La prima donna medico non è inglese ma è campana, precisamente di Salerno: il suo nome è Trotula de Ruggiero.
Circolano tante storie sulle origini di Trotula: si dice che Trotula fosse una componente della nobile famiglia normanna De Ruggiero, famosa al suo tempo per aver donato a Roberto il Guiscardo parte dei propri averi per la costruzione del Duomo di Salerno.
È più certo che sia nata a Salerno e, grazie alla posizione della sua famiglia, avrebbe avuto l’opportunità di intraprendere gli studi di medicina.
È probabile che facesse parte un un gruppo di donne chiamate “ mulieres salernitanae” , personalità femminili che hanno operato nell’ambito della Scuola medica salernitana, poiché il regolamento di quest’ultima, per alcune tradizioni medievali, non precludeva l’esercizio della professione medica alle donne.
Secondo questa ricostruzione, avrebbe operato al tempo dell’ultimo principe longobardo di Salerno, Gisulfo II, prima dell’arrivo in città del medico Constantino l’Africano.
Il nome di Trotula fu celebre durante il Medioevo in tutta Europa, in particolar modo per i suoi studi legati alla medicina delle donne.
Tuttavia sul suo conto non esiste nessuna informazione certa, le notizie che oggi si possono leggere su questa donna sono da considerarsi più supposizioni probabili che vere e proprie testimonianze certe.
Però questa donna porta con sé una fama che dura da secoli:
Trotula è menzionata dal poeta satirico Rutebeug nel XII secolo in una sua opera il cui protagonista è un erborista ciarlatano ed è al servizio di una dama salernitana di nome Trotte
Viene menzionata poi anche come personaggio leggendario nei Racconti di Canterbury di Chaucer come dame Trot.
Nella Historia Ecclesiastica di Orderico Vitale si fa accenno a una coltissima matrona, poi identificata in Trotula de Ruggiero, che nel 1059 a Salerno dialogò di medicina con Rodolfo Malacorona (Trotula viene descritta come l’unica donna che possedesse una cultura tale da poter discutere con il famoso medico normanno).
Un segno molto interessante di questa mulier salernitana, che è ritenuta una sorta di testimonianza, è la coniazione di una medaglia in bronzo a lei dedicata, unico personaggio femminile, in una serie di diciassette medaglie raffiguranti gli uomini illustri del territorio del Regno delle due Sicilie dall’antichità classica alla contemporaneità, realizzata tra il 1830 e il 1834 su concessione reale nell’officina di Lorenzo Taglioni e con l’impiego dei maestri incisori della Regia Zecca Vincenzo Catenacci e Achille e Luigi Arnaud.
A questa figura eccezionale, prima donna medico, viene attribuita un’opera medica in latino della fine del XII secolo: “De passionibus mulierum ante in et post partum” – Sulle malattie delle donne prima, durante e dopo il parto.
L’opera divenne la raccolta di informazioni sulla medicina della donna più diffusa nell’Europa medievale.
Dell’opera sono sopravvissute solo 122 copie manoscritte, mentre un’altra cinquantina di manoscritti è composta da traduzioni in diverse lingue.
Problemi di attribuzione
È già noto che intorno a questa figura eccezionale ci siano molti e molti dubbi, e non è esente nemmeno la famosa opera.
L’opera fu pubblicata per la prima volta a stampa nel 1544, a Strasburgo, da Georg Kraut, però c’è da dire che quest’ultimo notò numerose imprecisioni e contraddizioni, ragion per cui decise di riordinare il testo eliminando gli elementi superflui e contraddittori.
Questo intervento rese il testo finale molto diverso dall’assemblaggio medievale e rese anche difficile ai lettori comprendere che in realtà la Summa era la raccolta di testi diversi.
I tre testi sono piuttosto diversi fra loro: due testi fanno riferimento alla scienza medica araba e un altro fa riferimento alla pratica medica salernitana; ragion per cui è difficile affidarli ad un unico autore.
Ad oggi ancora non sono state rese testimonianze imbattili sulla sua esistenza.







