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Eduardo De Filippo e il concetto di “teatro moderno”

Il 24 maggio nasceva Eduardo De Filippo, il più grande drammaturgo italiano del secondo Novecento. Nato a Napoli, figlio illegittimo dell’attore e commediografo Eduardo Scarpetta e della sarta Luisa De Filippo, De Filippo si formò nell’ambiente teatrale napoletano, mostrando le proprie doti comiche sin dall’inizio. Con il trascorrere del tempo, il celebre attore è diventato un’icona del teatro napoletano e non, facendosi conoscere anche all’estero.

La sapienza drammaturgica del napoletano è un perfetto connubio alchemico, un continuo miscelare tradizione, cultura e quotidianità. 

La poetica di Eduardo De Filippo si sviluppa su storie vere, tragiche ma anche comiche, come un contenitore che racchiude una compresenza di elementi nuovi ed innovativi; la sapiente arte del drammaturgo napoletano viene fuori con scaltrezza trascinando lo spettatore direttamente nella vicenda, per via logica e razionale, in modo da non produrre cesure nella fruizione.

Eduardo De Filippo: il dialetto napoletano come lingua ufficiale

De Filippo ottenne tantissimi riconoscimenti ufficiali, tra i quali la nomina a “Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana”, il “Premio Feltrinelli” dell’Accademia dei Lincei di Roma, il “Premio Pirandello”, due lauree honoris causa alle Università di Birmingham e Roma e la nomina di senatore a vita nel 1981.

In Eduardo De Filippo, di cui si è giustamente scritto tanto e probabilmente non si smetterà mai di farlo, un aspetto che merita molta attenzione è la lingua. L’attore, drammaturgo, poeta e regista napoletano infatti, utilizza spesso il dialetto napoletano, adatto per arrivare a tutti, quella che è stata definita una “napoletanità” molto vicina alla “sicilianità” di Pirandello ed alla “milanesità” di Bortolazzi.

Una lingua comune a tutti, che riesce a conquistare chiunque, dopo un periodo difficilissimo per il teatro napoletano. Grazie al dialetto napoletano, Eduardo De Filippo riesce a “mediare” il conflitto tra individuo e società, ma anche lo sdegno e l’amarezza per le condizioni in cui versava l’ambito teatrale (e quindi anche culturale) in quel preciso momento storico.

Attraverso l’universalità dei temi trattati e la creazione di una lingua teatrale in cui si uniscono dialetto, lingua italiana e mimica, infonde linfa vitale al teatro tradizionale. Esiste oggi una “grammatica ufficiale” del dialetto napoletano moderno che si basa sulle opere teatrali scritte da Eduardo.

Sicuramente Natale in Casa Cupiello e Filumena Marturano rappresentano le due opere principali di Eduardo De Filippo, le sue mille espressioni, quello sforzo disperato che compie l’uomo nel tentativo di dare alla vita un qualsiasi significato è teatro.