Al loro interno, ciascuno ha un enorme specchio, ma non serviva alle dame per controllare la correttezza delle loro mise e delle acconciature. Erano tutti orientati verso il grande palco reale, ed il motivo era che solo il re poteva dare il via agli applausi o autorizzare l’uscita a fine spettacolo. Anche per noi è arrivato il momento di andare via, e allora chiudiamo gli occhi, e proviamo ad essere protagonisti di quel tempo…I cantanti sono sul palco, e si inchinano mentre l’orchestra, tutta in piedi, si volta verso il palco reale: Sua Maestà Carlo III di Borbone si alza in piedi e comincia ad applaudire: tutto il pubblico lo imita, e con questo scrosciante applauso di sottofondo, il Re , attraverso un corridoio interno, rientra a Palazzo Reale.
Adesso sì che anche noi possiamo uscire, ma di certo porteremo con noi un’emozione che riempie l’anima.