Lo scrittore e poeta piemontese Cesare Pavese è uno degli autori delle tracce della prima prova scritta della Maturità 2026. Ripercorriamo insieme la biografia e il vissuto del tormentato poeta italiano.
Cenni biografici e prime opere letterarie
Cesare Pavese nacque il 9 settembre del 1908 a Santo Stefano Belbo, nelle Langhe.
Nel 1932 consegue la laurea in lettere con una tesi su Walt Whitman e inizia a pubblicare, grazie alla sua profonda conoscenza della letteratura inglese e americana, alcune traduzioni, tra cui Moby Dick di Herman Melville.
Nel 1935 riceve al suo indirizzo alcune lettere destinate a Tina Pizzardo, militante comunista della quale è innamorato. Scoperto dalla polizia, viene arrestato e inviato al confino a Brancaleone Calabro, dove avvia la stesura del suo diario, Il mestiere di vivere.
Nel 1936 rientrato a Torino, apprende del matrimonio della donna amata, notizia che lo getta in una prima profonda crisi depressiva. Nello stesso anno pubblica, la raccolta poetica Lavorare stanca.
Dopo la caduta del fascismo e l’inizio della lotta partigiana, Pavese si rifugia insieme con la sorella in un paesino del Monferrato; scrive, nel frattempo, l’intenso romanzo breve La casa in collina.
Portata a termine la Liberazione, torna a Roma e si iscrive al PCI. Nel ’46 esce la raccolta di brevi prose Feria d’agosto; l’anno successivo Dialoghi con Leucò.
Nel 1950 Pavese riceve il premio Strega con La bella estate. Nello stesso anno conosce l’attrice americana Constance Dowling, ultimo grande amore della sua vita, alla quale dedica La luna e i falò. Ma la donna abbandona Pavese per tornare in America e questa volta lo scrittore non riesce a sopravvivere alla disperazione. Il 27 agosto viene trovato morto in una camera d’albergo di Torino per aver ingerito una dose eccessiva di sonnifero.
Nel 1951 esce la raccolta di poesie Verrà la morte e avrà i tuoi occhi; l’anno successivo viene pubblicato Il mestiere di vivere.
Insofferente alla realtà e a se stesso, Cesare Pavese interpreta in maniera personale il passaggio della cultura italiana dagli anni Trenta al nuovo clima democratico del dopoguerra. Il suo rapporto con la letteratura e con il mondo è volto alla ricerca di equilibrio impossibile.
Con la raccolta Lavorare stanca Pavese elabora la cosiddetta «poesia-racconto», che presenta una narrazione discorsiva.
Cesare Pavese, una poetica “tormentata”
Pavese era convinto che tutto ciò che viviamo da adulti sia solo una ripetizione di ciò che abbiamo scoperto per la prima volta durante l’infanzia. Il personaggio pavesiano è spesso un uomo che si è allontanato dalla campagna per andare in città (o all’estero) e che torna alle proprie origini, scoprendo che il passato è ormai irrecuperabile. I protagonisti di Pavese soffrono di una radicale solitudine; cercano disperatamente il contatto con gli altri (l’amicizia, l’amore, l’impegno politico), ma si scontrano costantemente con l’impossibilità di essere compresi fino in fondo.
Per Pavese la letteratura è uno strumento di indagine esistenziale per dare un senso al dolore del mondo e al mistero dell’esistenza.
“Feria d’agosto” è una raccolta di racconti uscita nel 1946, ma contenente prose risalenti ad anni precedenti, soprattutto tra il 1941 e il 1944.
I racconti sono incentrati sul ricordo di momenti e sensazioni legate all’infanzia.
Scritto tra il 18 settembre e il 9 novembre del 1949 ma pubblicato nel 1950, La luna e i falò, riassume i caratteri della ricerca artistica di Cesare Pavese. Si tratta di un romanzo in cui si ritrovano tanti temi.
Il protagonista, dopo aver girato il mondo, ritrova i luoghi della sua fanciullezza, circostanza che introduce inevitabilmente nel racconto l’ansia di trovare per forza il senso dell’esistenza.
Uno dei temi del romanzo, è il conflitto tra la tradizione della cultura contadina e la cultura della modernità. Siamo negli anni del secondo dopoguerra e dopo un lungo tempo trascorso a far fortuna negli Stati Uniti, il protagonista Anguilla decide di far ritorno nel suo paese natale nelle Langhe, dove ricorda la sua povera infanzia da trovatello.
Uno dei temi centrali dell’opera è quello del ritorno a casa, tema tipico della poetica di Pavese.
Il recupero della propria terra, dei propri luoghi per ritrovare sé stessi e la dimensione dell’uomo stesso.
Ricordiamo che Cesare Pavese è una figura di spicco del Neorealismo, movimento letterario nato in Italia nel dopoguerra.
La sua è spesso definita “poetica del mito”, perché il paesaggio delle Langhe e l’infanzia assumono un valore mitico e simbolico, visti come modelli universali in cui si riflettono le problematiche esistenziali.





