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9 ottobre nella storia: dal Vajont a John Lennon, fino al meteorite di Peekskill

Il 9 ottobre nella storia: dalla tragedia del Vajont alla nascita di John Lennon, fino alla nascita dell'Uganda e al meteorite di Peekskill.

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9 ottobre nella storia: dal Vajont a John Lennon, fino al meteorite di Peekskill

Per l’Italia il 9 ottobre è soprattutto la data del Vajont: una montagna franata nel lago, interi abitati travolti, quasi duemila morti. A questa giornata appartengono anche vicende lontane tra loro per luoghi e significato. La nascita di John Lennon, l’indipendenza dell’Uganda, una luce inattesa nel cielo del Seicento. Sette eventi da ripercorrere, con il contesto necessario a capire che cosa accadde e quali conseguenze ebbe.

1604, la supernova che porta il nome di Keplero

Il 9 ottobre 1604 venne osservata una luce nuova nella costellazione di Ofiuco. Nei giorni successivi raggiunse una luminosità superiore a quella di Giove e richiamò l’attenzione degli astronomi. Oggi la conosciamo come supernova di Keplero, dal nome dello studioso che ne seguì a lungo l’evoluzione.

Johannes Kepler, allora a Praga, cominciò a osservarla il 17 ottobre. Continuò per oltre un anno, registrandone i cambiamenti, e nel 1606 pubblicò il volume De Stella nova in pede Serpentarii. Le osservazioni avvenivano a occhio nudo: mancavano ancora alcuni anni all’uso astronomico del cannocchiale da parte di Galileo.

La comparsa di un astro, seguita dal suo progressivo affievolirsi, poneva un problema alle concezioni tradizionali del cielo. L’idea che il mondo celeste fosse immutabile doveva confrontarsi con un fenomeno che chiunque poteva vedere. Già la supernova studiata da Tycho Brahe nel 1572 aveva alimentato quella discussione.

La spiegazione fisica sarebbe arrivata molto più tardi. Gli astronomi classificano l’evento del 1604 come una supernova di tipo Ia, prodotta dall’esplosione termonucleare di una nana bianca. I resti dell’esplosione vengono studiati anche attraverso i raggi X, che permettono di analizzare il materiale espulso e la sua interazione con l’ambiente circostante.

Queste ricerche aiutano a comprendere una famiglia di esplosioni usata per misurare le distanze cosmiche. La luce annotata da Keplero continua così a fornire informazioni, attraverso ciò che l’esplosione ha lasciato nello spazio.

1874, quando le lettere cominciarono ad attraversare un mondo più piccolo

Una lettera diretta all’estero poteva attraversare diversi confini, ciascuno con le proprie tariffe e procedure. Nell’Ottocento gli accordi fra amministrazioni postali avevano già aperto numerosi collegamenti, ma il sistema restava frammentato. L’aumento dei commerci e degli spostamenti rendeva sempre più urgente semplificarlo.

Il 9 ottobre 1874, a Berna, ventidue Paesi firmarono il trattato che istituiva l’Unione generale delle poste. L’intesa arrivava dopo una conferenza riunita a Parigi nel 1863 e il lavoro del funzionario tedesco Heinrich von Stephan, tra i principali promotori di una cooperazione più ampia.

Il principio alla base dell’accordo era concreto: considerare i Paesi aderenti come un unico territorio per lo scambio della corrispondenza. Il trattato stabiliva regole comuni e garantiva il transito della posta attraverso i territori dei membri. Le amministrazioni nazionali continuavano a gestire i propri servizi, dentro una rete coordinata.

Per chi spediva, significava poter contare su un sistema internazionale più semplice. Per gli uffici postali, disporre di una cornice condivisa entro cui organizzare l’inoltro delle lettere, superando la dipendenza da una molteplicità di intese separate.

Il nuovo ordinamento entrò in vigore il 1° luglio 1875. Nel 1878 l’organizzazione assunse il nome di Unione postale universale; nel 1948 divenne un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite.

La Giornata mondiale della posta, celebrata il 9 ottobre, ricorda proprio la firma di Berna. Dietro una pratica quotidiana come affrancare una lettera c’era ormai un accordo capace di far collaborare servizi di Paesi diversi.

9 ottobre 1940, nasce John Lennon

John Winston Lennon nacque a Liverpool il 9 ottobre 1940, durante la Seconda guerra mondiale. Nel 1957 incontrò Paul McCartney: da quel sodalizio, con l’arrivo di George Harrison e i successivi cambiamenti del gruppo, nacquero i Beatles. Ringo Starr si unì alla band nell’agosto 1962, completando la formazione che avrebbe raggiunto il successo internazionale.

La collaborazione fra Lennon e McCartney accompagnò una trasformazione rapidissima. In pochi anni le canzoni passarono dall’immediatezza delle prime incisioni a forme più complesse, sostenute da un uso sempre più inventivo dello studio di registrazione. La scrittura di Lennon portò nei dischi inquietudini personali, ironia e immagini surreali, allargando gli argomenti e il linguaggio della canzone pop.

Dopo i Beatles, quella ricerca proseguì con un’esposizione più diretta della propria vita. In John Lennon/Plastic Ono Band, del 1970, affrontò perdita, famiglia e identità; l’anno seguente pubblicò Imagine. Accanto alla musica c’erano le iniziative pacifiste condivise con Yoko Ono, che fecero della coppia una presenza riconoscibile anche nel dibattito pubblico.

Il 9 ottobre tornò nella sua storia nel 1975. Mentre John compiva trentacinque anni, a New York nasceva Sean, suo figlio e di Yoko. Seguì una pausa di circa cinque anni dall’attività discografica, durante la quale Lennon si dedicò alla famiglia.

Il ritorno arrivò nel 1980 con Double Fantasy, realizzato insieme a Ono. Tra le canzoni c’era Beautiful Boy (Darling Boy), dedicata a Sean: un racconto della paternità che riportava nei dischi l’esperienza maturata durante gli anni lontano dalla scena.

1962, l’Uganda diventa indipendente

Il 9 ottobre 1962 l’Uganda ottenne l’indipendenza dal Regno Unito. Si chiudeva il periodo del protettorato britannico, istituito nel 1894, e il governo guidato da Milton Obote assumeva la responsabilità di uno Stato sovrano.

Il passaggio era stato preparato da elezioni e negoziati costituzionali. Nel marzo 1961 le prime elezioni generali dirette avevano dato la maggioranza al Partito democratico di Ben Kiwanuka. Una conferenza a Londra, nel settembre successivo, aveva definito le basi del futuro ordinamento; l’autogoverno era stato introdotto il 1° marzo 1962.

Le nuove elezioni del 1962 cambiarono gli equilibri. L’Uganda People’s Congress di Obote formò una coalizione con Kabaka Yekka, il movimento legato alla monarchia del Buganda. Quest’ultimo era uno dei regni compresi nel Paese e disponeva di istituzioni proprie, con un peso rilevante nella trattativa sul futuro assetto dello Stato.

L’indipendenza poneva dunque anche una questione interna: come distribuire il potere fra governo centrale e autorità dei regni. La Costituzione del 1962 riconosceva competenze e autonomie territoriali, riservando al centro la maggior parte dei poteri legislativi. Era un compromesso fra interessi diversi, destinato a essere messo alla prova.

Un anno dopo, il 9 ottobre 1963, Edward Muteesa II, sovrano del Buganda, divenne il primo presidente dell’Uganda. La convivenza politica con Obote si sarebbe spezzata nella crisi del 1966.

La ricorrenza del 1962 segna perciò l’inizio di una vicenda nazionale ancora da costruire: ottenuta la sovranità, restava da definire come esercitarla e quali equilibri avrebbero retto il nuovo Stato.

9 ottobre 1963, la notte del Vajont

Alle 22.39 del 9 ottobre 1963 circa 270 milioni di metri cubi di roccia si staccarono dal monte Toc e precipitarono nel bacino artificiale del Vajont. La massa entrò nel lago in poche decine di secondi, spostando un’enorme quantità d’acqua.

L’onda investì gli abitati sulle sponde, distrusse frazioni di Erto e Casso e, scavalcata la diga, si riversò nel fondovalle. Gran parte di Longarone venne cancellata, insieme agli abitati vicini. La Protezione Civile indica 1.917 vittime; circa quattrocento corpi non furono mai ritrovati.

La diga, alta oltre 260 metri, rimase sostanzialmente in piedi. A provocare la devastazione fu l’acqua sollevata dalla frana: una distinzione indispensabile per capire la dinamica del disastro.

Il versante aveva dato segnali di instabilità da anni. Come ricostruisce l’IRPI del Consiglio nazionale delle ricerche, una relazione del 1960 aveva individuato sul monte Toc un’antica frana che la creazione del lago avrebbe potuto rimettere in movimento. Quell’anno si aprirono grandi fessure; a novembre circa 700.000 metri cubi di roccia caddero nel bacino, generando un’onda.

Le oscillazioni del livello dell’invaso e i movimenti della montagna mostrarono un rapporto preoccupante. Le successive prove di riempimento riattivarono gli scivolamenti. Nel settembre 1963 si cominciò ad abbassare l’acqua, ma questa volta il movimento continuò ad accelerare, fino al crollo del 9 ottobre.

Su quelle conoscenze e sulle decisioni assunte nella gestione dell’impianto si concentrarono gli accertamenti giudiziari. Nel 1971 la Cassazione confermò responsabilità penali per il disastro, riconoscendo l’aggravante della previsione dell’evento.

Ricostruire il Vajont significa tenere insieme la dimensione della perdita e la sequenza di indagini, avvertimenti e scelte che precedette quella notte. La montagna era sorvegliata; il pericolo era già emerso.

1986, il Fantasma conquista Londra

Michael Crawford era il Fantasma, Sarah Brightman interpretava Christine Daaé, Steve Barton era Raoul. Il 9 ottobre 1986, all’Her Majesty’s Theatre di Londra, debuttò The Phantom of the Opera, il musical di Andrew Lloyd Webber tratto dal romanzo di Gaston Leroux.

La vicenda ruota attorno a un musicista dal volto sfigurato, nascosto nei sotterranei dell’Opéra di Parigi. Il suo rapporto con la giovane cantante Christine mescola insegnamento, fascinazione e desiderio di possesso; l’amore di lei per Raoul alimenta il conflitto. La musica diventa così parte della storia, oltre che il mezzo per raccontarla.

Alla regia di Hal Prince si affiancavano le scene e i costumi di Maria Björnson, con le coreografie di Gillian Lynne. L’allestimento alternava gli spazi sontuosi del teatro al mondo sotterraneo del protagonista. La caduta del grande lampadario era uno dei momenti più spettacolari; la maschera bianca diventò l’immagine immediatamente associata al titolo.

La partitura univa melodie accessibili, richiami all’opera e un suono teatrale riconoscibile fin dagli accordi d’organo. Questo intreccio fra racconto sentimentale, atmosfera gotica e spettacolo contribuì alla fortuna del musical, rimasto fra i titoli più longevi del West End.

Il 9 ottobre 2026 ricorrono quarant’anni dalla prima londinese. La produzione ha annunciato una rappresentazione di gala per l’anniversario. Il teatro è ancora quello del debutto, oggi chiamato His Majesty’s Theatre: nel frattempo si sono succeduti interpreti e riprese dell’allestimento, compresa quella del 2021, che ha rinnovato la produzione mantenendo il riferimento al lavoro originario.

9 ottobre 1992, un meteorite contro un’automobile

La sera del 9 ottobre 1992 un bolide attraversò il cielo degli Stati Uniti orientali. Diverse persone lo ripresero con le videocamere, anche dagli spalti di partite di football scolastico. Poco dopo, a Peekskill, nello Stato di New York, un meteorite perforò il bagagliaio di una Chevrolet Malibu parcheggiata davanti a un’abitazione e si fermò sul terreno, sotto l’auto.

La pietra pesava oltre dodici chilogrammi. Il Buseck Center for Meteorite Studies dell’Arizona State University la descrive come quasi integra al momento del ritrovamento, con tracce della vernice rossa della carrozzeria sulla superficie. Era una condrite ordinaria, appartenente a una delle famiglie più comuni di meteoriti rocciosi.

A rendere il caso prezioso per la ricerca furono soprattutto i filmati. Le riprese da luoghi diversi permisero agli studiosi di confrontare le posizioni del bolide e ricostruirne il percorso. Si potevano seguire anche la frammentazione e il rallentamento durante l’attraversamento dell’atmosfera.

Da quelle misure fu possibile risalire all’orbita del corpo prima dell’incontro con la Terra. Il campione recuperato a Peekskill forniva poi il materiale da analizzare in laboratorio: la traiettoria osservata nel cielo poteva essere collegata alla composizione di una roccia.

Il foro nell’automobile rese la vicenda famosa. Le videocamere amatoriali ne conservarono la parte più utile agli scienziati, documentando un passaggio che altrimenti sarebbe rimasto affidato soprattutto ai ricordi dei testimoni. Sulla pietra, intanto, restava una prova molto concreta degli ultimi istanti del viaggio: la vernice della Chevrolet.