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Il giorno in cui Roma aprì le sue mura

Da una parte c'era il potere temporale del Papa e dall'altra il Regno d'Italia, il destino di un Paese passò attraverso Porta Pia a Roma.

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Il giorno in cui Roma aprì le sue mura

20 settembre 1870: alle nove del mattino il fragore dei cannoni squarcia il silenzio della città. A Porta Pia si apre una breccia. È l’ultimo atto della conquista di Roma e il momento in cui il sogno dell’Italia unita diventa realtà. Roma dormiva ancora quando, quella mattina del 20 settembre 1870, il destino dell’Italia cominciò a passare attraverso le sue antiche mura. Erano circa le nove quando l’artiglieria dell’esercito italiano, guidata dal generale Raffaele Cadorna, concentrò il fuoco sulle fortificazioni romane. L’obiettivo era Porta Pia, uno degli accessi alla città. Per ore, i cannoni avevano martellato le mura. Poi accadde ciò che la storia avrebbe ricordato per sempre: una breccia si aprì nelle Mura Aureliane. Da quel varco entrarono i bersaglieri. Roma, la città dei papi, l’ultima roccaforte dello Stato Pontificio, stava per diventare la capitale dell’Italia unita.

Una breccia lunga pochi metri, una storia lunga secoli

La breccia di Porta Pia non era soltanto un’apertura nella pietra. Era la frattura definitiva tra due epoche. Da una parte c’era il potere temporale del Papa, che per secoli aveva governato vasti territori dell’Italia centrale. Dall’altra il Regno d’Italia, nato appena nove anni prima e ancora privo della sua capitale naturale. Roma era rimasta fuori dal processo di unificazione. Non per sempre. Nel settembre del 1870 la situazione internazionale offrì all’Italia l’occasione che attendeva. La Francia di Napoleone III, tradizionalmente protettrice dello Stato Pontificio, era stata sconfitta nella guerra franco-prussiana e aveva ritirato le proprie truppe da Roma. La città rimase così senza quella protezione militare che per anni aveva impedito all’esercito italiano di completare l’unificazione. Il momento era arrivato.

Il generale Cadorna e l’ordine di entrare

A guidare l’esercito italiano fu il generale Raffaele Cadorna. L’operazione fu preparata con attenzione per evitare, per quanto possibile, una battaglia distruttiva dentro la città. L’obiettivo era ottenere la resa del potere pontificio senza trasformare Roma in un campo di guerra. Ma la resistenza esisteva. Le truppe pontificie difesero le mura, mentre dall’altra parte l’artiglieria italiana continuava il bombardamento. Poi, alle 9 del mattino, la breccia. Il punto scelto si trovava nei pressi di Porta Pia, in un tratto delle mura dove l’attacco poteva aprire un varco sufficiente al passaggio delle truppe. I bersaglieri entrarono nella città. La resistenza pontificia durò ancora poche ore. Nel pomeriggio, la partita era ormai decisa.

L’ultimo Papa-Re

Per Pio IX quella giornata rappresentò la fine del potere temporale dei papi. Il pontefice non volle però abbandonare Roma. Dopo la presa della città si ritirò nei palazzi apostolici e considerò illegittima l’annessione dei territori pontifici al Regno d’Italia. Nasceva così quella che sarebbe diventata la cosiddetta “Questione romana”, un conflitto destinato a durare decenni e che avrebbe trovato una soluzione soltanto nel 1929 con i Patti Lateranensi. Ma il 20 settembre 1870 aveva già cambiato tutto.

Roma capitale: il sogno diventa realtà

Pochi mesi dopo, nel 1871, Roma sarebbe diventata ufficialmente la capitale del Regno d’Italia. Era la conclusione ideale di un processo iniziato con il Risorgimento.

Prima Torino.

Poi Firenze.

Infine Roma.

La città eterna diventava la capitale di uno Stato ancora giovane, ma finalmente completo nel suo progetto politico e simbolico. E quella piccola apertura nelle mura diventava così una delle immagini più potenti del Risorgimento italiano.

Il curioso destino di Porta Pia

C’è però un particolare che rende ancora più affascinante questa storia. La Porta attraverso la quale si aprì la breccia era stata progettata da Michelangelo per papa Pio IV nel XVI secolo. Quasi tre secoli dopo, proprio accanto a quella porta sarebbe arrivato il colpo decisivo contro il potere temporale dei suoi successori. La storia, qualche volta, possiede un senso dell’ironia che nessuno sceneggiatore riuscirebbe a inventare meglio.

E oggi cosa resta di quella breccia?

Resta una strada.

Resta un monumento.

Resta soprattutto una data: 20 settembre 1870.

Per molto tempo quella giornata è stata celebrata come uno dei momenti fondativi dell’Italia moderna. Il 20 settembre fu anche festa nazionale fino al 1930, quando venne abolita durante il regime fascista. Ma al di là delle celebrazioni e delle interpretazioni politiche, la breccia di Porta Pia continua a rappresentare qualcosa di immediatamente comprensibile.

Una porta che si apre. Un vecchio ordine che crolla. Una città che cambia padrone e destino. E un Paese che, dopo secoli di divisioni, finalmente riunisce nella propria storia anche la città che aveva inseguito per tanto tempo.

Alle nove del mattino del 20 settembre 1870, dunque, non si aprì soltanto una breccia nelle mura di Roma.

Si aprì una porta sulla storia dell’Italia.