L’Adorazione dei Magi è un dipinto attribuito all’anonimo pittore che deve il suo nome ad alcune tele raffiguranti il tema dell’Annuncio: il Maestro degli Annunci.
Si tratta, secondo lo studioso Giuseppe Porzio, del pittore Bartolomeo Bassante o Passante.
Pochi documenti d’archivio hanno permesso di stabilire che Bartolomeo Passante, nato a Brindisi nel 1618, nel 1629, all’età di undici anni entra come apprendista nella bottega di Pietro Beato, pittore nato a Napoli verso il 1601, abitante nella “parrocchia di San Liborio alla Carità lungo la Strada di Toledo”. Sette anni più tardi, nel 1636, l’apprendista, ormai diventato collaboratore, ne sposa la nipote Angela Formichella, figlia di Giovan Francesco e Faustina Beato. Passante, di cui il Celano nel 1692 ricorda un dipinto un’Adorazione dei pastori in San Giacomo degli Spagnoli, sarà attivo, probabilmente sempre a fianco di Beato, sino al luglio 1648 quando morì, all’età di trent’anni anni. Di Pietro Beato, il cui nome compare nei documenti ricordati e in altri, e che morirà nel 1653, ad oggi non si conosce una sola opera.
Sono dipinti, che hanno per soggetto “mezze figure” di apostoli, di filosofi antichi, personificazioni dei Sensi, episodi del Vangelo e del Vecchio Testamento aventi per protagonisti personaggi ruvidi, contadini che Ferdinando Bologna definì “del tratturo”, “caratterizzati da una così concreta e vigorosa trattazione di panni e di epidermidi, di particolari anatomici, tratti somatici e reazioni espressive, con l’aggiunta di accentuati contrasti chiaroscurali e di corpose stesure cromatiche dai toni prevalentemente foschi e bituminosi.” I modelli venivano replicati quasi identici per illustrare più volte lo stesso soggetto evangelico per committenti diversi e in composizioni che si possono distinguere solo, per differente resa pittorica.
Un esempio è l’Adorazione dei Magi conservata a Napoli, a Palazzo Zevallos Stigliano, già nella collezione del Banco di Napoli. Il dipinto, prima di essere acquistato nel 1985, fu presentato nel 1981, in pendant con un Annuncio ai pastori oggi in collezione Johnson, ad una importante mostra antiquariale organizzata dalla Matthiesen Gallery e tenutasi a Londra nel 1981.
La monumentalità dell’impianto compositivo, ma soprattutto la tavolozza più ricca e vivace, oltre alla intensa luminosità della scena, inducono ad ipotizzare una datazione dopo il 1635, quando la rivoluzione cromatica, che interessò la pittura non solo napoletana, ma anche romana, genovese e siciliana, si instaurò sulla scorta degli esempi del Rubens e del Van Dyck.





