21 ottobre, la Chiesa Cattolica ricorda Sant’Orsola. Il racconto della vita e del martirio di Sant’Orsola si perdono nella notte dei tempi in un misto di storia e mito: Orsola fu martirizzata insieme ad atre 11.000 vergini a Colonia il 21 ottobre del 385 d.C. Verosimilmente la leggenda si fonda su una iscrizione rinvenuta a Colonia (Iscrizione di Clematius) dove viene riportato il racconto di alcune martiri cristiane uccise per la loro fede. Un martirio avvenuto con ogni probabilità sotto il dominio di Diocleziano. Ancora verosimilmente il numero undicimila potrebbe essere una errata trascrizione di quella stessa opera o un equivoco sulle undici navi, che Orsola avrebbe chiesto per il suo viaggio.
La leggenda
Non è certa la data, si presume tra il IV e il V secolo, ma la leggenda narra la vita e il martirio di una bellissima nobile, probabilmente principessa, cristiana, unica figlia di Dionoto, , un cornovagliese o Bretone, governatore di un territorio ormai cristianizzato per conto dell’impero romano. La bella Orsola venne chiesta in sposa da Conan Meridiac, in alcuni testi Ereo, in altri Etereo. In cuor suo, si era già votata al Signore, ma sapeva anche di non poter rifiutare la proposta, il rischio era quello di scatenare una guerra tra suo padre e il principe Conan. Una notte le andò in sogno un angelo che, le consigliò di accettare la proposta, ma a condizione di poter avere tre anni di tempo per viaggiare e la conversione al cristianesimo del suo promesso sposo. Le condizioni furono accettate e Orsola si imbarcò su undici navi insieme a undicimila vergini, alla volta di Roma. Le undicimila vergini facevano parte di una schiera più folta di 72.000 vergini, che il padre aveva inviato in dono a re Conan. Alcuni testi riportano che con loro si imbarcò anche il promesso sposo, ormai convertito al cristianesimo e che durante il viaggio si sposarono ed ebbero un figlio, Gadeon. Le navi attraversarono lo stretto d’Inghilterra, risalirono il Reno passando per Colonia e Basilea fino in Svizzera, da dove il viaggio proseguì a piedi fino a Roma. Ad accogliere la schiera di vergini c’era l’allora Papa Ciriaco, figura leggendaria non storicamente attestata, che alcuni testi riportano come battezzante di Conan e colui che celebrò le nozze tra il principe e Orsola. Alla morte di suo padre il marito e il figlio si imbarcarono per tornare in Patria e lei si trattenne ancora a Roma. E fu nel suo viaggio di ritorno, insieme alle altre 11.000 vergini, che, a Colonia, si imbatté negli Unni. La città era stata conquistata dal popolo barbaro comandato secondo la leggenda da Attila, che chiese in sposa la bella Orsola. Al rifiuto delle 11.000 vergini di accondiscendere ai voleri dei barbari, il re degli Unni le fece uccidere tutte in un giorno e gettare in una fossa comune. Al rifiuto di Orsola fece trucidare anche lei dai suoi arcieri, ma a differenza delle altre, le fu attribuito l’onore di un funerale solenne. Una delle leggende riporta che il Papa accompagnò la giovane principessa nel viaggio di ritorno e subì lo stesso destino.
La leggenda del martirio di sant’Orsola ha avuto larga eco in tutto il medioevo. Nel 1535 Angela Merici fondò a Brescia l’ordine delle Orsoline, dedite alla formazione ed educazione delle fanciulle. Da allora Sant’Orsola è la protettrice delle maestre, delle educatrici, degli orfani, delle studentesse e delle giovani.
A napoli è conservato presso le gallerie d’Italia di palazzo Piacentini, la sede storica del Banco di Napoli, il Martirio di Sant’Orsola, un dipinto a olio su tela (143×180) eseguito nel 1610 da Caravaggio. L’opera è di fatto l’ultima eseguita da Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio (Milano, 29 settembre 1571-Porto Ercole, 18 luglio 1610).





