Divorzio: Irlanda sempre più civile

Divorzio più fattibile in Irlanda, Il Paese cerca di sottrarsi alla morsa della Chiesa

L’Irlanda è stata chiamata alle urne venerdì in nome di una legislazione più flessibile circa il divorzio, proprio in contemporanea alle elezioni europee.

Fino ad oggi si trattava di una delle legislazioni più rigide sull’argomento, la quale prevedeva un periodo di separazione lungo quattro anni prima che questa potesse dirsi ufficiale. Tale norma non subiva eccezioni neppure nel caso di situazioni di violenza domestica.

L’82% degli irlandesi (con un’affluenza di poco superiore al 50%) ha votato “si” decretando la riduzione delle tempistiche per la formalizzazione della disgregazione matrimoniale, portandole a soli due anni, come previsto dal ministro della Giustizia e dell’Uguaglianza Charlie Flanagan. E’ stata anche accordata la possibilità di riconoscere i divorzi ottenuti fuori dal Paese.

La chiusura dinanzi alle norme che regolano la separazione è frutto dell’eredità del 24 novembre 1995, norma entrata poi in vigore il 27 febbraio del 1997, quando l’Irlanda era stata chiamata ad esprimersi con un referendum riguardo al tema divorzio.

Vent’anni dopo, nel 2015, venne festeggiato quel risultato anche se non a ragione, nel momento in cui guardiamo i dati statistici che ne sono conseguiti.

Il fenomeno del “family breakdown” (“rottura famigliare”) è infatti passato dall’interessare 40.000 persone nel 1986 alle 250.000 nel 2011 fino ad arrivare alle 3,7 milioni di persone.

Nonostante l’Irlanda sia una Nazione fedelmente cattolica molti sono stati negli ultimi anni i referendum, coi rispettivi esiti, tesi a sottrarre potere alla Chiesa.

Solo a partire dal 2018 è stato possibile alle donne di interrompere la gravidanza fino alla dodicesima settimana, concesso anche qualora la donna incinta fosse in pericolo di vita o sussistessero dei gravi rischi per la sua salute, oltre all’eventualità della morte del bambino in utero.

Nel 2013 in risposta all’accusa della Corte Europea dei diritti dell’uomo, mossa nel 2010, era stata inserita una legge che mirasse a salvaguardare la salute e la vita della gestante, risultata però poco applicata, dal momento che costringeva comunque le donne ad andare ad abortire all’estero.

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