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Fantozzi: il ragioniere più amato della TV

27 marzo 1975: esce nella sale il primo film della saga di Fantozzi

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Il 27 marzo 1975 al cinema esce Fantozzi, il film che apre la geniale saga ideata e interpretata da Paolo Villaggio. Una pellicola che il tempo non ha minimamente intaccato. Il film Fantozzi, padre della geniale saga cinematografica ideata da Paolo Villaggio, è stato distribuito per la prima volta nelle sale italiane il 27 marzo 1975 e oggi compie 45 anni.

Nel 2008 Fantozzi fu selezionato tra i 100 film italiani da salvare. Per la sua interpretazione nel film, Anna Mazzamauro fu candidata per il Nastro d’argento alla migliore attrice non protagonista ai Nastri d’argento 1976. La regia è dell’esperto e brillante Luciano Salce investito dall’arduo compito di replicare sul grande schermo il successo che Paolo Villaggio era già riuscito a ottenere in televisione e in libreria.

Grazie ai suoi esilaranti sketch con l’impacciatissimo Fracchia e il folle prestigiatore tedesco Kranz, l’artista genovese era diventato popolare dopo la fortunata edizione di Quelli della domenica nel 1968 e aveva conquistato fama letteraria con il best seller Fantozzi, edito da Rizzoli nel 1971 e Il secondo tragico libro di Fantozzi, pubblicato nel 1974 dalla stessa casa editrice.

Trama

Il ragionier Ugo Fantozzi, dimenticato da molti giorni nei gabinetti murati della società ItalPetrolCemeTermoTessilFarmoMetalChimica viene ritrovato grazie a una ‘rispettosa’ telefonata della moglie Pina che ha osato finalmente chiedere sue notizie.

Da quel momento veniamo a conoscenza della sua vita familiare (ha una figlia, Mariangela, dall’aspetto decisamente poco invitante), del suo segreto amore (la collega signorina Silvani) e soprattutto delle vessazioni a cui è sottoposto (e a cui talvolta si auto sottopone preventivamente) al lavoro.

Quarant’anni fa sullo schermo compariva un personaggio che, trasferendosi dalla letteratura al cinema, era destinato a rimanere nell’inconscio collettivo nonché nel linguaggio comune.

Da allora lo stesso suo cognome diventava rappresentativo di una condizione non solo lavorativa ma anche mentale mentre termini come ‘la nuvola fantozziana‘, il megadirettore galattico o la poltrona di pelle umana non avrebbero più perso il loro potere evocativo.