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Manzoni, il precursore della soap opera

Amori impossibili, intrighi, fughe e colpi di scena: molto prima delle soap opera, Manzoni aveva già raccontato tutto ne I promessi sposi.

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Manzoni, il precursore della soap opera

Amori impossibili, antagonisti, fughe, separazioni, personaggi tormentati e colpi di scena. Prima delle soap opera c’era già tutto. E si chiamava I promessi sposi.

Una storia d’amore, ma con molti più problemi

Immaginiamo per un istante una sigla televisiva. Musica intensa, primi piani, un amore che sembra destinato a compiersi e, proprio quando tutto dovrebbe andare per il meglio, qualcuno arriva a complicare la situazione. Potrebbe essere l’inizio di una moderna soap opera. E invece siamo nell’Ottocento. Alessandro Manzoni mette in scena Renzo e Lucia, due giovani che vogliono semplicemente sposarsi e costruire una vita insieme. Un progetto apparentemente semplice, che però viene travolto da minacce, intrighi, fughe, rapimenti, conversioni, guerre, carestie e persino da una terribile epidemia.

Insomma, se oggi I promessi sposi arrivassero in televisione, come peraltro è successo,  probabilmente avrebbero materiale sufficiente per diverse stagioni.

Manzoni, Renzo e Lucia: la coppia protagonista

Al centro c’è naturalmente la coppia. Renzo e Lucia si amano, ma il loro matrimonio sembra continuamente rimandato da una forza invisibile. Quando finalmente sembra possibile fare un passo avanti, arriva un nuovo ostacolo. È una delle regole fondamentali della serialità: quando i protagonisti stanno per raggiungere ciò che desiderano, qualcosa deve impedire loro di arrivarci. Manzoni lo fa con straordinaria precisione narrativa. Prima Don Abbondio. Poi Don Rodrigo. Poi la fuga. Milano. Monza. L’Innominato. La peste. E ogni volta il lettore pensa che la vicenda possa finalmente risolversi. Ma non è ancora arrivato il momento.

Don Rodrigo, l’antagonista perfetto

Se esistesse una categoria cinematografica per gli antagonisti, Don Rodrigo avrebbe pochi rivali. Potente, arrogante, capace di usare il proprio prestigio per ottenere ciò che vuole, diventa l’ostacolo principale all’amore tra Renzo e Lucia. È il personaggio che entra nella storia e cambia completamente le regole del gioco. Non vuole Lucia per amore. La vuole perché può permettersi di trasformare il desiderio in pretesa. E proprio qui Manzoni supera il semplice meccanismo della storia d’amore: dietro l’intrigo racconta un mondo nel quale il potere può decidere il destino degli individui.

Don Abbondio: il personaggio che vorrebbe non essere protagonista

Poi c’è lui: Don Abbondio. Un uomo che vorrebbe vivere tranquillamente, lontano dai problemi e dai pericoli. Ma il destino sembra avere un particolare accanimento nei suoi confronti. La sua paura diventa uno degli elementi che fanno precipitare la vicenda. È quasi il personaggio secondario che, suo malgrado, si ritrova coinvolto nella trama principale. E Manzoni lo racconta con una sottile ironia che ancora oggi rende il personaggio sorprendentemente moderno.

Gertrude e l’Innominato: le storie dentro la storia

Una soap opera non vive soltanto della coppia principale. Accanto ai protagonisti costruisce altre vicende, altri personaggi, altre storie. Manzoni fa esattamente questo. La storia di Gertrude, la monaca di Monza, apre una finestra su un’esistenza segnata da costrizioni, scelte imposte e conflitti interiori. Poi arriva l’Innominato, uno dei personaggi più oscuri del romanzo. E anche qui Manzoni introduce un elemento che oggi sarebbe perfetto per una serie televisiva: la trasformazione del personaggio. L’uomo potente e temuto attraversa una crisi profonda e arriva a mettere in discussione se stesso. Il cattivo non è più soltanto cattivo. Dietro il personaggio emerge l’uomo.

E poi arriva la peste

Quando sembra che la vicenda abbia già attraversato abbastanza ostacoli, Manzoni alza ulteriormente la posta. Arriva la peste. È il grande evento che travolge Milano e cambia il destino di tutti. Non c’è più soltanto la storia privata di Renzo e Lucia. Il dramma individuale entra dentro quello collettivo. La folla, la paura, la ricerca degli untori, il caos, la morte: il romanzo cambia improvvisamente scala. È quasi come se Manzoni passasse dalla storia sentimentale al grande dramma corale. E ancora una volta il lettore viene trascinato verso un nuovo capitolo.

La vera modernità dei Promessi sposi

Naturalmente definire I promessi sposi una soap opera è un gioco, una provocazione. Manzoni non costruisce semplicemente una storia fatta di intrighi per tenere il pubblico con il fiato sospeso. Dietro la vicenda ci sono la storia, la fede, la giustizia, il potere, la responsabilità individuale, la sofferenza e la possibilità del cambiamento. Ma proprio per questo il paragone diventa interessante. Perché una grande storia, ieri come oggi, funziona quando riesce a parlare alle emozioni. L’attesa di Renzo e Lucia è l’attesa di chiunque abbia desiderato qualcosa che sembrava continuamente sfuggire. La paura di Don Abbondio è la paura dell’uomo comune davanti a un potere più grande di lui. La caduta e la trasformazione dell’Innominato raccontano la possibilità di cambiare. La peste mostra invece quanto facilmente una crisi collettiva possa sconvolgere le vite private.

Se Manzoni fosse vissuto nell’epoca delle serie TV…

Forse avrebbe scritto una sceneggiatura. O forse no. Probabilmente avrebbe continuato a fare quello che ha sempre fatto: raccontare l’uomo attraverso le sue contraddizioni. Solo che oggi, davanti a Renzo che parte, Lucia che viene separata da lui, Don Rodrigo che trama, Gertrude che soffre e l’Innominato che cambia vita, potremmo avere una sensazione curiosa. Quella di aver già visto tutto. Non perché Manzoni abbia copiato la televisione. Ma perché, molto prima che esistessero le soap opera, aveva già capito una delle regole fondamentali della narrazione: quando una storia coinvolge davvero il lettore, nessuno vuole che finisca troppo presto. E così, tra un matrimonio rimandato, una fuga nella notte e un nuovo ostacolo dietro l’angolo, il romanzo continua a fare quello che fanno le migliori serie televisive.

Lasciare il pubblico in attesa della prossima puntata.

Solo che la prossima puntata, questa volta, si trova ancora nelle pagine di un libro.