
Michelangelo Buonarroti, uno dei più grandi geni del Rinascimento italiano, autore del David e della volta della Cappella Sistina.
Il 6 marzo 1475 non è solo una data sul calendario, ma l’inizio di una rivoluzione estetica che ha cambiato per sempre il nostro modo di intendere la bellezza e il corpo umano.
Nato a Caprese che oggi si chiama infatti Caprese Michelangelo, si sentì sempre fiorentino nel sangue. Fu cresciuto da una balia che era figlia e moglie di scalpellini; lui stesso amava dire di aver bevuto “latte impastato con la polvere di marmo”.
Una delle sue più grandi opere Il David, scolpito da un unico blocco di marmo di Carrara già “rovinato” e abbandonato da altri artisti, Michelangelo riuscì a trarne la figura perfetta, simbolo della Repubblica di Firenze e della vittoria dell’ingegno sulla forza bruta.
6 marzo: nascita di un artista senza tempo
Subito dopo si adoperò in un’impresa titanica. Dipinse gli oltre 500 metri quadrati di soffitto della Cappella Sistina praticamente da solo, stando in piedi su impalcature e con il colore che gli gocciolava sugli occhi, creando quello che oggi è considerato il “testamento” del Rinascimento.
Molti storici dell’arte e neuroscienziati hanno notato che nella Creazione di Adamo parte del dipinto nella Cappella Sistina, il mantello che avvolge Dio ha una forma anatomicamente identica a quella di un cervello umano sezionato. Questo suggerisce che Michelangelo, che praticava segretamente autopsie, volesse simboleggiare che il dono di Dio all’uomo non era solo la vita, ma l’intelligenza.
A 87 anni, Michelangelo Buonarroti pronunciò la celebre frase “Sto ancora imparando“, a sottolineare che, nonostante la sua immensa esperienza e i capolavori realizzati, la vita è un processo di apprendimento continuo, un messaggio di umiltà e perfezionamento costante che ancora oggi ispira.
Questa frase racchiude la sua filosofia: anche un genio può continuare a perfezionarsi e scoprire nuove cose.
La disse mentre lavorava ancora incessantemente, dimostrando che la vera grandezza sta nel non sentirsi mai arrivati.




