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Il dogma dell’infallibilità pontificia

Il dogma dell’infallibilità pontificia, o infallibilità papale, venne proclamato nel 1870 da Papa Pio IX attraverso il Concilio Vaticano I.

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Il dogma dell’infallibilità pontificia, o infallibilità papale,  venne proclamato nel 1870 da Papa Pio IX. Per proclamarlo fu convocato il Concilio Vaticano I, che segnò la fine del potere temporale dei Papi e che suscitò le proteste dei cattolici liberali, soprattutto francesi e tedeschi, che per non dare un voto contro abbandonarono Roma, e  diede via  allo scisma vetero-cattolico (vecchio-cattolico).   Entrambi  rifiutarono i dogmi della giurisdizione universale del Papa e l’infallibilità Papale imposti dalla Chiesa Cattolica Romana. La definizione afferma che i dogmi proclamati dal Papa sono validi di per sé, senza la necessità del consenso della Chiesa.  Sin dai primi secoli dalla nascita della Chiesa Cattolica,  si era reso necessario mettere in rilievo la  figura del Papa, ma la Chiesa dei primordi  si era sempre basata sui concili per le decisioni in materia di fede e per la proclamazione dei dogmi e inquadrava  il Papa come semplice Vescovo di Roma. Ed ecco che  lo stesso Pio IX   nel  1854 aveva proclamato ex cathedra il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria,  la Madre di Gesù  nata senza  peccato originale.  Ovviamente questo portò i cattolici a chiedersi quanto fosse lecito questo dogma di fede essendo venuto direttamente dal Papa e non dal concilio. E così nel 1870 Papa Pio IX risolse la questione attraverso il Concilio Vaticano I e la proclamazione del dogma dell’infallibilità pontificia.

Il dogma dell’infallibilità papale fu definito con la costituzione dogmatica Pastor Aeternus.

«Perciò Noi, mantenendoci fedeli alla tradizione ricevuta dai primordi della fede cristiana, per la gloria di Dio nostro Salvatore, per l’esaltazione della religione Cattolica e per la salvezza dei popoli cristiani, con l’approvazione del sacro Concilio proclamiamo e definiamo dogma rivelato da Dio che il Romano Pontefice, quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani, e in forza del suo supremo potere Apostolico definisce una dottrina circa la fede e i costumi, vincola tutta la Chiesa, per la divina assistenza a lui promessa nella persona del beato Pietro, gode di quell’infallibilità con cui il divino Redentore volle fosse corredata la sua Chiesa nel definire la dottrina intorno alla fede e ai costumi: pertanto tali definizioni del Romano Pontefice sono immutabili per se stesse, e non per il consenso della Chiesa. Se qualcuno quindi avrà la presunzione di opporsi a questa Nostra definizione, Dio non voglia!: sia anatema.» (Pastor Aetenus, 18 luglio 1870)

Un dogma cattolico che afferma che il Papa non può sbagliare quando esercita il ministero petrino, ossia quando parla ex cathedra, ovvero quando esercita   il «suo supremo ufficio di pastore e di dottore di tutti i cristiani» e «definisce una dottrina circa la fede e i costumi»; quanto da lui stabilito sotto queste condizioni «vincola tutta la Chiesa».  Secondo la dottrina  cattolica lo Spirito Santo guida tutte le azioni del Papa nel suo magistero straordinario della Chiesa, ma non tutte godono del dogma dell’infallibilità pontificia. Per essere tale bisogna che venga dichiarata esplicitamente.