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De Nittis a Capodimonte, incredibile vicenda

De Nittis a Capodimonte, incredibile vicenda

 

 

Giuseppe De Nittis (1846- 1884) è ormai entrato nell’Olimpo della pittura impressionista , praticamente  unico italiano  ammesso ormai unanimemente in  questa straordinaria corte composta quasi esclusivamente da artisti francesi. Le mostre su questo artista si susseguono ormai a ritmi incalzanti, ultima delle quali quella milanese appena conclusa, riscuotendo sempre un grandissimo successo di pubblico. E poi , oltre alle opere presenti in tanti Musei, la Pinacoteca De Nittis di Barletta espone la più importante collezione dell’artista che fu donata alla sua  città natale dalla moglie Leontine.

La “Traversata degli Appennini” del Museo di Capodimonte a Napoli, una delle sue opere più famose, presente in tutti i manuali di storia dell’arte, è uno dei dipinti più rappresentativi dell’Ottocento italiano. Al pari del Bacio di Hayez o del Quarto Stato di Pellizza da Volpedo. Ebbene, pochi conoscono l’incredibile vicenda dei De Nittis di Capodimonte.

Napoli Milano andata e ritorno

Nel 2005 la Fondazione Mazzotta di Milano aveva chiesto ed ottenuto in prestito dal Museo di Capodimonte, per una mostra, tre opere del celebre artista. Oltre al quadro in questione, anche “Casale nei dintorni di Napoli” e “Il caffè”. Una volta terminata la mostra  i tre dipinti, assicurati per un valore complessivo di un milione e 700.000 euro, erano rientrati a Napoli trasportati con un furgone. A detta dei due autisti, un egiziano e un albanese, interrogati successivamente dall’autorità giudiziaria, erano arrivati a Napoli in ritardo sulla tabella di marcia. Essendo a quell’ora il Museo chiuso , avevano pensato di passare  la notte in un hotel di Viale Kennedy a Fuorigrotta. Pertanto avevano lasciato , incredibile ma vero, il furgone con i tre De Nittis parcheggiato lungo la strada davanti all’albergo. La mattina successiva il furgone sarebbe stato ritrovato aperto e dei tre quadri nessuna traccia.

La ricerca

Dopo cinque anni, quando ormai sembrava impossibile poterli recuperare, due delle tre opere furono ritrovate dai Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura della Repubblica di Venezia e del Nucleo tutela Patrimonio Culturale .

Le indagini erano state effettuate negli ambienti dei collezionisti e dei ricettatori, in sinergia con i colleghi del Nucleo di Napoli. I due quadri furono ritrovati nel garage di un veneziano disoccupato senza precedenti penali. Secondo il Procuratore veneziano i ladri non sapevano cosa stessero rubando, e avrebbero poi cercato un canale e dei consulenti per piazzare le opere.

I due dipinti ritrovati (manca tuttora all’appello il terzo) furono poi riconsegnati a Capodimonte, per essere innanzitutto restaurati, essendo stati rifoderati per celare i timbri e i numeri di inventario .

Inoltre il Casale  era stato riverniciato , mentre alla Traversata degli Appennini, che probabilmente Giuseppe De Nittis aveva dipinto in un tratto altoirpino della strada Nazionale delle Puglie, era stato spatinato il cielo. Aveva  così perduto quella tipica atmosfera d’aria nitida e tersa dopo una nevicata, che lo ha reso  famoso.

Una nuova sparizione

Ma l’incredibile vicenda dei De Nittis di Capodimonte non è ancora finita. Chi oggi visitando il Museo voglia ammirare i due quadri rimarrà subito deluso. Dopo il restauro infatti sono stati collocati nella Sezione Ottocento Privato, in un piano ammezzato normalmente chiuso al pubblico. Per visitarne le sale, incredibile ma vero, occorre una  prenotazione a parte che si può effettuare solo inviando preventivamente una mail all’indirizzo del museo.

De Nittis a Capodimonte, incredibile vicenda

Inutile sottolineare, perché talmente lampante, come in tutta questa vicenda molti particolari non tornano. Le modalità del furto e le  spiegazioni fornite dai due autisti e il loro comportamento fanno chiaramente pensare ad un furto su commissione.

Probabilmente l’opera meno nota delle tre (Il Caffè) fu piazzata  più facilmente, mentre le altre due,in particolare  la Traversata degli Appennini, incontrarono notevoli difficoltà ad essere vendute nel mercato clandestino.

Ma se ci furono errori nella gestione museale del prestito e del trasporto delle preziose opere, perchè penalizzare ancora oggi i visitatori del Museo ? Proprio non si capisce allora il motivo di chiuderle in una sala inaccessibile, sottraendoli alla fruizione pubblica.

Certo De Nittis è artista dalla fama in costante ascesa. Collezionisti , musei e mostre se lo contendono sempre più, ma se ci riferiamo al valore delle opere ebbene a Capodimonte ce ne sono tante altre dal valore assai superiore.

A meno che, azzardiamo un’ipotesi, si sia voluto calare un velo di silenzio su tutta la vicenda che presenta molti lati oscuri. Non ci risulta infatti che altre opere d’arte trafugate e poi ritrovate siano state  chiuse a chiave anziché essere nuovamente esposte.

E dunque, se un artista così importante come De Nittis è stato restituito a Capodimonte, è giunta l’ora che il Museo lo restituisca finalmente e liberamente a tutti noi. Per non rassegnarci a vederle solo sul web. L’arte vista dal vivo è tutta un’altra cosa. Comprese le opere del grande De Nittis.