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sabato, 24 Settembre 2022

Aborto consentito solo dopo aver ascoltato il battito fetale

L'Ungheria inasprisce le regole sull'interruzione volontaria di gravidanza

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Anni di battaglie sociali, di proteste, talvolta anche di gesti estremi hanno portato nell’occidente “progressista” alle leggi sull’aborto.

Il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza è stata una delle più grandi conquiste per le donne.

Un diritto su cui ora, molti stati, stanno facendo un passo indietro.

È toccato prima  alle popolazioni oltre oceano , con la decisione, poco apprezzata, della corte Suprema americana di abolire al diritto al voto dalla carta costituzionale.

Ora, invece, è la volta dell’Ungheria, che nasconde dietro un finto buonismo la volontà di impedire l’interruzione di gravidanza.

Secondo una legge approvata pochi giorni fa sarà infatti possibile abortire, ma solo dopo aver ascoltato il battito del feto.

Ungheria: storia del diritto di aborto

Le leggi sull’aborto in Ungheria sono relativamente liberali e rimaste per lo più invariate da quando l’aborto è stato legalizzato nel periodo socialista del Paese nel 1953.

Ad oggi, in Ungheria l’aborto è consentito fino al raggiungimento della 12esima settimana di gravidanza per motivi medici o sociali, ma per riuscire a intraprendere l’operazione è necessario un lungo iter di colloqui.Questo iter avrebbe lo scopo,  secondo molte associazioni di disincentivare.

Il provvedimento, firmato dal ministro dell’Interno, Sándor Pintér, stabilisce che prima di abortire la donna deve presentare un documento che attesti di aver ricevuto informazioni sui segni vitali del feto.

E cioè  i medici dovranno “fornire alla donna incinta un’indicazione dei segni vitali del feto, in modo chiaramente identificabile“, ecco quanto si legge nel decreto.

In pratica, la normativa vincolerà l’esecuzione di un aborto a una nuova condizione: lo specialista che diagnostica la gravidanza deve dimostrare che la donna interessata ad abortire abbia mostrato in modo chiaro e identificabile segni di funzioni vitali fetali, che potrebbe trattarsi proprio del battito cardiaco fetale o della registrazione ecografica effettuata durante l’esame.

Un passo indietro colossale che mette in serio pericolo tutto ciò che per anni si è cercato di salvaguardare e cioè il diritto alla procreazione.

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