Flusso d’informazioni online: posizione della CdG La Corte di Giustizia si esprime riguardo al caso Schrems sulla tutela dei dati facebook e il loro trasferimento presso altre aziende

La Corte di Giustizia si è espressa sulla decisione della Commissione europea di qualche anno fa concernente la protezione del flusso d’informazioni online offerta dal regime sul relativo trasferimento tra Stati Uniti e Unione europea. Il rischio rappresentato dai programmi di sorveglianza americani porta ad una rivalutazione rispetto a ciò che precedentemente era stato considerato “adeguato”.

Per comprendere quali sono le origini della questione bisogna partire dall’accadimento che ha dato luogo a tutta la vicenda. Un cittadino austriaco, Max Schrems, attivista nelle campagne contro la violazione della privacy attraverso Facebook, denuncia quest’ultimo per il trasferimento dei suoi dati da Facebook Ireland a Facebook inc. – per chi non la conoscesse, si tratta dell’impresa statunitense che controlla il servizio di rete sociale Facebook, fondata nel 2004 da Mark Zuckerberg, Eduardo Saverin, Andrew McCollum, Dustin Moskovitz e Chris Hughes.

La Corte di Giustizia dell’Ue ha accolto il ricorso di Schrems, dichiarando invalido il “Privacy Shield” risperro al flusso d’informazioni in rete. Si tratta di un accordo preso nel 2016 tra Unione europea e Stati Uniti che consiste in un meccanismo che prevede la possibilità di inviare dati sensibili a questi, attraverso Facebook e altre migliaia di aziende americane.

Per ovviare subito alla creazione di una lacuna nella disciplina di meccanismi del suddetto tipo, la Corte ha immediatamente approvato una nuova modalità di trasferimento dati, nota come “clausule contrattuali tipo”, sottolineando l’importanza dell’attività dei garanti della privacy nel loro ruolo di intervenire e sospendere il trasferimento di ogni dato qualora fosse sprovvisto di un’adeguata tutela.

Così in particolare si tratta di una posizione della Corte di Giustizia europea, in contrasto con quella della Commissione, che nel 2016 valutava come “adeguato” il vecchio sistema di tutela della privacy, annullandone la decisione.

Il nuovo assetto legislativo rispetto al flusso d’informazioni online, nel suo complesso, comunque non prevedere un controllo assoluto rispetto a quello precedente, esiste ancora la possibilità di uno scambio che si richiedeva in qualche modo arrestare. Ma una decisione più drastica avrebbe bloccato in toto il trasferimento di informazioni necessario per le aziende in questione.

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1996 - Laureata e specializzanda in scienze politiche. Da sempre appassionata di scrittura nella sua potenzialità di condividere e trasferire sottili intuizioni e prospettive, o irripetibili combinazioni dell'essere. Fermare la "visione" significa assistere l'evoluzione, e m'illumina d'immenso!

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