Per secoli la moda ha imposto alle donne di modellare, nascondere e comprimere il proprio corpo. Poi qualcosa è cambiato: il corsetto ha lasciato spazio al reggiseno e, sulle spiagge, gli abiti pesanti hanno ceduto il passo a costumi sempre più essenziali. Una trasformazione che racconta molto più della semplice evoluzione della moda.
Quando il corpo doveva stare dentro il corsetto
Per lungo tempo l’abbigliamento femminile non si è limitato a vestire il corpo: lo ha modellato secondo i canoni estetici dell’epoca.
Il corsetto rappresentava uno degli strumenti più emblematici di questa concezione. Stecche rigide, lacci e tessuti resistenti servivano a stringere la vita e a sostenere il busto, imponendo alla figura femminile una determinata silhouette.
Era elegante, ma tutt’altro che comodo.
All’inizio del Novecento, però, la moda cominciò a cambiare. Gli abiti divennero più leggeri e le donne iniziarono a cercare maggiore libertà nei movimenti. Anche il corsetto, simbolo di una moda costrittiva, cominciò lentamente a perdere il suo ruolo.
Il reggiseno nasce da un problema di eleganza
La storia del moderno reggiseno è legata a un episodio curioso.
Nel 1914 la giovane ereditiera newyorkese Mary Phelps Jacob, conosciuta in seguito come Caresse Crosby, acquistò un elegante abito da sera. Quando lo indossò, si accorse che il tessuto leggero lasciava intravedere il rigido corsetto sottostante.
La soluzione arrivò grazie a due fazzoletti di seta, alcuni nastri e una cordicella. Con l’aiuto della cameriera, Mary realizzò un sostegno molto più leggero e flessibile rispetto al tradizionale corsetto.
Nacque così quello che sarebbe diventato uno dei primi modelli moderni di reggiseno.
Il 3 novembre 1914, Mary Phelps Jacob ottenne negli Stati Uniti il brevetto per il suo modello, chiamato Backless Brassiere. L’invenzione sembrava semplice, ma anticipava un cambiamento importante: il corpo non doveva più essere necessariamente costretto dentro una struttura rigida.
Dalla costrizione alla libertà
Il successo del reggiseno non fu immediato e la sua evoluzione attraversò diverse fasi. Nel corso del Novecento il nuovo indumento cambiò forma, materiali e funzione, seguendo l’evoluzione della moda e dei modelli estetici.
Il passaggio dal corsetto al reggiseno racconta però qualcosa di più profondo.
La moda cominciava a confrontarsi con un corpo in movimento.
Le donne lavoravano sempre più fuori casa, praticavano attività sportive, viaggiavano e conducevano una vita pubblica più intensa. Un abbigliamento meno rigido rispondeva quindi anche a nuove esigenze sociali.
La trasformazione del guardaroba accompagnava, almeno in parte, la trasformazione della società.
In spiaggia, il corpo restava ancora nascosto
Se il corsetto rappresentava la costrizione del corpo nella vita quotidiana, il primo costume da bagno raccontava una concezione altrettanto pudica del corpo sulla spiaggia.
Nell’Ottocento il bagno in mare cominciò a diffondersi come pratica salutare. L’acqua veniva considerata benefica per il corpo e utilizzata anche come presunto rimedio per diversi disturbi, compresi quelli che allora venivano genericamente ricondotti ai “nervi”.
Ma andare al mare non significava certo mostrarsi.
I primi costumi femminili erano molto lontani da quelli che conosciamo oggi. Gli abiti potevano arrivare al ginocchio ed erano accompagnati da pantaloni lunghi, calze e scarpe di tela.
Quando il costume pesava più dell’estate
I tessuti utilizzati erano spesso pesanti, come la flanella. Una volta bagnati, gli indumenti diventavano ancora più ingombranti e difficili da gestire.
Il costume da bagno, insomma, aveva una funzione paradossale: permetteva di entrare in acqua, ma continuava a nascondere quasi completamente il corpo.
Con il passare dei decenni, tuttavia, la situazione cambiò. I costumi si accorciarono, i tessuti divennero più leggeri e le braccia e le gambe iniziarono a essere progressivamente scoperte.
La spiaggia diventò così uno dei luoghi privilegiati della trasformazione del costume.
1946: arriva il bikini
La vera rivoluzione arrivò nel 1946, quando il francese Louis Réard presentò il bikini.
Il nuovo costume lasciava scoperta una quantità di pelle impensabile fino a pochi decenni prima. Il nome stesso richiamava l’atollo di Bikini, dove nello stesso periodo gli Stati Uniti stavano conducendo test nucleari: Réard voleva suggerire che il suo nuovo costume avrebbe avuto un effetto “esplosivo”.
Il bikini, inizialmente considerato scandaloso, non conquistò immediatamente il grande pubblico. Ma negli anni successivi cinema, fotografia, pubblicità e nuove tendenze sociali contribuirono a trasformarlo in un simbolo della modernità.
La moda racconta una società che cambia
Dal corsetto al reggiseno, dal costume di flanella al bikini: in poco più di un secolo il modo di vestire il corpo è cambiato radicalmente.
Ma sarebbe riduttivo parlare soltanto di moda.
Gli abiti raccontano il rapporto che una società ha con il corpo, con la femminilità, con il pudore e con la libertà.
Il corsetto imponeva una forma. Il primo costume da bagno nascondeva il corpo anche quando si andava al mare. Il bikini, al contrario, lo esponeva come mai prima di allora.
Eppure anche questa libertà ha avuto le sue contraddizioni. Mentre alcuni indumenti liberavano il corpo dalle costrizioni fisiche, la società continuava a imporre nuovi ideali estetici. La silhouette perfetta cambiava, ma il corpo femminile continuava a essere osservato, giudicato e rappresentato secondo modelli precisi.
Dal nascondere all’esporre
La storia di questi due indumenti mostra quindi una trasformazione che riguarda tutti noi.
Il corpo è passato dall’essere modellato e nascosto all’essere mostrato e celebrato. Ma la vera libertà non coincide necessariamente con la quantità di pelle che lasciamo scoperta.
La moda cambia continuamente. Cambiano i vestiti, le forme, i tessuti e le tendenze. Quello che resta è il rapporto tra abbigliamento e società: ogni epoca veste il corpo secondo ciò che considera bello, accettabile, elegante o trasgressivo.
E forse è proprio per questo che osservare un vecchio corsetto o un costume da bagno dell’Ottocento permette di capire qualcosa in più non soltanto della moda di allora, ma della società che lo ha creato.





