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Sciopero generale, 30 ottobre 2026

Sciopero generale, 30 ottobre 2026. L’Unione Sindacale di Base (USB) ha indetto per oggi 30 ottobre uno sciopero generale di 24 ore.

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Sciopero generale, 30 ottobre 2026. L’Unione Sindacale di Base (USB) ha indetto per oggi 30 ottobre uno sciopero generale di 24 ore. Lo sciopero avrebbero dovuto interessare tutti i settori, privati e pubblici. Ma ad intervenire sul settore dei trasporti è stata la Commissione di Garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi essenziali, che ha rilevato, per il settore del trasporto pubblico locale, la violazione del periodo di franchigia previsto in occasione della commemorazione dei defunti, compreso tra il 30 ottobre e il 5 novembre. Secondo la commissione lo sciopero non potrà essere effettuato nella data originariamente prevista e sarà riprogrammato secondo le disposizioni che saranno successivamente comunicate dall’organizzazione sindacale. Sull’Ordinanza n. 204T del 27 ottobre 2026 del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti si legge: Precettazione Ministero dei Trasporti  “Limitatamente al settore di trasporto aereo, taxi, trasporto pubblico locale, trasporto ferroviario, trasporto marittimo, appalti ferroviari e circolazione e sicurezza stradale, interessati dalla regola della franchigia legata alla commemorazione dei defunti, il differimento ad altra data dello sciopero generale del 30 ottobre 2026 proclamato in data 6 ottobre 2026 dalla segreteria nazionale dell’O.S. USB per i settori privati e pubblici con adesioni di USB Lavoro Privato e USB Lavoro pubblico”.  A seguito di tale decisione alcune aziende di trasporto, tra cui  Trenord, Trenitalia e EAV e tante aziende di trasporto locale,   hanno revocato lo sciopero. Viaggeranno senza interruzioni metropolitane, bus e tram su tutto il territorio nazionale.

Le motivazioni dello sciopero

Il Sindacato promotore dello sciopero chiede di “Unire le proteste”: “In questa situazione nessuno può pensare di salvarsi da solo. C’è bisogno di unire le proteste e costruire una mobilitazione generale di tutte le categorie sociali e del lavoro per rivendicare la messa sotto controllo dei prezzi, il rilancio di salari  e pensioni,  una spesa pubblica indirizzata verso i servizi sociali e non alle armi”.  Si spazia dalla richiesta dell’adeguamento degli stipendi all’aumento del costo della vita, anche attraverso il ripristino della scala mobile, dalla richiesta di  interventi mirati  per ridurre i prezzi dei beni essenziali ad una riduzione dell’IVA sui beni di prima necessità.

Dalla scuola alla sanità al mondo dell’istruzione, comprese alcune associazioni studentesche, per oggi sono previste grandi manifestazioni in tutta Italia, un altro banco di prova per l’ordine pubblico.