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giovedì, 26 Maggio 2022

Elezioni Presidente della Repubblica, cosa successe per la prima volta nel 2013

Il senatore a vita Giorgio Napolitano detiene un primato, almeno fino ad oggi, mai eguagliato: è stato l'unico a ricoprire per due volte la carica di Presidente della Repubblica nel 2013

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Nella sua lunga e tortuosa carriera politica ed all’interno delle istituzioni, il senatore a vita Giorgio Napolitano detiene un primato, almeno fino ad oggi, mai eguagliato: è stato l’unico a ricoprire per due volte la carica di Presidente della Repubblica. In attesa di capire se l’attuale Capo dello Stato, Sergio Mattarella, non cederà alle pressioni in aumento per un suo secondo mandato, come l’interessato ha ribadito a più riprese, è interessante ripercorre l’esperienza del 2013 quando, ieri come oggi, il parlamento appariva diviso sulla scelta del profilo istituzionale da far salire al Colle.

Eletto per la prima volta nel 2006 al quarto scrutinio, con esattamente 543 voti, Napolitano rassegno le proprie dimissioni in anticipo rispetto alla fine del mandato, 15 maggio 2013. Il tutto per favorire la rielezione, dopo 5 votazioni in cui le forze politiche non erano riuscite a trovare la quadra per eleggere il suo successore.

Ci avevano provato il centrodestra ed il centrosinistra nella prima votazione, ma il nome condiviso, Franco Marini, si era fermato a 521 voti a favore. Un risultato che in passato era valso l’elezione al Quirinale ma che in questo caso non consentì a Marini di raggiungere il Colle.

Nonostante il risultato incoraggiante, la candidatura dell’ex sindacalista, scomparso di recente, venne subito ritirata. Nella seconda e nella terza votazione, vista l’indicazione di Pd e Pdl a votare scheda bianca, il grosso dei voti lo raccolse Stefano Rodotà: indicato come candidato del Movimento 5 stelle attraverso una votazione sul Blog di Beppe Grillo, le “quirinarie”, il giurista scomparso nel 2017 riuscì ad ottenere 230 voti nella seconda votazione e 250 nella terza.

Giunti alla quarta votazione, e venuto meno il paletto della maggioranza dei due terzi, la strada per l’elezione di Romano Prodi, nome avanzato da Partito democratico e Sel, sembrava delineata. Come sappiamo, non andò così.

Non solo per la ferma opposizione del centrodestra, in quel momento ancora guidato da Silvio Berlusconi, ma anche per 101 grandi elettori dell’area di centrosinistra che nel segreto dell’urna dell’emiciclo non votarono per l’ex presidente del Consiglio. Prodi raccolse solo 395 voti, ben lontani dai 504 necessari per essere eletto. 101 franchi tiratori che non solo condannarono la candidatura ma che determinarono un terremoto nel Partito democratico, con l’annuncio di dimissioni da parte dell’allora segretario Pierluigi Bersani e uno scambio di accuse reciproche fra le varie correnti che, a periodi alterni, va avanti ancora oggi.

E’ il 19 aprile e proprio quella sera comincia a farsi largo l’ipotesi di una ricandidatura del Presidente Napolitano. L’indomani, mentre alla Camera prende il via la quinta votazione, che vedrà ancora prevalere con oltre 200 voti Stefano Rodotà, i principali leader politici, accompagnati da diversi delegati regionali, incontrano separatamente il presidente uscente, per sondare una sua disponibilità alla ricandidatura.

Disponibilità che, dopo alcune ore, porterà alla rielezione del Presidente Giorgio Napolitano con 738 voti. L’unico presidente a salire due volte al Colle.

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