Svolta in M.O., capo Hamas propone tregua

La delicata situazione in Medio Oriente negli ultimi anni ha fatto emergere un quadro senza speranza, tra conflitti armati, stragi, guerre e terrorismo. Tuttavia, succede ancora oggi, che emerga una flebile speranza, un barlume timido e quasi impercettibile, che si spera che possa divampare prima o poi in tutta la sua potenza. Ed è ciò che è successo in questi giorni quando il leader di Hamas, Yahya Sinwar, in una rara intervista ad un quotidiano israeliano, ha annunciato la sua intenzione di proporre una tregua ad Israele. Dopo decenni di odio il ramoscello di ulivo della pace viene incredibilmente offerto dalla parte che si è dimostrata meno disposta al dialogo, quella organizzazione che diversi enti e nazioni hanno bollato come “terroristica” in ragione del suo modo di operare e di fare propaganda.

Probabilmente la situazione disastrosa umanitaria in cui versa Gaza in ragione dell’embargo israeliano, dei continui attacchi alla popolazione palestinese ad opera dell’IDF dello Stato d’Israele in risposta alle operazioni di Hamas, hanno indotto il loro leader a provare pietà per il suo popolo in ragione della maturata consapevolezza che esso è coinvolto in una guerra che non può vincere. Israele ha a disposizione la terza forza armata del mondo, dopo Stati Uniti e Russia, mentre i Palestinesi non hanno neanche un esercito ufficiale. “Non è nel nostro interesse confrontarci con una potenza nucleare, non potremmo vincere”, dichiara Sinwar, che poi aggiunge  “una nuova guerra non è nemmeno nell’interesse di Netanyahu. La prossima sarebbe la quarta operazione su Gaza e non possono permettersi di concluderla come la terza, che già si è conclusa come la seconda, che già si è conclusa come la prima. Dovrebbero rioccupare Gaza (per impedire il lancio di missili verso Israele, ndr.). E non penso che Netanyahu, che sta tentando in tutti i modi di liberarsi dei palestinesi della Cisgiordania per preservare una maggioranza ebraica, desideri annettere un territorio con altri due milioni di arabi».

La condizione posta dal leader di Hamas perchè venga firmata la tregua a lungo termine è che ci sia la fine dell’assedio di Gaza ad opera di Israele.

Palestina libera, quindi, ed Israele sicura. Un sogno, forse un’utopia. Ma resta davvero singolare che la proposta di pace sia giunta dalla parte finora ritenuta più sorda. Quindi, chissà…

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