Quando il mondo arriva attutito, raccontarlo diventa un atto di resistenza. È da questa necessità che nasce il percorso di Alessandro Coppola, giovane autore e attivista napoletano. Ha scelto la musica per raccontare la propria esperienza personale in una voce collettiva, capace di raggiungere tutte quelle persone che troppo spesso attraversando il mondo senza sentirsi viste.
Esce oggi il videoclip ufficiale di AC22, il suo primo singolo autobiografico, pubblicato sulle piattaforme digitali lo scorso 22 aprile. Il titolo riprende il nome d’arte scelto da Alessandro. Si presenta come una vera e propria carta d’identità nel mondo della musica: intima, diretta, ironica e dolorosa allo stesso tempo.
Alessandro Coppola, classe 2003, convive con la sindrome di Usher di tipo 2, una malattia rara diagnosticatagli a 16 anni, che associa la perdita dell’udito a una progressiva riduzione della vista, fino a una possibile cecità. La sua sordità era emersa già all’età di quattro anni, quando una maestra si accorse che lui non rispondeva quando veniva chiamato. Ad oggi, Alessandro racconta questo episodio con ironia, trasformando le difficoltà in un modo diverso di guardare il mondo.
AC22 nasce proprio dalla volontà di raccontare la sua realtà senza addolcirla e senza ridurla a una storia costruita per suscitare compassione. Il brano, scritto e cantato in dialetto napoletano, attraversa la quotidianità di chi convive con una disabilità sensoriale e deve continuamente confrontarsi con ostacoli che gli altri spesso non riescono nemmeno a capire.
La scelta di raccontarsi attraverso la musica assume un significato ancora più profondo. In un corpo in cui l’udito è compromesso e la vista arretra progressivamente, la musica diventa la frequenza che nessuna diagnosi può spegnere. È uno spazio di libertà attraverso il quale Alessandro può raccontare se stesso e, nello stesso momento, dare voce a chi non ha ancora trovato il coraggio o gli strumenti per farlo.
Il suo singolo si chiude con un messaggio chiaro: “Dobbiamo solo accogliere, apprezzare, valorizzare: Vediamo Oltre“. Un invito che riassume il senso dell’intero percorso che Alessandro ha fatto fino ad oggi. Vedo Oltre è, infatti, anche il nome dell’associazione da lui fondata e presieduta. Nata per promuovere l’inclusione in ogni ambito sociale, sensibilizzare sulle malattie rare e dare spazio a chi resta spesso invisibile.
Tra le attività promosse ci sono percorsi educativi nelle scuole, nelle università e nelle comunità, iniziative culturali e artistiche. Anche progetti contro il bullismo e il cyberbullismo, attività sportive inclusive ed esperimenti sociali legati alla gentilezza e all’empatia. L’obiettivo è proprio quello di superare le barriere fisiche, culturali e mentali, di vedere, appunto, oltre. Oltre la diagnosi, la disabilità e le difficoltà. Riconoscere il valore, l’unicità e le aspirazioni di una persona. Non cancellare le differenze, ma accoglierle e permettere a ciascuno di sentirsi parte di una comunità senza dover dimostrare continuamente di meritare il proprio spazio.
Lo stesso impegno attraversa i suoi contenuti sui social, Alessandro ha costruito una comunità di oltre 16mila persone. Attraverso video, testimonianze ed esperimenti sociali realizzati tra le strade del centro di Napoli. Coinvolge centinaia di persone e porta fuori dagli spazi tradizionalmente dedicati alla sensibilizzazione temi come l’ascolto, l’empatia e la discriminazione. Le reazioni spontanee dei passanti mostrano quanto un gesto semplice, una domanda o un incontro possano aprire una riflessione più ampia sul modo in cui guardiamo gli altri.
Prima di affidare la sua esperienza alla musica, Alessandro Coppola l’aveva trasformata in parole nel suo libro autobiografico “Le mie orecchie parlano“. Nel volume, con prefazione di Geolier, racconta della scoperta della sordità, dei suoi familiari: mamma Maria Pia, papà Umberto e la sorella Erica, della diagnosi e delle sensazioni vissute. Nel tempo, il libro è diventato uno strumento educativo, portato nelle scuole per parlare soprattutto ai ragazzi.
Alessandro è convinto che i giovani abbiano bisogno di ascoltare storie vere. Non i racconti perfetti, costruiti solo per ottenere approvazione sui social, ma esperienze nelle quali si possano riconoscere paure, cadute e fragilità. Musica, scrittura, associazionismo e comunicazione digitale diventano così parti dello stesso percorso. In ogni ambito Alessandro porta avanti una battaglia per l’inclusione e la conoscenza delle malattie rare, spesso ignorate perché riguardano poche persone e restano difficili da comprendere per chi non le vive.
Perché vedere oltre significa scegliere di riconoscere tutto ciò che, nonostante le difficoltà, continua a esistere, crescere e chiede semplicemente di essere ascoltato e accolto.




