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Cardigan, il maglione che deve il nome a un generale

È lì che un indumento semplice ha assunto, di volta in volta, un carattere diverso.

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Cardigan, il maglione che deve il nome a un generale
Immagine generata dall'AI

Il cardigan porta il nome di James Thomas Brudenell, settimo conte di Cardigan, un ufficiale britannico diventato celebre durante la guerra di Crimea. Quel nome è rimasto su un indumento che, nel tempo, ha trovato posto nei completi eleganti, nel guardaroba quotidiano e sul palco di un concerto dei Nirvana.

Si riconosce soprattutto dall’apertura sul davanti. Può avere bottoni o una zip, aderire al busto oppure cadere largo sulle spalle. Basta cambiare filato, proporzioni e modo di indossarlo perché assuma un aspetto diverso. La sua storia passa attraverso queste scelte, spesso molto pratiche, e le persone che le hanno fatte.

Il conte di Cardigan e la guerra di Crimea

Il 25 ottobre 1854, durante la battaglia di Balaklava, Brudenell guidò la carica della Brigata Leggera contro le posizioni russe. L’episodio ebbe conseguenze disastrose e rese il conte ancora più noto presso il pubblico britannico.

Le ricostruzioni della storia del cardigan collegano il capo alle giacche di maglia di lana utilizzate dagli ufficiali per proteggersi dal freddo. Il nome di Brudenell venne associato a quegli indumenti, anche se non sono del tutto chiare le circostanze precise del passaggio. Attribuirgli l’invenzione del maglione sarebbe quindi improprio.

Le prime attestazioni di cardigan jacket risalgono al 1857. Dieci anni dopo, una testimonianza pubblicata sulla rivista All the Year Round descriveva un indumento lavorato a maglia, simile a un panciotto, venduto semplicemente come cardigan.

La parola circolava ormai anche fuori dall’ambiente militare. La forma del capo, invece, avrebbe continuato a cambiare.

Quando la maglieria entra nel tempo libero

Fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, attività come golf, ciclismo e tennis richiedevano vestiti che permettessero di muoversi con facilità. La maglieria rispondeva a questa esigenza e cominciò a trovare occasioni d’uso sempre più ampie.

Il cambiamento riguardava diversi indumenti, dai pullover alle giacche aperte. Il cardigan aveva un vantaggio immediato: si poteva aggiungere sopra una camicia, slacciare o togliere senza doverlo sfilare dalla testa.

Intanto, le innovazioni nella lavorazione meccanica rendevano i capi a maglia più disponibili. Alla produzione domestica si affiancava un’offerta industriale, mentre cambiavano anche le abitudini femminili. Sport e tempo libero favorivano abiti meno ingombranti, che lasciassero maggiore libertà nei movimenti.

È in questo contesto che Gabrielle Chanel diede al cardigan un posto importante nei suoi completi.

Chanel lo usa come una giacca

Negli anni Venti, Chanel propose insiemi nei quali una giacca-cardigan in jersey di lana accompagnava una gonna e una camicetta di seta o cotone leggero. Le pieghe della gonna agevolavano il passo; la parte superiore manteneva una costruzione morbida.

Il jersey, già utilizzato nell’abbigliamento intimo e sportivo, permetteva di creare vestiti comodi, rifiniti con la cura della sartoria. Il cardigan diventava uno dei pezzi del completo: contavano la lunghezza, il colore e il rapporto con ciò che si indossava sotto.

Togliendo la giacca, rimaneva visibile una camicetta pensata per far parte dello stesso insieme. I capi separati offrivano così più possibilità di combinazione e accompagnavano momenti diversi della giornata.

Qui vale una precisazione: jersey indica una lavorazione a maglia, non una fibra. Può essere realizzato, per esempio, in lana. Le successive giacche Chanel in tweed possono richiamare il taglio del cardigan, ma appartengono a un’altra costruzione e non vanno confuse con un maglione.

Il twinset, due pezzi coordinati

Negli anni Trenta si affermò il twinset, formato da una maglia e da un cardigan coordinati. Il marchio scozzese Pringle of Scotland ne rivendica l’invenzione in quel decennio.

Colore e filato legano i due pezzi. Il cardigan può restare aperto, lasciando vedere la maglia sottostante, oppure essere abbottonato. Anche quando viene tolto, l’insieme conserva un aspetto compiuto.

La lavorazione fine permette di sovrapporre i capi senza aggiungere troppo volume. Nelle versioni aderenti, la maglieria segue il busto: la posizione dell’orlo, la lunghezza delle maniche e la distanza fra i bottoni contribuiscono a definire le proporzioni.

Filati pregiati come il cashmere rafforzarono l’associazione con un’eleganza curata. Il cardigan poteva prendere il posto di una giacca leggera, mantenendo però la flessibilità della maglia.

Accanto ai completi acquistati nei negozi continuavano a esistere quelli fatti in casa. Seguendo un modello, chi lavorava ai ferri poteva scegliere il colore e adattare le misure alla persona che avrebbe indossato il capo.

Il cardigan rosso di Mister Rogers aveva una zip

Nel guardaroba maschile il cardigan trovò anche un ruolo televisivo molto riconoscibile. Per oltre trent’anni, Fred Rogers, conduttore statunitense del programma per bambini Mister Rogers’ Neighborhood, iniziò le puntate cambiandosi: sostituiva la giacca con un cardigan e indossava scarpe da ginnastica.

Il gesto, accompagnato dalla canzone di apertura, diventò un appuntamento familiare per il pubblico.

Uno degli esemplari rossi è conservato allo Smithsonian National Museum of American History. Lo aveva realizzato sua madre e il suo nome compare sull’etichetta interna. Il capo è in acrilico e si chiude con una cerniera metallica.

Sono particolari che allargano l’immagine più comune del cardigan di lana con i bottoni. In questo caso, una maglia prodotta in famiglia entrava regolarmente nelle case degli spettatori, diventando parte dell’identità del conduttore.

Prima dei tutorial c’erano i libri di modelli

Il desiderio di rifare un indumento visto in fotografia o su una rivista precede di molto i social.

Dalla fine degli anni Settanta, la designer britannica Patricia Roberts pubblicò libri di modelli che permettevano di realizzare a mano la sua maglieria. Propose anche filati e kit: chi voleva riprodurre un progetto poteva procurarsi le istruzioni e i materiali necessari.

Negli anni Ottanta, la maglieria britannica sperimentò disegni elaborati e dettagli asimmetrici. Il lavoro manuale offriva possibilità che le macchine industriali dell’epoca non riuscivano sempre a riprodurre.

Seguire uno schema significava contare le maglie, scegliere i filati e dedicare tempo alla costruzione. Un progetto di moda poteva così arrivare nel guardaroba attraverso il lavoro di chi lo avrebbe indossato.

Kurt Cobain, una maglia larga e consumata

Nel novembre 1993, Kurt Cobain indossò un cardigan durante la registrazione di MTV Unplugged con i Nirvana. Il volume ampio e l’aspetto vissuto accompagnavano una performance destinata a diventare una delle immagini più note del gruppo.

Era un modello del marchio Manhattan, realizzato con una miscela di acrilico, mohair e Lycra. Aveva tasche esterne e una chiusura a bottoni, uno dei quali mancava. Sul tessuto erano rimasti macchie e segni di bruciatura.

La distanza dal twinset si vede nella vestibilità. La maglia cade larga sul corpo e mostra l’usura; il suo aspetto dipende anche dal modo in cui è stata portata e consumata.

Il 26 ottobre 2019, Julien’s Auctions vendette quel cardigan a New York per 334 mila dollari, commissioni comprese. Il valore era legato alla provenienza documentata e all’associazione con Cobain e con quella registrazione.

Il bottone mancante e le tracce d’uso erano ormai particolari riconoscibili del capo, conservati anche nelle immagini del concerto.

Harry Styles e i fan che hanno ripreso i ferri

Nel 2020, durante le prove per il programma statunitense Today, Harry Styles indossò un cardigan JW Anderson della collezione primavera-estate di quell’anno.

Il modello aveva un volume abbondante ed era composto da grandi riquadri colorati. L’accostamento dei blocchi e la lavorazione evidente lo rendevano facile da riconoscere nelle fotografie e nei video.

Su TikTok, i fan cominciarono a realizzarne versioni proprie, mostrando le fasi del lavoro con l’hashtag #harrystylescardigan. Il fenomeno crebbe durante la pandemia e le restrizioni. Jonathan Anderson rispose mettendo gratuitamente a disposizione lo schema e le indicazioni per riprodurlo.

Il capo è poi entrato nella collezione del Victoria and Albert Museum. Intorno all’originale erano nate molte altre versioni, con filati scelti da chi le realizzava, riquadri lavorati separatamente e tentativi di assemblaggio condivisi online.

Per alcuni fan, voler indossare qualcosa visto addosso a un cantante era diventato il motivo per imparare a costruirlo.

Le diverse vite del cardigan

Il completo coordinato, la maglia con la zip e il modello largo portato sul palco hanno continuato a convivere. Una versione non ha cancellato le altre: sono cambiati materiali, proporzioni e occasioni d’uso.

Il nome conserva il ricordo di un ufficiale dell’Ottocento. Gran parte della storia del cardigan si è però svolta nei laboratori, nei guardaroba e fra le mani di chi lavorava ai ferri. È lì che un indumento semplice ha assunto, di volta in volta, un carattere diverso.