Napoli: Goethe e la storia del presepe napoletano

Goethe
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Napoli, capoluogo della Campania, è una città meravigliosa, ricca di storia, cultura e tradizione, patria di letterati, poeti, pittori, storici, nobili e molti altri, che nel tempo hanno contribuito a formare quell’immenso patrimonio di cui la città ancora oggi può vantare.

Tra i tanti poeti che visitarono Napoli, vi fu Johann Wolfgang von Goethe; nel 1786, a trentasette anni, il poeta tedesco decise di completare la sua formazione con il Grand Tour, visitando diverse parti d’Italia, tra le quali la splendida Napoli. Tra le tante bellezze che già allora la città partenopea offriva, il poeta, in patricolar modo fu colpito dal presepe napoletano, come egli stesso scriverà nell’opera intitolata “Viaggio in Italia”. 

Il presepe rappresenta il simbolo di Napoli e soprattutto l’arte e la tradizione che investono la città, attirando soprattutto nel periodo natalizio, innumerevoli turisti provenienti da svariate parti del mondo. Composto da tanti personaggi diversi, ognuno di essi, ha un valore simbolico fondamentale. Le lavandaie, ad esempio, che stendono i panni della Vergine Madre, sono le levatrici che accorrono per aiutare la giovane Madonna.

A Napoli, Goethe, scrive di aver provato tra le sensazioni più forti di tutto il viaggio; conosce lo sfarzo artistico ed economico di una città ricca e florida, fraternizza con alcuni dei suoi cittadini più illustri. Il poeta e drammaturgo tedesco, spinto da una irrefrenabile voglia di conoscenza, seppe sia ammirare ed esaltare (scrivendone) le bellezze della città, ma, soprattutto, fu colpito dalle profonde contraddizioni che la caratterizzavano e forse ancora oggi sono evidenti in alcune aree. Le tradizioni, i colori, le melodie, la storia e le usanze, un insieme di caratteristiche incredibilmente belle e sorprendenti al tempo stesso. Tra le usanze più antiche, Goethe fu colpito, come detto precedentemente, dal presepe, una delle tradizioni storiche, artistiche e culturali più antiche di Napoli.

Della splendida Napoli, Goethe imparò a conoscere i diversi aspetti, e dopo aver gustato la bellezza di “una vita senza affanni”, si soffermò sulla particolarità propria del presepe, di quella che può essere definita una composizione artistica, nelle quale le varie statuine che la compongono, hanno una precisa collocazione storica e culturale. Il presepe napoletano era ed è ancora oggi rappresentazione della vita quotidiana, emblema di una città così affascinante e ricca di aspetti divergenti.

Per quanto concerne la storia del presepe, ricordiamo che il primo presepe nel senso moderno del termine, si fa comunemente risalire a quello inscenato da San Francesco d’Assisi durante il giorno di Natale del 1223, nel piccolo paese di Greccio. Fu però il Settecento il periodo più fiorente per il presepe, che ormai aveva raggiunto gran parte d’Italia e veniva già declinato nelle differenti tradizioni popolari (napoletano, genovese). Il presepe nacque come strumento di comunicazione, inteso come “tramite”. Fu probabilmente questa veste simbolica a colpire Goethe, spesso associato all’aggettivo “olimpico”, in quanto sempre e costantemente alla ricerca del nuovo, del bello che va oltre l’apparenza.

Probabilmente è anche per questo motivo che il presepe napoletano, nonostante sia stato oggi arricchito con aspetti definibili tecnologici, volti a stupire e ad arricchire il senso estetico, continui a rappresentare il bello, attraverso il realismo e la semplicità. 

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