21.2 C
Napoli
giovedì, 6 Ottobre 2022

26 dicembre 1916, Natale sereno per Ungaretti a Napoli

Nella poesia Natale si può intravedere lo stato d'animo del poeta in quel periodo.

Da non perdere

Nel 1912 Giuseppe Ungaretti si trasferì a Parigi, qui frequentò le lezioni al College de France e all’Università di Parigi e fece amicizia con Guillaume Apollinaire che avrebbe avuto un’influenza significativa sul suo lavoro.

Allo scoppio della prima guerra mondiale Ungaretti sostenne l’intervento del suo paese a fianco delle potenze dell’Intesa. Si arruolò nella Brigata Brescia del 19º fanteria nel dicembre 1915 e vide l’azione nel teatro del Nord Italia dove prestò servizio nelle trincee e rimase sconvolto dalla realtà della guerra. Ungaretti in quel periodo trovò il modo di passare un momento sereno e lontano dalle bombe, si recò a Napoli.

Il 26 dicembre 1916 Giuseppe Ungaretti passerà un Natale tranquillo e lontano dalla guerra a Napoli

Giuseppe Ungaretti decise di sostenere l’intervento del proprio paese quando nel 1915 si arruolò nella Brigata Brescia, purtroppo avrebbe vissuto una cosa che lo devasterà. Il 26 dicembre 1916 Ungaretti, grazie all’autorizzazione ad andarsene temporaneamente dal servizio, si recó a Napoli, dove vivrà un sereno periodo natalizio lontano dagli orrori generati dalla guerra e dalle bombe.

Le emozioni avute dal poeta nel periodo in cui ha soggiornato a Napoli, ospitato nella residenza dell’amico Gherardo Marone,  le si possono percepire nella poesia Natale:

“Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare”.  

Il poeta Giuseppe Ungaretti scrisse e disse che non aveva più la voglia di passeggiare nelle piccole strade affollate di gente, tipico durante le feste natalizie. Successivamente il poeta parlò della sua stanchezza morale per via della guerra e che avrebbe preferito restare solo, anche se dimenticato, lo avrebbe preferito. Nella terza afferma che preferisce stare da solo in disparte come una cosa posata da qualche parte e poi dimenticata. Nella quarta e quinta strofa, il poeta narrava che, nell’angolo accanto al camino, sente il tepore delle fiamme che dolcemente lo aiutano a contemplare in silenzio ed assorto nei suoi pensieri, i giochi fantasiosi degli anelli di fumo che si alzano dai ceppi ardenti.
Il poeta abbandonandosi in un dolce riposo ritrova pace e la serenità dell’animo a Napoli, molto lontana dalla realtà da dove veniva per riposare e ritrovare la calma.

 

 

 

image_pdfimage_print

Ultimi articoli