Il fenomeno della desertificazione può rimandare alla mente un aspetto geografico, ma in realtà riguarda anche un altro contesto. La desertificazione in questo caso fa riferimento alla quasi totale assenza di negozi in una città, che chiudono per questioni economiche.
A dirlo è Mariano Bella, direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio che segnala una preoccupante accelerazione «con un tasso medio annuo del 3,1% nel 2025 contro il 2,2% osservato nelle precedenti analisi.
Il direttore di Confcommercio ha dichiarato: “Tra il 2012 e il 2025, in Italia sono scomparsi 156mila punti vendita del commercio al dettaglio e ambulante, oltre un quarto del totale. Crescono solo le imprese del comparto alloggio e ristorazione”. Una situazione preoccupante e allarmante dal punto di vista prettamente economico.
Desertificazione, un fenomeno in crescita
La chiusura delle attività commerciali riduce la capacità attrattiva di una città, rendendola poco “appetibile” a cittadini e turisti, ma soprattutto penalizza il comparto dei servizi e riduce i livelli di sicurezza.
A incidere in modo decisivo alla desertificazione è il cambiamento dei consumi. Nel 2025 le vendite online rappresentano l’11,3% dei consumi di beni acquistabili sul web.
A ciò si aggiunge un mercato che non è equilibrato: le imprese fisiche sostengono costi fiscali particolarmente elevati rispetto agli operatori digitali, che riescono a muoversi in filiere meno ardue e con obblighi più leggeri. Uno squilibrio che ha alterato la concorrenza e ha svuotato città e territori.
Ricordiamo che la contrazione colpisce soprattutto il commercio di prossimità, ossia i piccoli negozi a conduzione familiare, le botteghe, le edicole, che integra il tessuto urbano e sociale.





