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Folk rock: quando il rock incontra i canti popolari

Non c’è nulla di più affascinante quando la tradizione incontra il moderno: è questo il caso del folk rock, un genere particolarmente fortunato nato negli Stati Uniti e nel Regno Unito verso la metà degli anni ’60. Questo genere prevede una vera e propria ricerca che vada a riscoprire non solo gli strumenti della tradizione popolare (ad esempio l’arpa), ma soprattutto le sonorità delle melodie popolari e le affianca a sonorità più propriamente rock e moderne, creando un mix irresistibile. Ovviamente ogni canzone può tendere più verso il folk o verso il rock, ma per appartenere al genere deve tendere ad entrambe le sonorità. In origine il folk rock si rifaceva solo alle tradizioni musicali europee e nordamericane, ma successivamente si è aperto alle zone più disparate del mondo. Tra i pionieri del genere ci sono i The Byrds che influenzati dai Beatles e da altre band della British Invasion, iniziarono a suonare in chiave rock alcune canzoni folk di Bob Dylan.

Dalle origini al boom: il folk rock negli Usa

Per la nascita del genere, fu indispensabile l’influenza dei Beatles e in generale delle altre band della British Invasion (come i The Animals e i The Searchers) che introdussero delle sonorità folk nelle proprie composizioni: uno dei primi esempi è She Loves You. Questa fusione di folk e rock ‘n’ roll nella musica dei Beatles divenne ancora più esplicita nel 1965, con l’uscita di You’ve Got to Hide Your Love Away. Il contributo dei The Searchers fu quello di rendere popolare il suono stridente della chitarra elettrica a dodici corde che diventò una pietra miliare della strumentazione folk rock.

Tutte queste influenze conversero nella cover dei Byrds del brano Mr. Tambourine Man di Bob Dylan che ebbe così tanto successo da dare inizio al boom del folk rock del 1965 e del 1966. Altre importanti band furono i Jefferson Airplane, i Lovin’ Spoonful, i Mamas & the Papas ed i Buffalo Springfield. Nel 1964 Bob Dylan, ascoltando la versione degli Animals di The House of the Rising Sun, decise di introdurre elementi elettrici nelle sue canzoni e nel suo quinto album Bringing It All Back Home, sette delle undici tracce contenevano l’accompagnamento di una rock band completamente elettrica, in netto contrasto con i suoi precedenti album folk acustici. Non tutti i suoi fan accolsero questo cambiamento felicemente e infatti durante il Newport Folk Festival, Bob Dylan venne accolto con derisioni e fischi.

Nonostante le diffidenze iniziali, tuttavia, il folk rock divenne presto un genere molto apprezzato. Il produttore discografico fece aggiungere delle sovraincisioni di chitarra elettrica, basso e batteria a The Sounds of Silence, una canzone che era stata registrata dal duo folk Simon & Garfunkel nel 1964. Fu un tale successo che Simon e Garfunkel furono descritti come “il più grande duo del folk-rock, la cui fama e influenza durerebbero ben oltre il periodo d’oro del folk-rock”.

Tra la metà degli anni ’60 e ’70 il folk rock si allineò con il movimento hippie diventando un mezzo importante per esprimere idee radicali. Diverse città come San Francisco, Denver e New York divennero dei veri e propri centri nevralgici del genere. Il suono “unplugged” del genere rifletteva una visione critica di una società tecnologica improntata ormai sul consumismo.

Il folk rock in Italia

In Italia il legame con la musica popolare è da sempre molto forte e la ricerca riguardo gli strumenti e le sonorità è particolarmente intensa. Alcuni esempi sono il Nuovo Canzoniere Italiano fondato a Milano e la Nuova Compagnia di Canto Popolare nata verso la fine degli anni ’60 con l’intento culturale di diffondere le tradizioni musicali popolari della Campania. Sono molti gli artisti che hanno fatto parte di quest’ultima tra cui Eugenio Bennato e Peppe Barra.

Il mix con il rock arriva intorno agli anni ’70 quando alcuni cantautori italiani si lasciano ispirare dal rock oltreoceano: basti pensare a Folk beat n. 1 di Francesco Guccini, ai dischi di Edoardo Bennato che unisce country, tarantella e rock o a Fabrizio De André che traduce Bob Dylan. Tra questi vi è anche Angelo Branduardi, musicista di estrazione classica e diplomato al Conservatorio di Genova in violino che accosta il basso elettrico e la batteria a strumenti come il violino (che successivamente diventerà anche violino elettrico), l’arpa, il sitar e il liuto.

Nel 1984 esce anche il disco di Fabrizio De André, Crêuza de mä, totalmente in lingua ligure: è in realtà un genovese antico, ricco di termini importati dall’arabo caduti in disuso. Infatti, gli stessi genovesi ebbero difficoltà a comprendere le parole delle canzoni. Dal punto di vista strumentale la ricerca non è da meno: dall’oud alla chitarra andalusa, dalla gaida macedone al flauto, dallo shannaj turco al liuto arabo, dal bouzuki greco al mandolino napoletano. Insomma, un disco che sfida ogni logica di mercato, ma che ha comunque un grande successo e contribuisce ad aprire le porte al folk-rock.

Napoli e il suo folk rock: i Foja

Hanno girato per tutta Italia e hanno calcato molti palchi prestigiosi registrando ogni volta il sold-out. I Foja sono anche stati la prima rock band in assoluto a suonare in elettrico sul palcoscenico del Teatro San Carlo con Cagnasse Tutto. La musica dei Foja non smette di aver successo ed è stata addirittura utilizzata per diversi film come L’arte della felicità e Gatta Cenerentola, ottenendo la candidatura per la miglior canzone originale sia al David di Donatello con i brani ‘A malia e A chi appartieni, che ai Nastri d’Argento con ‘A malia. Dal 2018 hanno iniziato anche collaborazioni discografiche con artisti internazionali come Pauline Croze, La Pegatina, Shaun Ferguson, Weslie, Black Noyze e Alejandro Romero. Le influenze principali sono Pino Daniele, Tullio De Piscopo, James Senese, Enzo Avitabile, Tony Esposito, 24 Grana e Almamegretta.