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Terremoto devasta Palu, in Indonesia

Un potente terremoto, di magnitudo 7.3 della scala Richter, alla profondità rilevata di 20 km, si è verificato nella giornata di ieri, alle 18 circa, ora locale.

Una seconda scossa, di magnitudo  6.1, della profondità di 10 km, ha scatenato, successivamente, un’imponente tsunami, con onde di entità compresa tra 1,5 e 2 metri d’altezza. L’allarme tsunami era stato però rimosso dall’agenzia nazionale di meteorologia, climatologia e geofisica nella mezz’ora successiva all’avvenimento.
Si contano circa 384 vittime e 540 feriti nell’isola di Sulawesi, in riferimento all’aerea in cui maggiori sono stati gli effetti del disastro, la città di Palu, sita nella zona settentrionale dell’isola.
Lo riferisce Sutopo Purwo Nugroho, membro della Protezione civile e portavoce dell’Agenzia per i disastri nazionali, il quale dichiara anche “Sarà impiegata tutta la forza nazionale, e domani mattina invieremo degli elicotteri per portare assistenza nelle aree colpite dallo tsunami”.
E’ proprio a Palu che le mura del carcere sono crollate a causa del sisma, facendo sì che  quasi la metà dei suoi detenuti, 250, su un totale di 560, riuscisse a darsi alla fuga.
Riacciuffarli non è al momento una preoccupazione primaria dato che l’invio dei soccorsi è la problematica senz’altro più urgente.
La città, abitata da 4mila persone  è stata danneggiata nella sua architettura, al pari della non lontana Donggala. Ad esser colpito è stato anche il fattore economico,  dato che il paese vive molto di turismo, minato gravemente dalla perdita di numerosissimi edifici, oltre che da tutti coloro che si trovavano in quegli esercizi al momento della catastrofe.
“L’albergo Rua-Rua è crollato, aveva 80 camere, 76 delle quali occupate”, ci riporta, ancora una volta, Sutopo Purwo Nugroho.
L’indonesia risulta tra i paesi a più alto rischio sismico al mondo, difatti anche il terremoto del 26 dicembre 2004 nell’isola di Sumatra, con una magnitudo di 9.1 si annovera tra i dieci più devastanti eventi sismici al livello globale. La catastrofe portò via con sé 230mila vittime.
L’arcipelago fa parte di quella che in geologia è denominata “cintura di fuoco”.
Essa si estende per 40mila km e abbraccia tutto il Pacifico.
Si manifestano in questa fascia addirittura il 90% dei terremoti e delle eruzioni vulcaniche per via del fenomeno di “subduzione”: le placche continentali, spostandosi, surclassano le placche oceaniche pacifiche, determinando il restringimento dell’Oceano Pacifico.
Rosalba Caramiello
Rosalba Caramiello
Giovane psicologa clinica laureatasi all'Università di Roma "La Sapienza" ed educatrice, appassionata di giornalismo e fotografia.