Il 2 ottobre mette insieme vicende lontanissime fra loro. Nel 1187 Gerusalemme si arrende a Saladino; nel 1950 Charlie Brown compare in quattro vignette, sulle pagine di appena sette giornali. In mezzo ci sono un cannocchiale per cui viene chiesto un brevetto, Darwin che torna dal giro del mondo e i primi tentativi di trasmettere un volto su uno schermo. Oggi sappiamo come sono andate queste storie. Vale la pena riprenderle dal momento in cui nessuno poteva ancora saperlo.
1187: Gerusalemme si arrende a Saladino
Per molti abitanti di Gerusalemme, il 2 ottobre 1187 la fine dell’assedio significa dover risolvere subito un problema: trovare il denaro per lasciare la città. Saladino ha accettato la resa, ma la libertà dipende dal pagamento di un riscatto. Fra le persone rimaste dentro le mura ci sono anche profughi che hanno già abbandonato case e beni nei territori conquistati.
La sconfitta che ha aperto la strada al sultano risale al 4 luglio. A Hattin, quasi tre mesi prima, Saladino ha battuto l’esercito crociato, privando il Regno di Gerusalemme delle forze necessarie a difendere gran parte dei suoi domini. Sono cadute città e fortezze. Il 20 settembre è cominciato l’assedio di Gerusalemme.
Baliano di Ibelin organizza la resistenza, poi avvia le trattative. Continuare a combattere espone gli abitanti alle conseguenze di una presa con la forza. L’accordo mette fine a ottantotto anni di dominio crociato ed evita un massacro come quello compiuto dai crociati nel 1099.
Questo non significa che tutti siano salvi. I cristiani latini possono partire pagando; alcuni vengono inclusi in riscatti collettivi, altri liberati gratuitamente. Molti di quelli che restano esclusi finiscono in schiavitù.
Quando la notizia raggiunge l’Europa, provoca sgomento e contribuisce alla mobilitazione per la Terza crociata. Riconquistare la città santa torna a essere un obiettivo militare e religioso.
2 ottobre 1608: un brevetto per vedere lontano
Riconoscere una nave quando è ancora lontana dalla costa può fare una grande differenza. È una delle possibilità offerte dallo strumento che Hans Lippershey, fabbricante di occhiali a Middelburg, presenta alle autorità dei Paesi Bassi.
Il 2 ottobre 1608 gli Stati Generali esaminano la sua richiesta di brevetto. Due lenti, sistemate dentro un tubo, ingrandiscono gli oggetti distanti. Le applicazioni sono facili da intuire: navigazione, sorveglianza, guerra.
Il governo si interessa all’apparecchio e ne ordina alcuni esemplari, ma non concede l’esclusiva. Altri artigiani conoscono strumenti analoghi e stabilire chi sia arrivato per primo è tutt’altro che semplice.
La tecnica, intanto, si diffonde. Nel 1609 Galileo Galilei costruisce cannocchiali più potenti e li punta verso il cielo, osservando i rilievi della Luna. Nel gennaio 1610 individua i satelliti di Giove: piccoli punti luminosi che cambiano posizione da una notte all’altra. Mostrano che alcuni corpi celesti ruotano attorno a un centro diverso dalla Terra. Nel marzo successivo le osservazioni vengono pubblicate nel Sidereus nuncius.
1836: Darwin torna a casa
Quando il Beagle raggiunge Falmouth, il 2 ottobre 1836, Charles Darwin ha ventisette anni. Ne aveva ventidue alla partenza, il 27 dicembre 1831. Torna con osservazioni e materiali che richiederanno anni di lavoro.
La nave, comandata da Robert FitzRoy, ha svolto soprattutto rilevamenti cartografici e idrografici. Darwin ha approfittato delle soste per esplorare anche l’interno dei territori sudamericani, esaminare rocce, raccogliere fossili e osservare animali e piante. Le Galápagos avranno un ruolo importante nelle sue riflessioni, ma il viaggio gli ha insegnato molto anche altrove.
Al momento dello sbarco, la teoria dell’evoluzione non è ancora pronta. Bisogna identificare gli esemplari, confrontarli, consultare specialisti. E capire quali rapporti esistano fra organismi vissuti in luoghi o epoche differenti. L’origine delle specie uscirà nel 1859, ventitré anni dopo.
Per adesso Darwin è soprattutto felice di essere a casa. Il 5 ottobre scrive allo zio Josiah Wedgwood e quasi non riesce a mettere ordine nelle parole per la gioia del ritorno. Dopo quel giro del mondo, non lascerà più la Gran Bretagna.
2 ottobre 1925: il volto di Stooky Bill sullo schermo
Stooky Bill ha due qualità utili a John Logie Baird: lineamenti dipinti, facili da distinguere, e la capacità di restare sotto le lampade del laboratorio senza lamentarsi. È una testa da ventriloquo.
A Londra, Baird la usa per i suoi esperimenti di televisione meccanica. Un disco forato in rotazione scandisce l’immagine; il sistema trasforma le variazioni di luce in segnali elettrici e le ricompone su un ricevitore. Il problema è ottenere qualcosa di più delle solite sagome indistinte: abbastanza sfumature da riconoscere un volto.
Il 2 ottobre 1925 l’immagine di Stooky Bill compare sul ricevitore con il risultato cercato. Baird chiama allora William Edward Taynton, un giovane che lavora nello stesso edificio, e lo convince a sedersi davanti all’apparecchiatura. Riesce a trasmettere anche il suo volto.
L’immagine è piccola, instabile, fatta di pochissime linee. Basta però a incoraggiarlo a continuare. Il 26 gennaio 1926 Baird mostrerà il sistema a membri della Royal Institution. L’esperimento di ottobre e la dimostrazione di gennaio restano due passaggi distinti: la televisione dovrà ancora fare molta strada prima di entrare nelle case.
1950: Charlie Brown debutta in quattro vignette
Shermy e Patty sono seduti sul marciapiede quando vedono arrivare Charlie Brown. Shermy ne parla bene, con un affetto che sembra sincero. Aspetta che sia passato, poi dichiara di odiarlo.
Charles M. Schulz presenta così il suo personaggio, il 2 ottobre 1950, ai lettori di sette quotidiani americani. Quattro vignette e nessuna battuta per Charlie Brown. La cattiveria arriva tutta alla fine.
Snoopy esordisce due giorni dopo, il 4 ottobre. Lucy e Linus arriveranno più avanti: il gruppo che conosciamo si formerà poco alla volta, insieme alle manie e alle abitudini dei suoi protagonisti.
Il titolo, invece, a Schulz non piacerà mai davvero. Avrebbe voluto mantenere Li’l Folks, già usato per un lavoro precedente. Il distributore United Feature Syndicate sceglie Peanuts per evitare problemi con un’altra striscia dal nome simile, Little Folks.
Da quelle prime vignette nasceranno decenni di partite di baseball perdute, aquiloni incastrati negli alberi e tentativi di calciare il pallone che Lucy porta via all’ultimo istante. Charlie Brown tornerà a fidarsi. I lettori impareranno presto a dubitare di lei.
2 ottobre 1959: una cittadina vuota ai confini della realtà
Un uomo arriva in una cittadina americana. Non ricorda chi sia. Ci sono automobili parcheggiate, negozi e telefoni funzionanti, ma nessuno a cui chiedere aiuto.
È l’inizio di Where Is Everybody?, trasmesso dalla CBS la sera del 2 ottobre 1959. Con questo episodio debutta The Twilight Zone, la serie di Rod Serling conosciuta in Italia come Ai confini della realtà.
A rendere inquietante il luogo è proprio il suo aspetto normale. Tutto sembra al proprio posto, tranne gli abitanti. Mentre il protagonista cerca una spiegazione, cresce la sensazione che qualcuno lo stia osservando.
Solitudine e smarrimento dominano la puntata. Nelle storie successive troveranno spazio anche guerra, conformismo e pregiudizio.
Chi la rivede oggi potrebbe accorgersi che manca qualcosa: la sigla più famosa della serie. Nella prima stagione il tema musicale è di Bernard Herrmann; quello ricavato dalle composizioni di Marius Constant arriverà dalla seconda.
1995: esce (What’s the Story) Morning Glory?
I due uomini sulla copertina non sono i fratelli Gallagher. A incrociarsi in Berwick Street, nel quartiere londinese di Soho, sono il produttore Owen Morris e il DJ Sean Rowley.
Il secondo album degli Oasis esce il 2 ottobre 1995, poco più di un anno dopo Definitely Maybe. Nella prima settimana vende circa 347 mila copie nel Regno Unito. Diventerà il maggiore successo commerciale della band.
Ci sono Wonderwall, Don’t Look Back in Anger e Champagne Supernova: canzoni che portano il gruppo di Manchester ben oltre il pubblico del Britpop. Le chitarre hanno ancora un ruolo centrale, ma c’è più spazio per melodie ampie e ritornelli da cantare insieme.
Anche la copertina lascia il segno. Berwick Street, già frequentata per i suoi negozi di dischi, diventa una tappa per gli appassionati degli Oasis.
2001: gli aerei di Swissair restano a terra
Il 2 ottobre 2001 la crisi di Swissair diventa un problema immediato: mancano i soldi per rifornire gli aerei. I fornitori vogliono essere pagati in anticipo e la compagnia non ha la liquidità necessaria. Nel pomeriggio i voli si fermano. Circa 19 mila passeggeri rimangono bloccati nel mondo.
Gli attentati dell’11 settembre hanno aggravato la crisi del trasporto aereo, ma le difficoltà di Swissair vengono da prima. Acquisizioni e partecipazioni in altre compagnie hanno assorbito risorse senza creare un gruppo abbastanza solido da reggere il colpo.
Per la Svizzera è difficile anche accettare l’immagine dei velivoli fermi a Zurigo. La compagnia ha rappresentato per decenni l’efficienza del Paese all’estero; adesso, negli aeroporti, i suoi passeggeri cercano un altro modo per partire. Grounding, parola usata soprattutto nell’aviazione, diventa il termine con cui verrà ricordato il dissesto.
Il 4 ottobre un finanziamento d’emergenza della Confederazione permette di riprendere una parte dei voli. È una soluzione provvisoria. Per quasi due giorni, migliaia di persone hanno avuto un biglietto in mano e nessun aereo da prendere.
A rileggerle oggi, alcune di queste date sembrano inizi già destinati al successo. Ma Darwin era tornato con molto lavoro ancora da fare, Baird aveva ottenuto un’immagine appena riconoscibile e il mondo di Charlie Brown era quasi tutto da inventare. Swissair, al contrario, aveva alle spalle una reputazione costruita in decenni. Il 2 ottobre 2001 non bastò a far partire i suoi aerei.





