mercoledì 22 Luglio, 2026
27.1 C
Napoli
Home Cultura Lo scisma di Lefebvre

Lo scisma di Lefebvre

Lo scisma di Lefebvre parte da molto lontano, da quel Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965) voluto da Papa Giovanni XXIII.

0
254

Lo scisma di Lefebvre parte da molto lontano, da quel  Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965) voluto da Papa Giovanni XXIII e portato a compimento da Papa Paolo VI.  Il Concilio produrrà 16 documenti ufficiali che traghetteranno la Chiesa Cattolica nella modernità del III Millennio, tra  cui 4 Costituzioni fondamentali: Sacrosanctum Concilium, Lumen Gentium, Dei Verbum e Gaudium et Spes. Era il tempo delle riforme,  ma non per tutti.  Marcel François Lefebvre (29 Novembre 1905-25 Marzo 1991) era un Cattolico Tradizionalista tra i più influenti , appartenente alla minoranza conciliare contraria alle riforme. La storia ci riporta che appose la sua firma sotto la Costituzione sulla liturgia, firmò come presa visione la Dichiarazione sulla libertà di religione ed escluse le altre due. La sua minoranza era contraria alla soppressione della Messa Tridentina, alla dottrina della collegialità episcopale, all’ecumenismo  e alla dottrina della libertà religiosa. Lefebvre veniva da una famiglia molto legata alla religione. Prese i voti molto giovane con la vocazione di  missionario e nel 1932 fu inviato in Africa, dove resterà per trenta anni.  La sua spiccata vocazione evangelizzatrice portò ad un aumento esponenziale del numero dei fedeli  in tutta l’Africa equatoriale Francese, tanto da essere richiamato in patria nel gennaio del 1962, in tempo per prendere parte al Concilio Vaticano II.

Il postconcilio

Nel 1970 fonda la  Fraternità Sacerdotale San Pio X, con un proprio seminario a Écône, nella diocesi svizzera di Friburgo,  e il 21 novembre  1974 dichiarava  per iscritto “Noi rifiutiamo e abbiamo sempre rifiutato di seguire la Roma di tendenza neo-modernista e neo-protestante, che si è manifestata chiaramente nel Concilio Vaticano II e dopo il Concilio, in tutte le riforme che sono scaturite. Tutte queste riforme, in effetti, hanno contribuito e contribuiscono ancora alla demolizione della Chiesa …”.
Lo scontro con Angelo Giuseppe Roncalli (Papa Giovanni XXIII) era cominciato venti anni prima. Roncalli da sempre fautore delle riforme e Lefebvre tradizionalista  avevano visioni opposte soprattutto su tre punti: 1) le innovazioni in campo liturgico e sociale; 2) il rapporto con l’Islam, che le Lefebvre tacciava di fanatismo; 3) il sostegno di Lefebvre ad una associazione cattolica controrivoluzionaria (Cité Catholique).

Sospeso a divinis

Ma ormai Papa Roncalli è morto e nel 1975 Paolo VI istituisce una commissione per ascoltarlo. Le sue richieste sono: la chiusura del seminario e il non procedere oltre con nuove ordinazioni sacerdotali. Per tre volte Lefebvre fu convocato a Roma e dopo il terzo rifiuto di presentarsi davanti alla commissione fu sospeso a divinis. Nel 1976  fu Lefebvre a recarsi in Vaticano, ma l’incontro non porterà a nulla se non alla richiesta di non creare uno scisma. Un barlume di speranza per un riavvicinamento con la Chiesa di Roma  arrivò con l’elezione del nuovo Papa  Giovanni Paolo II nel 1978.

La scomunica

Dieci anni dopo,  nel  1988, Lefebvre incontrò , per volere del Papa, l’allora Cardinale Ratzinger. Dopo tre giorni di intense trattative, il 4 Maggio 1988   fu stilato un testo in cui i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X promettono di  “essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, accettare la dottrina contenuta nel n. 25 della Costituzione dogmatica Lumen gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull’adesione che è dovuta, assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica, riconoscere la validità del Sacrificio della Messa e dei sacramenti celebrati con l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa”. Ma il 6 Maggio Lefebvre fece un passo indietro. Il suo timore era che la Chiesa di Roma, la Santa Sede,  non riconoscesse i sacerdoti nominati e che non trovasse adatto nessuno facente parte il clero della Fraternità Sacerdotale San Pio X da lui costituita.  Il 30 Giugno prosegue con le ordinazioni  episcopali in programma e ordina  4 vescovi della Fraternità Sacerdotale. Il 1° Luglio  sui consacranti e consacrati si abbatte la scomunica latae sententiae per aver commesso un atto scismatico. Nel 2000 i seguaci di Lefebvre, ormai morto, si recarono a Roma per  un tentativo di riconciliazione con Giovanni Paolo II. Ma sarà Ratzinger, nominato Papa Benedetto XVI , che nel Luglio del 2007 andrà incontro alle richieste ei Lefebvriani liberalizzando  l’uso del Messale romano del 1962, anteriore al Concilio. Sarà lo stesso Papa nel 2009 a revocare la scomunica del 1988 ai 4 vescovi consacrati da Lefebvre. Il decreto di revoca è un atto unilaterale di riconciliazione, che sana l’esistenza di un mini-scisma e apre la porta al dialogo con la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Negli anni sono proseguiti i colloqui tra le parti per cercare di appianare sempre più le divergenze. Ma sarà ancora una volta il nuovo Papa a tendere una mano. Nel 2016 in occasione del Giubileo Papa Francesco accoglie i Lefebvriani e concede ai sacerdoti della Fraternità Sacerdotale le facoltà speciali di ascoltare le confessioni e assolvere validamente i fedeli. Un’apertura di dialogo e riconciliazione.

2026 – LO SCISMA 

E siamo arrivati nel 2026. Il 2 Febbraio la Fraternità Sacerdotale San Pio X  ha annunciato alla Santa Sede che il 1° Luglio saranno consacrati nuovi vescovi. Sarà Papa Leone XIV  il 16 Giugno ad affermare “Certamente la divisione tra i cristiani è sempre un punto doloroso, però loro rifiutano di accettare certi elementi fondamentali della Chiesa, cominciando con diversi punti del Concilio Vaticano II. Se fanno quella scelta, mi dispiace, però noi dobbiamo andare avanti”.

Il 2 Luglio il Dicastero per la Dottrina della Fede ha preso atto della rottura e ha dichiarato lo scisma della Fraternità e la scomunica. Si legge: “ i ministri della Fraternità sono nello scisma e devono pertanto essere considerati scismatici, mentre i fedeli e i laici che vi aderiscono formalmente sono a loro volta scismatici e scomunicati. Ne discende che i sacerdoti amministrano illecitamente i sacramenti invalidando quanto pongono in essere.” Ma la Santa Sede ci tiene a ribadire che la porta resta aperta a chi vuol tornare alla piena comunione.