Il blocco dei Tir, è partita dal sud la rivolta dei trasportatori. Prima o poi doveva succedere e gli autotrasportatori lo stanno facendo, bloccare l’Italia in attesa di risposte serie e concrete sul caro carburanti, che da mesi attanaglia il nostro Paese. La Calabria è stata la prima regione dove gli autotrasportatori hanno istituito presidi fissi tra Lametia Terme e Gioia Tauro. A seguire la regione Sicilia, che ha proclamato lo sciopero dei trasportatori fino al 20 ottobre. E la Puglia, dove in taluni punti alla protesta degli autotrasportatori si è affiancata quella dei trattori e dei camion. Anche la Campania ha visto il blocco autostradale estendersi fino alla A1 all’altezza di Caianello, l’arteria autostradale che collega il nord al sud Italia passando per le più grandi città. Inoltre i mezzi pesanti sono di presidio sull’autostrada A30 Caserta-Salerno nei pressi di Nola, creando non poco disagio alla circolazione delle auto. Ad una settimana e più dall’inizio del blocco il Governo ha deciso di convocare un tavolo di confronto per il 27 ottobre presso il Ministero dei Trasporti.
Il problema parte da lontano
Il caro carburante non è cominciato adesso, ma sicuramente ha visto una costante nell’aumento dei prezzi negli ultimi anni, soprattutto dal 2022 anno di inizio della Guerra in Ucraina dove il diesel arrivò a toccare i 2,22 euro al litro. A questo dobbiamo aggiungere la guerra in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz, anche se con un incidenza solo del 9% del nostro fabbisogno. A settembre L’ENI è intervenuto con un’azione privata e ha portato il tetto massimo del diesel a 2,190 euro al litro per trenta giorni. Ma evidentemente non è bastato e gli autotrasportatori chiedono un intervento immediato, impattante e non transitorio dal Governo. Anche il taglio delle accise effettuato negli ultimi mesi non è bastato a rasserenare gli animi e oggi il sud ha dato vita al blocco dei tir con quella che si prevede come la più grande protesta del settore autotrasporti degli ultimi decenni.
L’impatto sulle imprese e sulle famiglie
Il caro carburante denunciato dai trasportatori incide in modo indiretto, con conseguenze a cascata, anche sulle imprese e sulle famiglie, l’80% delle merci in Italia viaggia su gomma.
A questo proposito è il Segretario Generale della Confederazione Impresa Italia ad intervenire: “Il costo dell’energia sta compromettendo la sostenibilità economica di migliaia di attività produttive, servono risposte strutturali, non soltanto provvedimenti emergenziali. Un credito d’imposta non equivale a un pieno meno costoso. Per molte piccole imprese il problema è la liquidità necessaria oggi, non soltanto il ristoro di una spesa già sostenuta”.
Le famiglie intanto si difendono con tagli alle spese più o meno corposi. Si comincia con il ridurre viaggi e vacanze, tempo libero e svago e spostamenti in auto non indispensabili, a finire con il taglio della spesa per l’energia domestica e il settore alimentare e sanitario.
A seguito del blocco della distribuzione si cominciano a denunciare i primi ritardi sull’’approvvigionamento delle merci, come il carburante stesso, che risulta esaurito in tanti distributori, i farmaci, che prevedono consegne giornaliere e i supermercati, dove si cominciano a denunciare carenze di scorte con effetti sugli scaffali vuoti.





